Fischi e fiaschi della settimana XXXVI 2021

Terzo tempo. I fatti centrali ed i protagonisti della settimana. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

FISCHI

MASSIMILIANO SMERIGLIO

Massimiliano Smeriglio

Nell’intervista ad AlessioPorcu.it ha ribadito tre concetti fondamentali. Il primo: il progetto Piazza Grande (del quale lui è l’architetto) mantiene una straordinaria attualità e se a Roma alla fine dovesse diventare sindaco Roberto Gualtieri, beh lo diventerebbe anche per quel tipo di impostazione e di prospettiva. (Leggi qui Smeriglio: “È l’ora di una Piazza Grandissima per Roma e Regione”).

Il secondo: l’alleanza con i Cinque Stelle è importante anche e soprattutto per sottrarre il Movimento a spinte che lo porterebbero fuori dalla politica che conta. E quindi il Pd deve impegnarsi ancora su questo versante.

Il terzo: Nicola Zingaretti non è la Croce Rossa, come qualcuno nei Democrat deve avere creduto. E siccome alla legislatura regionale mancano ormai 21 mesi, Zingaretti farà due cose: portare a termine il mandato che ha preso con i cittadini del Lazio e poi riflettere seriamente sul da farsi.

Il che vuol dire che potrebbero aprirsi ulteriori scenari e prospettive. Ma la cosa che emerge dalle parole dell’europarlamentare Massimiliano Smeriglio è l’orgoglio di dire sempre e comunque qualcosa di sinistra.

Proiettato nel futuro. 

DE ANGELIS-SCALIA

Francesco De Angelis e Francesco Scalia

Sono passati diversi anni da quando i due Francesco spadroneggiavano nella politica provinciale e nel Partito Democratico. Poi hanno preso strade diverse, ma in questa settimana hanno dimostrato di essere ancora loro quelli in grado di fare la differenza.

Francesco De Angelis è rimasto nella politica ed è sempre il leader indiscusso del Pd. In un’intervista a Ciociaria Oggi ha detto che per le comunali di Frosinone si faranno le primarie. Parole semplici e nette, per far capire che è necessario ripartire dal basso e provare a ricostruire il centrosinistra, senza il quale non si va da nessuna parte. (Leggi qui «Sintonia con Pompeo. Il candidato a Frosinone: con le Primarie»).

Ha ancora una volta dettato lui la linea, dimostrando che nel Partito Democratico la “successione” è lontana dall’aprirsi.

Francesco Scalia, dopo aver ricoperto tutti i ruoli più prestigiosi per un politico locale (senatore, assessore e consigliere regionale, presidente della Provincia, sindaco), si è rimesso a fare la professione di avvocato a tempo pieno. Con risultati di primo livello.

In questa settimana ha fatto accogliere il ricorso che ha riammesso alle elezioni comunali di Arce Roberto Simonelli. Sostenendo con naturalezza e maestria una tesi decisamente interessante sui motivi che possono determinare i ritardi nella presentazione dei documenti da allegare alla candidatura a sindaco e delle liste. (Leggi qui Simonelli torna in corsa: ammesso alle elezioni di Arce).

Pure questo significa fare la differenza.

Diversamente fuoriclasse.

PIERPAOLA D’ALESSANDRO

Pierpaola D’Alessandro (Foto: Giornalisti Indipendenti)

La visita dell’assessore regionale Alessio D’Amato alla Asl lo scorso 8 settembre ha sancito ancora una volta il buon operato del direttore generale Pierpaola D’Alessandro.

Intanto c’è da registrare il sostegno continuo di D’Amato (non è una cosa scontata). In secondo luogo in questa lunghissima e dura battaglia contro il Covid, la Asl di Frosinone non sta sbagliando un colpo da quasi un anno. E con l’insediamento della D’Alessandro alla guida della Asl c’è stata una fortissima accelerazione anche per quanto riguarda la sanità del futuro. Perché il concetto è che prima o poi il Covid finirà e proprio questa esperienza ha dimostrato che si può migliorare nella difficoltà estrema.

