Fischi e fiaschi della X settimana 2022

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della X settimana 2022. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della X settimana 2022. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni

FISCHI

VACANA-MARZI

Domenico Marzi

Luigi Vacana è riuscito ad assicurare il sostegno a Domenico Marzi di molte sigle di Partito e di liste civiche di sinistra. Con il leader di Provincia in Comune ci sono Italia Viva, Demos, i Verdi di Francesco Raffa, la sinistra di Massimiliano Smeriglio, Stefano Vitale, Biagio Cacciola, Christian Bellincampi. (Leggi qui Ora Memmo Marzi ha il Campo Largo).

Vacana si è interrogato a lungo se sostenere Mauro Vicano o Domenico Marzi: alla fine ha  effettuato una scelta di tipo politico per provare a riparlare di centrosinistra allargato. Non è stato semplice trovare l’unanimità all’interno di una pluralità di voci come quella che costituisce la sua Piattaforma Civica. Ma c’è riuscito e questo lo rafforza anche sul piano dei rapporti provinciali.

Domenico Marzi appare ogni giorno più sicuro del fatto suo: l’obiettivo è arrivare al ballottaggio e poi ricominciare la partita da zero a zero con Riccardo Mastrangeli. Le sorprese non sono finite.

Primi obiettivi raggiunti.

RICCARDO MASTRANGELI

È l’unico ad essere già completamente in campagna elettorale: le primarie sono come le amichevoli importanti che una squadra affronta quando deve presentarsi al Campionato del Mondo.

Riccardo Mastrangeli sta utlizzando questo periodo per stringere rapporti sempre più stretti con chi dovrà poi sostenerlo in campagna elettorale. Alle manifestazioni sta progressivamente sostituendo il sindaco Nicola Ottaviani. Con discrezione sta già preparando e guardando le liste che comporranno la sua coalizione. Soprattutto sta mandando segnali chiari su come sarà la Frosinone che vuole realizzare: come avvenuto durante l’incontro con l’ambasciatore dello Sri Lanka. In pratica: aprire la città e sprovincializzarla, darle una dimensione internazionale attraverso eccellenze come l’Accademia di Belle Arti ed il Conservatorio.  (Leggi qui)

Mastrangeli non è uno che si lascia prendere dai facili entusiasmi correndo il rischio di sottovalutare avversari e situazioni. Non pensa di poter vincere al primo turno e infatti sta allestendo una squadra per il ballottaggio.

Equilibrato.

NICOLA ZINGARETTI

Nicola Zingaretti

Domani sarà a Frosinone per l’inizio del tour che dovrà portare le proposte del Piano nazionale di ripresa e resilienza in tutte le province del Lazio.

Dopo qualche anno ricomincia dalla Ciociaria, che fu la sua roccaforte quando vinse il congresso con il progetto della Piazza Grande. Sarà accompagnato dal segretario regionale Bruno Astorre.

Nicola Zingaretti ha iniziato l’ultimo anno da Governatore del Lazio e la prossima volta si candiderà alla Camera o al Senato. A Frosinone però si vota tra pochi mesi e allora bisogna cominciare a dare indicazioni nette sulle intenzioni e pure sulla coalizione. E’ stata una sua telefonata a convincere Domenico Marzi ad accettare la candidatura. Domani probabilmente lo ricorderà.

C’è pure un altro aspetto: tra un anno si vota anche per le regionali e il Pd cerca il tris di vittorie. Si ricomincia da Frosinone.

Trascinatore.

FIASCHI

MATTEO SALVINI

Continua lo stato di estrema difficoltà politica della Lega. I malumori verso il leader Matteo Salvini non smettono di crescere ma lui non fa l’unica cosa che dovrebbe: decidere di fermarsi per un periodo di due o tre settimane.

Da un anno il Carroccio indietreggia nei sondaggi mentre Fratelli d’Italia aumenta. Inoltre non si è fatto nulla rispetto all’ipotesi di federazione tra Lega e Forza Italia che avrebbe dovuto disegnare un centrodestra diverso. (Leggi qui Fratelli in vetta, gli altri in calo).

Matteo Salvini deve prendere atto che al momento ha perso la leadership della coalizione. Per recuperare ha bisogno di cambiare completamente linea, anche perché gli oltre due anni di Covid gli hanno spuntato le armi principali: le manifestazioni di piazza e i selfie.

Da troppo tempo all’angolo.

LUIGI DI MAIO

Luigi Di Maio (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov lo aveva demolito subito con due frasi pronunciate all’inizio del conflitto con l’Ucraina. Dicendo: “Ha una strana idea di diplomazia. È stata creata per risolvere situazioni di conflitto e alleviare la tensione, e non per viaggi a vuoto in giro per i Paesi e degustare piatti esotici a ricevimenti di gala”. I giorni successivi hanno dimostrato quanto avesse ragione.

L’Italia è tagliata fuori da qualsiasi possibile iniziativa diplomatica di pace tra Russia ed Ucraina. Eppure è un importante partner commerciale, con figure politiche che a Mosca godono di una certa considerazione, da Silvio Berlusconi a Mario Draghi. Perché siamo fuori?

Non potrebbe essere altrimenti. Il Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Luigi Di Maio, nelle primissime fasi, ha definito Vladimir Putin ‘peggio di un animale’: “Io sono animalista e penso che tra Putin e qualsiasi animale c’è un abisso, sicuramente quello atroce è lui”. Non proprio una posizione terza dalla quale poter convocare un tavolo di mediazione. Imbarazzante se pronunciata dal capo della diplomazia di un Paese che vuole esercitare un ruolo. Infatti ci ha tagliato fuori da tutto il dibattito successivo.

Aveva ragione Sergej

SILVIO BERLUSCONI

Silvio Berlusconi (Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Forza Italia continuerà a votare no sulla riforma del catasto e in questo modo perderà la peculiarità che si era ritagliata nel Governo Draghi, quella di sostenere la maggioranza sempre e comunque.

Ci sta non essere d’accordo su determinate materie, ma come disse lo stesso Berlusconi a Gianfranco Fini, le battaglie si fanno dall’interno, altrimenti ci di dimette e si esce dal Partito. In questo caso dalla coalizione.

Ma tutto è cambiato dopo l’elezione del presidente della Repubblica, quando Silvio Berlusconi e Forza Italia hanno tenuto in scacco il centrodestra per settimane sapendo che la candidatura del leader non avrebbe mai avuto i numeri. E’ da allora in poi che Forza Italia ha cambiato atteggiamento nei confronti di Mario Draghi. Nel centrodestra gli spazi principali sono tutti di Fratelli d’Italia e della Lega.

Politica a dispetto.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

Sarà sicuramente rieletto capo politico del Movimento Cinque Stelle ma dovrà continuare a barcamenarsi tra le posizioni di Beppe Grillo, l’ostilità di Luigi Di Maio e i malumori di molti altri big.

Però Giuseppe Conte non molla perché sa che questo è l’unico ruolo politico che può ricoprire in questa fase. Per poi cercare di dare la sua impronta alle candidature che i Cinque Stelle faranno per le politiche. Non solo: la partita delle partite sarà quella del mantenimento o meno del limite dei due mandati, che riguarda la posizione di tantissimi leader: Luigi Di Maio, Roberto Fico, Paola Taverna.

Comunque andrà a finire, però, per Giuseppe Conte si prepara l’ennesima stagione di grandi difficoltà e di mediazioni impossibili. Non sarà mai il leader di tutto il Movimento.

Azzoppato.

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