Fischi e fiaschi della settimana XLVIII 2021

Terzo tempo. I fatti centrali ed i protagonisti della settimana XLVIII. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Terzo tempo. I fatti centrali ed i protagonisti della settimana XLVIII. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

FISCHI

SALERA-ROTONDO

Enzo Salera

I sindaci di Cassino e Pontecorvo sono allergici alla mediazione quando si tratta del loro Comune. E lo hanno fatto capire direttamente ai leader del Pd e del centrodestra. Come? In tanti modi, ma gli ultimi episodi racchiudono la “summa” dei loro pensieri.

Enzo Salera al Pd ha spiegato, al di là di ogni interpretazione, che a casa sua, cioè al Comune di Cassino, decide lui perfino chi deve sedere in prima fila ad un evento. Poi ha voluto che fosse chiaro il suo ruolo all’interno del congresso cittadino e infine la candidatura alle provinciali di Gino Ranaldi significa che occorre passare da lui. Per non parlare della gestione delle dimissioni degli assessori. I leader Pd hanno capito bene che Salera è un muro contro il quale si va a sbattere. (Leggi qui Nel Pd il congresso delle vendette).

Anselmo Rotondo è entrato nella Lega dopo aver sbattuto la porta in faccia a Forza Italia. Pure nel Carroccio, con le dimissioni da responsabile degli enti locali, ha messo immediatamente le cose in chiaro. Infine, al leader di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini ha fatto capire che a Pontecorvo tutti devono bussare in punta di piedi. E chiedere il permesso. (Leggi qui “Camorrista”. “E io ti denuncio”. Scontro tra senatore e sindaco).

Attenti a quei due.

TAGLIAFERRI-CIRILLO

Fabio Tagliaferri e Pasquale Cirillo

L’ex assessore comunale di Frosinone Fabio Tagliaferri è stato nominato portavoce cittadino di Fratelli d’Italia. Lo hanno voluto il coordinatore regionale, onorevole Paolo Trancassini, e quello provinciale, senatore Massimo Ruspandini. (Leggi qui Il compromesso perfetto che porta Tagliaferri alla guida di FdI).

Vuol dire che il partito di Giorgia Meloni intende recuperarlo completamente e poi provare a candidarlo a sindaco. Un’operazione ben congegnata e portata a termine. Però nessuno aveva calcolato l’altra faccia di Fratelli d’Italia a Frosinone.

Che è quella che ha fatto vedere bene l’assessore Pasquale Cirillo. Dicendo a Trancassini che non gli interessa il pennacchio da vicesindaco per gli ultimi sei mesi di consiliatura e che non è accettabile che una decisione del genere venga assunta senza ascoltare il gruppo cittadino. Significa che il gruppo frusinate di FdI non riconosce l’operato del coordinamento regionale. Si annunciano scontri terribili. (Leggi qui Perché a Frosinone Ottaviani impera senza nemmeno dividere).

Fabio e Pasquale, diversamente massicci e incazzati.

FRANCESCO DE ANGELIS

Alla guida del Consorzio unico industriale c’è ormai da tantissimo tempo. Prima come commissario, adesso in veste di presidente. Ma in questa settimana c’è stata la sottoscrizione della costituzione dell’ente davanti al notaio. Dunque, ora è ufficiale. Francesco De Angelis si ritrova a gestire una realtà enorme, la più grande d’Italia. (Leggi qui Le tre chiavi del super consorzio industriale del Lazio).

Non è uno al quale trema la mano, anzi. Quello che stupisce è che contemporaneamente Francesco De Angelis trovi il tempo e la forza mentale per occuparsi direttamente della campagna elettorale di Frosinone. E’ lui che sta portando avanti tutte le operazioni del centrosinistra. Vuole vincere, in modo poi da cercare di coronare il sogno di un’elezione al Parlamento. L’unico tassello che manca ad una carriera già così irripetibile.

Collezionista.

FIASCHI

RENZI-LETTA

Enrico Letta passa la campanella a Matteo renzi. Foto Daniele Scudieri / Imagoeconomica

Sono entrambi fermi a quel passaggio di campanella che più politicamente imbarazzante non poteva essere. Il tema oggi è l’elezione del Capo dello Stato. Matteo Renzi si sta muovendo nel solco di un accordo con il centrodestra, dimenticando la sua storia. Dimenticando cioè che è stato segretario del Pd, che resta in ogni caso il partito più importante della sinistra italiana.

Può anche riuscire nell’impresa di sgambettare ancora il centrosinistra, ma questa sarà una vittoria di  Pirro. Anche se Renzi dovesse trovare spazio al Centro con Clemente Mastella, Giovannbi Toti, Mara Carfagna e chi più ne ha più ne metta. E’ politicamente “ossessionato” dal Pd.

Enrico Letta non riesce proprio ad entrare nell’ordine di idee che non ha i numeri per poter dare le carte nella partita del Quirinale. E che di conseguenza, senza accordi, non va da nessuna parte. E anche lui è politicamente “ossessionato” da Matteo Renzi. Ma così il pd è destinato ad andare a sbattere.

Capricciosi.

ANTONIO TAJANI

Antonio Tajani (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Poche ore fa ha ripetuto, con toni politicamente più forti, che se Mario Draghi dovesse essere eletto presidente della Repubblica, si deve andare a votare.

Si deve? E perché? E’ stata cambiata la Costituzione? Non farebbe meglio Antonio Tajani, numero due di Forza Italia, a svelare quello che ormai è il segreto di Pulcinella, nel senso che lo conoscono tutti? E che cioè Silvio Berlusconi è (legittimamente) determinato a giocarsi tutte le carte per centrare l’obiettivo di essere eletto presidente della Repubblica?

Infatti Tajani ha detto che sarebbe un’opportunità per l’Italia. Ma la nota stonata è quella di paventare elezioni anticipate se una personalità del livello di Mario Draghi dovesse essere eletto al Colle. La realtà è che gli “azzurri” si stanno rendendo conto che il sostegno della Lega e di Fratelli d’Italia a Berlusconi dovrà reggere l’urto delle trattative politiche. E che in ogni caso poi ci sarebbe bisogno pure di altri voti. Quelli di Italia Viva per esempio. Oppure di una formazione di Centro che stanno attrezzando Clemente Mastella e Giovanni Toti.

E’ normale che Tajani lanci la volata a Berlusconi. Ma il pressing su Draghi è un segnale di debolezza.

Precipitoso.

BEPPE GRILLO

Beppe Grillo (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

L’esito della votazione sul 2 per mille ha messo definitivamente fine al Movimento Cinque Stelle immaginato e forgiato da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio.

E siccome oggi il Movimento ha una dimensione parlamentare più che di popolo, era perfino normale che finisse così. In questo modo si è capito che, al di là dello scarso consenso interno, Giuseppe Conte guida la macchina pentastellata perché ne interpreta le strategie parlamentari. Il prossimo passo sarà l’eliminazione del limite dei due mandati.

A quel punto il Movimento sarà un Partito a tutti gli effetti. Già lo è. In questi anni è venuto meno tutto: il “vaffa”, lo streaming, le piazze, l’uno vale uno. E in tantissimi hanno lasciato il Movimento sia alla Camera che al Senato. Il fondatore Beppe Grillo è ormai in una riserva indiana nel territorio che lui aveva spalancato a tutti.

Ridimensionato.

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