Fine dei giochi. Alla Regione Lazio si voterà nel 2023. Ora tocca alla Lombardi

Il presidente Nicola Zingaretti non entrerà nel Governo. Il centrodestra deve ricalibrare strategie e candidature, mentre all’interno del Pd chi pensava alla “scalata” dovrà attendere. Si apre un varco per una scelta importante del Cinque Stelle alla Pisana.

Devono mettersi l’anima in pace: alla Regione Lazio si voterà nel 2023. Alla scadenza naturale del secondo mandato del presidente Nicola Zingaretti. Perché lui, il segretario del Partito Democratico, non entrerà nel Governo. Così come gli chiedono un giorno sì e l’altro pure sia alcuni compagni di Partito che gli alleati. L’ultimo in ordine cronologico è stato Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Zingaretti ha risposto in maniera secca: «No, no: sto bene dove sto». Lo ha detto intervenendo a Che Tempo Che Fa su RaiTre.

Nicola Zingaretti a Che Tempo che Fa

Dunque il centrodestra regionale deve farsene una ragione e provare a restare unito per i prossimi tre anni. Ragionando sin da ora all’individuazione di un candidato alla presidenza.

Nel Partito Democratico i vari Stefano Bonaccini, Giorgio Gori e tanti altri dovranno attendere per giocarsi le loro carte ad un eventuale congresso. Anche perché alla guida del partito Zingaretti è arrivato da meno di due anni. E ha ottenuto delle vittorie chiave, per certi versi assolutamente insperate. In Emilia Romagna, in Toscana, in Puglia.

A questo punto semmai tocca davvero a Roberta Lombardi, capogruppo dei Cinque Stelle alla Regione Lazio. Se davvero vuole provare a giocare un ruolo nella complicata partita all’interno del Movimento, allora quel momento è adesso. Un’intesa con il Pd alla Regione Lazio se non altro definirebbe molte posizioni.

Dibba lo Jedi, ma non attacca

Zingaretti ha pure detto: «Anche sulla legge elettorale interpreto positivamente le parole di Renzi. Cioè di non stare insieme per paura di perdere o non far vincere qualche altro. Ma perché si hanno idee in comune».

Il segretario dem si è rivolto anche ad Alessandro Di Battista e sulla sua definizione del Pd come la “morte nera”. «Mi dispiace, perché Star Wars mi piace tanto. E utilizzare quella frase è un cattivo sfregio a una grande saga. Io sono perché vinca non il lato oscuro della forza ma che la forza sia con te. Questo faccio della mia vita. Dobbiamo ridare fiducia agli italiani. Meno chiacchiere. Meno dispetti, meno spine e più concretezza».

ALESSANDRO DI BATTISTA.FOTO © SAVERIO DE GIGLIO / IMAGOECONOMICA

Sempre riferito ai pentastellati, per Zingaretti è opportuno aprire una fase di riflessione sul reddito di cittadinanza. Ha rilevato: «Credo dovrà aprirsi una fase di rivisitazione di questo strumento di lotta alla povertà. Ma senza anatemi». Sul Recovery Fund ha spiegato: «Si deve trovare un’intesa senza se e senza ma. Ora è il momento delle scelte».

E sulla modifica dei decreti sicurezza ha sottolineato: «Scomparirà la vergogna di mandare a casa persone che rischiano la vita. Dobbiamo riprendere coi sindaci l’accoglienza. Bisogna unire legalità, sicurezza e umanità. Ci saranno cose positive che aumenteranno la sicurezza. Ma quei decreti creavano paura, non sicurezza».

Al Governo Zingaretti pensa: ma da regista politico, non da ministro.

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