Fischi e fiaschi della settimana

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della settimana. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni.

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della settimana. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni.

FISCHI

SERGIO MATTARELLA

Sergio Mattarella durante il discorso di Capodanno

In piedi davanti alla telecamera e un discorso breve ma zeppo di concretezza e di visione. Sergio Mattarella ha concluso il settennato al Colle nella consapevolezza che sulla scelta del successore i Partiti (già commissariati con la nomina a premier di Mario Draghi) potrebbero ulteriormente incartarsi.

Ha usato toni e argomenti super partes per disegnare il profilo di chi ambisce a prenderne il posto. La richiesta di bis alla Scala di Milano e in tante altre occasioni dimostra come il presidente della Repubblica rappresenti il principale punto di riferimento degli italiani in questo momento.

Mattarella ha sgombrato immediatamente il campo dalla volontà di continuare il mandato. Eppure, nonostante questo, tanti leader di Partito hanno voluto mettere le mani avanti dicendo che non si può strumentalizzare la situazione e “forzare” per un bis di Sergio Mattarella.

Amato dal popolo, temuto dai partiti. Il massimo che c’è.

NICOLA ZINGARETTI

Nicola Zingaretti

Come presidente della Regione Lazio è stato rapidissimo a calare sul territorio le nuove disposizioni prese dal Governo a proposito di regole per fronteggiare la pandemia da Covid in questo momento. Dimostrando ancora una volta il suo profilo di amministratore prima che di politico.

Non si è fermato qui e infatti la giunta regionale ha deliberato a proposito dei fondi e degli obiettivi da raggiungere attraverso l’utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Specialmente in materia di Sanità.

Nicola Zingaretti poteva fare il sindaco di Roma (e forse lo voleva davvero), in futuro sicuramente avrà un ruolo nel Governo se il centrosinistra vincerà le elezioni. Ma la sua dimensione principale resta quella di amministratore locale. E come presidente del Lazio ha raggiunto un risultato storico: l’uscita della Regione dal commissariamento sulla Sanità. Condizione indispensabile per programmare il futuro.

Governatore per sempre. 

NICOLA OTTAVIANI

Nicola Ottaviani

A fine anno (2021) ha tracciato il bilancio di quasi dieci anni da sindaco del capoluogo, con un elenco certosino di opere fatte e di finanziamenti avuti. A inizio anno (2022) ha illustrato le possibilità che il capoluogo ha davanti grazie allo sblocco di ulteriori finanziamenti.

Fosse per lui, se la normativa glielo consentisse, concorrerebbe sempre a primo cittadino. Ma attualmente c’è il limite dei due mandati: insuperabile. Perciò Nicola Ottaviani sta lavorando a tenere quanto più unita possibile la coalizione di centrodestra, trovando un candidato sindaco all’altezza della situazione. Attraverso le primarie.

Sa bene che stavolta il leader del centrosinistra, Francesco De Angelis, non lascerà nulla di intentato per vincere le comunali. E che quindi si giocherà una partita complessa nella quale saranno determinanti le liste civiche, meglio se trasversali. Nicola Ottaviani ha deciso di lanciare la volata, concentrandosi sul piano amministrativo.

Hic manebimus optime.

FIASCHI

SILVIO BERLUSCONI

Silvio Berlusconi

Tutti i leader politici hanno lodato, pur con diverse sfumature, il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tutti, tranne il fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, che al contrario ha trasmesso alle agenzie di stampa i suoi auguri agli italiani. Come se fosse già l’inquilino del Colle.

E’ il caso di dire che Berlusconi proprio non impara dai suoi errori politici. Dalla quarta votazione in poi potrà giocarsi le carte per essere eletto Capo dello Stato, ma se c’è un punto su quale sono tutti d’accordo (da Giorgia Meloni a Enrico Letta) è che in ogni caso il profilo del presidente della Repubblica dovrà essere super partes e non divisivo.

Con la sua scelta di non nominare Mattarella e rivolgersi direttamente agli italiani, Silvio Berlusconi ha dimostrato che lui invece ha un profilo completamente opposto.

Effetto boomerang.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

Il Movimento Cinque Stelle, nonostante la tante fuoriuscite, rimane il Partito con più deputati e senatori. E quindi in Parlamento potrebbe dire la sua in maniera importante sull’elezione del Capo dello Stato. Ma non si capisce quale sia la linea: Luigi Di Maio sembrava favorevole all’ipotesi Mario Draghi, poi Giuseppe Conte ha tirato fuori l’opzione di una donna al Quirinale.

Che può starci per carità. Ma il punto che Conte fatica a metabolizzare è che stavolta la maggioranza dei grandi elettori ce l’ha il centrodestra, che di conseguenza è favorito dalla quarta votazione in poi. Il che dovrebbe consigliare una sola strada, quella dell’intesa tra i Cinque Stelle e il Partito Democratico.

Invece no. Tutto si fa meno che questo. Però il paradosso è un altro e cioè che con queste strategie Giuseppe Conte non riesce neppure a riunire il Movimento.

Smarrito.

PAOLO TRANCASSINI

Paolo Trancassini

A Frosinone città la situazione è sfuggita di mano all’interno di Fratelli d’Italia. Non era certamente quello che il segretario regionale del Partito voleva quando ha deciso di indicare Fabio Tagliaferri come portavoce.

Nel capoluogo ci sono un gruppo consiliare (Domenico Fagiolo e Mariarosaria Rotondi) e un assessore (Pasquale Cirillo) che stanno manifestando in maniera forte tutto il loro malumore. E tra pochi mesi ci sono le elezioni comunali: Fratelli d’Italia può permettersi il lusso di restare fuori dal centrodestra?

Forse l’onorevole Paolo Trancassini (politico di grande acume) dovrebbe perlomeno provare a ricucire. Anche perché in questo modo sta passando il messaggio che in Fratelli d’Italia non ci sono spazi per chi arriva da esperienze diverse da quella di Alleanza Nazionale.

Titubante.

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