Fischi e fiaschi della settimana XLIV 2021

Terzo tempo. I fatti centrali ed i protagonisti della settimana XLIV. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Terzo tempo. I fatti centrali ed i protagonisti della settimana XLIV. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore.

FISCHI

DE ANGELIS-POMPEO

Francesco De Angelis, Antonio Pompeo

Sono stati loro a decidere che alle provinciali il Pd si presenterà con una lista unitaria, che però non toglierà la possibilità ad Antonio Pompeo di candidare amministratori non di Partito in altre civiche. E neppure a Francesco De Angelis a pensarci bene. (Leggi qui La guerra nel Pd è finita, votate in pace).

Ma il segnale che il leader di Pensare Democratico e il presidente della Provincia hanno voluto far passare è che ormai tutte le iniziative saranno fatte in maniera unitaria.

E questo dimostra due cose. Intanto l’allineamento dei Dem ciociari alla linea di Enrico Letta. Inoltre è chiaro che tutti i big saranno in campo alle politiche e alle regionali: Francesco De Angelis alla Camera o al Senato, Mauro Buschini, Sara Battisti e Antonio Pompeo alle Regionali. Con possibilità di “recupero” per chi non dovesse essere eletto.

Il Pd ha capito che alle Provinciali bisognerà vincere e convincere, ma soprattutto eleggere i quanti più consiglieri possibili. Ed è per questo che adesso si andrà avanti in maniera unitaria. Prossimo obiettivo le comunali di Frosinone.

Il grande accordo.

OTTAVIANI-CIACCIARELLI

I due si detestano e non è una novità. Ma questo non ha impedito loro di fare asse nell’ultima riunione della Lega a livello provinciale. Perché entrambi hanno capito che l’asse tra Francesco Zicchieri, Francesca Gerardi e Gianfranco Rufa mira a sovvertire gli equilibri interni.

Il problema più grande è rappresentato dalla lista alle Provinciali. Intanto bisognerà decidere se presentarla con il simbolo oppure no. Ma soprattutto occorrerà comporla. E questo non sarà semplice per la Lega, perché non ci sono disponibilità a scendere in campo.

Alle provinciali Nicola Ottaviani e Pasquale Ciacciarelli si giocano i rispettivi ruoli di coordinatore e responsabile organizzativo in Ciociaria. Le Provinciali faranno capire a Matteo Salvini se su questi amministratori locali il Carroccio può contare, tra sindaci e consiglieri.

Non si potrà giocare. E allora Nicola Ottaviani e Pasquale Ciacciarelli hanno compreso che devono assolutamente fare squadra e provare a respingere l’onda alimentata da Zicchieri soprattutto.

Insieme per forza.

RUSPANDINI-PALLONE

Massimo Ruspandini

Al vertice romano del Partito, alla presenza del coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini, i due hanno tenuto posizioni opposte. (Leggi qui Il tavolo ribaltato da Ottaviani ai Fratelli d’Italia).

Favorevole all’uscita del Partito dalla maggioranza che sostiene Nicola Ottaviani: questa la linea del senatore e presidente provinciale di FdI Massimo Ruspandini. Contrario ad andare all’opposizione nel capoluogo: questa la linea di Alfredo Pallone, mostro sacro del centrodestra provinciale. Ma in questo modo i due si sono legittimati a vicenda, tenendo Fratelli d’Italia lontano da possibili commissariamenti.

E così Alfredo Pallone ha mantenuto il suo ruolo di punto di riferimento del partito di Giorgia Meloni a Frosinone città, mentre Massimo Ruspandini ha dimostrato di provare a difendere la posizione dell’ex assessore Fabio Tagliaferri. Entrambi si sono lasciati spazi di manovra importanti. Bisognerà vedere quello che succede, ma intanto il gioco di squadra del procedere separati per poi colpire uniti sta funzionando.

Vecchie volpi.

FIASCHI

IANNARILLI-FOGLIETTA

Antonello Iannarilli

Cosa ci restano a fare i Fratelli d’Italia? Il primo, Antonello Iannarilli, è stato deputato, assessore e consigliere regionale, presidente della Provincia, capo di Forza Italia e del Pdl. Ad Alatri ha comunque ottenuto centinaia di voti, che però non sono bastati per la Presidenza del Consiglio Comunale. Perché, oltre al veto del sindaco Maurizio Cianfrocca, c’è stato quello di Massimo Ruspandini. (Leggi qui Deleghe da assegnare, le prime spine per Cianfrocca).

Inutile illudersi: Fratelli d’Italia non lo candiderà mai alle Regionali. O, se lo farà, sarà perché avrà la certezza che arriverà secondo e le sue preferenze gli serviranno per far scattare il quorum.

Quanto ad Alessandro Foglietta, è stato il potentissimo segretario provinciale di Alleanza Nazionale ai tempi di Fini. Massimo Ruspandini doveva chiedere il permesso per entrare nel suo ufficio. Europarlamentare e consigliere regionale, Alessandro Foglietta fa parte dell’area di Fabio Rampelli. Ma questo non gli consente di poter competere per una carica importante. Lasciano che si candidi sindaco a Supino dove è impossibile vincere.

Forse per Iannarilli e Foglietta è arrivato il momento di decidere di uscire dal partito. Fuori non mancano gli spazi.

Senza prospettive.

SALVINI-GIORGETTI

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Non è chiaro se stanno facendo sul serio oppure se stanno recitando due parti in commedia. Fatto sta che il leader della Lega Matteo Salvini e il potentissimo ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti tutto stanno facendo meno che rilanciare il Carroccio.

Matteo Salvini ha chiuso ogni spazio per un’adesione della Lega al Ppe. Resta agganciato ai partiti sovranisti e ad Orban. Vuol dire che non intende governare l’Italia. Perché l’Ue non può consentire che in Paesi come il nostro a Palazzo Chigi ci siano presidenti che vogliono mandare in pezzi l’Europa.

Giancarlo Giorgetti sta assumendo la vocazione del vorrei ma non posso. E’ costantemente ad un metro dal compiere lo strappo, ma poi si ferma e batte le mani al Capitano. Anche questa potrebbe essere una tattica, ma così facendo la corda rischia di spezzarsi definitivamente. La realtà è che entrambi stanno soffrendo moltissimo le strategie di Giorgia Meloni.

Confusi alla meta.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

La sconfitta politica registrata sulla votazione del capogruppo al Senato avrebbe convinto chiunque altro politico (dall’unità d’Italia ad oggi) a rassegnare le dimissioni e a cercare di ricominciare in un Paese estero.

Chiunque, ma non Giuseppe Conte. Ricapitoliamo: ci avevano raccontato che alla Camera la situazione dei Cinque Stelle era favorevole a Luigi Di Maio e agli altri, mentre a Palazzo Madama Conte avrebbe vinto facile. Invece…

Invece è successo che al Senato si è arrivati ad un pareggio che è stato letto come un trionfo per Di Maio e come una batosta per Conte. Alla fine, dopo giorni di mediazione “matta e disperatissima” (come gli studi di Giacomo Leopardi), l’ha spuntata naturalmente il candidato di Luigi Di Maio.

Giuseppe Conte ha spacciato la ritirata modello Caporetto come un passo indietro nobile per salvaguardare l’unità del Partito. Ma non sarebbe preferibile dimettersi da un ruolo che nessuno nel Movimento Cinque Stelle gli riconosce?

Corpo estraneo (ai Cinque Stelle).

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