Se poi davvero la D’Alessandro sarà il manager che inaugurerà il Dea di secondo livello all’ospedale Fabrizio Spaziani, allora è destinata ad entrare nella storia di questa provincia. Perché davvero si fa fatica ad immaginare un professionista che abbia inciso più di lei in un determinato settore.

Tocco magico.

FIASCHI

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Ormai nella Lega si chiede apertamente il congresso e per stessa ammissione del Capitano i sondaggi per le comunali non fanno dormire sonni tranquilli. Perché ad urne chiuse bisognerà guardare non soltanto l’esito delle sfide per il sindaco, ma pure le percentuali delle liste del Carroccio.

A Roma,a Milano, a Napoli, a Torino. Ma pure a Sora e ad Alatri. Il rischio di un flop esiste, soprattutto se poi invece i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni andranno forte. Alla fine Matteo Salvini potrebbe pagare l’oscillare continuamente dalla felpa al Governo.

Il Carroccio alle europee era arrivato al 34% perché capace di rappresentare vasti settori della società italiana. Oltre che le categorie produttive. E soprattutto nel nord est a quel mondo il green pass non dispiace. Solo per fare un esempio. Peraltro tutti i Governatori della Lega (perfino Attilio Fontana) sono concordi nel ritenere che il Green Pass è uno strumento di libertà.

Ma Matteo Salvini non riesce a liberarsi psicologicamente della pressione di Giorgia Meloni.

Smarrito

ENRICO MICHETTI

Enrico Michetti (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Il senatore e leader regionale di Forza Italia Claudio Fazzone aveva individuato immediatamente il punto debole della corazzata che sostiene la candidatura a sindaco di Roma di Enrico Michetti: la comunicazione. (Leggi qui Fazzone suona la sveglia a Michetti: “Finora hai sbagliato tutto”).

Quel gap è stato soltanto parzialmente colmato, ma in questa settimana i campanelli d’allarme non sono mancati. Intanto non si riesce a capire per quale motivo il candidato sindaco del centrodestra non partecipa ad un solo confronto con gli altri competitor. Ogni volta si alza e se ne va dopo pochi minuti. Una strategia per non legittimare gli avversari?

Stando ai sondaggi (come erano e come sono) non sembra una strategia vincente. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, si è caricata del peso di provare a far vincere Michetti, ma anche lei sa che mentre il traguardo del ballottaggio è comunque alla portata, la vittoria è un altro discorso. Perché poi nel secondo turno, quando non ci sarà più il traino delle liste dei partiti, bisognerà convincere gli elettori proprio attraverso il confronto (diretto e a distanza) con l’avversario.

L’impressione è che Enrico Michetti fatichi a prendere atto che per vincere a Roma la campagna elettorale va fatta in un solo modo: ventre a terra.

Spaesato.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

Siccome non ritengo di essere infallibile, e nemmeno vedo davanti un orizzonte poi così lungo, ve lo dico francamente, questo è un impegno stressantissimo. Lavorare così per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che la potrò reggere fisicamente a lungo. Spero, e faremo in modo, che ci sia qualcuno più bravo di me, quando sarà il momento. Ma questo progetto è forte e dovete appoggiarlo, non lasciate che altri parlino con la vostra voce”.

Alzi la mano chi pensa che una frase del genere avrebbero potuto pronunciarla Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Massimo D’Alema. Ma anche Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Dario Franceschini. L’ha pronunciata qualche giorno fa Giuseppe Conte, capo politico dei Cinque Stelle. Poi ha corretto il tiro, ha tirato in ballo il solito fraintendimento, ma la frase è agli atti.

A parte il fatto che un leader non esterna una stanchezza del genere, a parte le considerazioni su ciò che davvero è stressante per una persona e per un lavoratore, le parole di Giuseppe Conte testimoniano per intero le difficoltà che incontra nel suo ruolo. Perché l’ombra di Beppe Grillo è preponderante, perché lui stesso non ha ancora nominato i nuovi organismi, perché non ha il controllo politico del Movimento. E perché alle comunali rischia un flop storico. Dovrebbe rassicurare, non alimentare dubbi.

Accerchiato.

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