Come se fosse ancora oggi domenica (di E. Ferazzoli)

Il Frosinone ed i suoi calciatori ricordano ad una Serie A viziata e carica di soldi, che il pallone è fatto di momenti come il goal a Firenze. “Che per gente come me (e come noi)– magari per altri no – che viene dalla Lega Pro e che ha fatto la scalata è un sogno”. Ha ragione Daniel Ciofani. È un sogno.

Elisa Ferazzoli
Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

“La voglia di giocarci la nostra serie A, poi se dovessimo riuscire a fare il miracolo saremmo stati veramente bravi e anche un po’ fortunati, altrimenti ci saremmo goduti fino alla fine quello che è la serie A. Che per gente come me – magari per altri no – che viene dalla Lega Pro e che ha fatto la scalata è un sogno”.

Fiorentina-Frosinone è tutta qui. Nelle parole del suo capitano. È un giorno perfetto. Passeranno anni e stagioni ma sai già che non lo dimenticherai mai un giorno così.

A Firenze c’è il sole ma piove. C’è il Frosinone penultimo in classifica ma alla fine è 0-1 contro i padroni di casa. Ci sono lacrime e occhi lucidi. Si piange ma è felicità.

Non è una gioia fatta di rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. E nemmeno l’illusione per quello che potrebbe essere. È una felicità pura, viscerale, che sale da dentro e che non ha nulla a che fare con la salvezza. Non ora. Non oggi. Non per chi si trova sugli spalti del Franchi. Non per chi ama davvero questi colori ed è a casa di fronte alla tv e magari davanti ad un piatto di fettuccine. Ci sarà tempo per fare calcoli ed eventualmente abbandonarsi al rammarico di una retrocessione. Oggi no. Oggi è impossibile smettere di abbracciare chiunque ti capiti a tiro e che abbia una faccia vagamente familiare. Continuare imperterrito a cantare, saltare, abbracciarsi di nuovo. Ripetere ad alta voce, a te stesso e agli altri “Abbiamo vinto! Abbiamo vinto!”.

Perché il punto non è la salvezza in serie A. Il punto è Paganini che non smette di correre, rincorrere e proporsi. Corre senza bisogno di rifiatare, corre con quell’espressione stampata in faccia di chi vuole farla finita con i risultati bugiardi di Empoli e Spal. Il punto è quel biondo Salamon che svetta su tutti, si infortuna, prova con cocciutaggine a tornare in campo dai suoi compagni ma crolla a terra ed è costretto a lasciarli in 10. Ed il punto è Ciofani che segna a due minuti dalla fine e che esulta con la stessa rabbia ed incredula esaltazione di tutti noi. Il punto è che sono questi momenti qui, quelli per cui vale la pena di viverlo fino in fondo il Frosinone in serie A. “Che per gente come me (e come noi)– magari per altri no – che viene dalla Lega Pro e che ha fatto la scalata è un sogno”. Ha ragione Daniel Ciofani. È un sogno. È un sogno per tutti. Ed è giusto goderselo fino alla fine.

E l’emozione di vederlo segnare nello stadio che fu di Batistuta e Rui Costa ha molto a che fare con l’orgoglio e la commozione di un traguardo raggiunto da chi stimi e ami da tempo, per l’uomo che è e per tutto ciò che ha fatto per il Frosinone Calcio.

Venti minuti di perfezione. Un goal stratosferico. Il quinto della stagione. Assist di Pinamonti, Daniel che stoppa, la palla che si alza leggermente, un tiro al volo, un’angolazione inarrivabile per Lafont. Un regalo confezionato proprio “sotto” il settore ospiti, proprio nell’angolino rivolto ai circa 200 tifosi che in quegli 88’ di gara non hanno mai – e dico mai – smesso di cantare ed incitare la squadra.

Un goal che sa di impresa. L’impresa di ascoltare i telecronisti di Dazn – una volta tanto – dare parere unanime sulla grandezza del gesto e del giocatore. L’impresa di aver ricordato al calcio italiano, così viziato da asfittici ingaggi e cartellini milionari, che in un giorno qualunque, in una gara qualunque, di una squadra qualunque di provincia, arriva un piccolo e grande calciatore dalla Lega Pro e lascia tutti senza parole. Mentre le sue di parole, pronunciate con quell’espressione vera e pulita, fanno correre un brivido impalpabile dietro la schiena, quello che senti quando negli occhi di un uomo vedi realizzati i sogni di lui bambino.

Grazie capitano. Grazie ragazzi per essere stati voi i primi a crederci per davvero.