Fischi e fiaschi della XIII settimana 2022

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della XIII settimana 2022. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della XIII settimana 2022. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni

FISCHI

ASTORRE – DE ANGELIS

Bruno Astorre e Francesco De Angelis

Hanno promesso il Campo largo alle elezioni comunali di Frosinone e lo stanno costruendo con pazienza, senza farsi prendere dalla fretta. Frosinone in Comune e la lista di Luigi Vacana sono già pilastri importanti, mentre il Pd stavolta schiererà tutti i migliori. (Leggi qui Un dream team per Marzi: Cristofari, Pizzutelli, Venturi e Savo).

Il colpo grosso però è rappresentato dalle civiche di Michele Marini, Gianfranco Pizzutelli e Carmine Tucci. L’accordo verrà annunciato a brevissimo, ma non ci sono più dubbi che non si faccia.

Domenico Marzi aveva chiesto, quando ha accettato, una coalizione all’altezza che lo portasse al secondo turno. Ora ci sono tutte le condizioni e probabilmente non è neppure finita qui. Il segretario regionale del Pd e l’indiscusso leader provinciale hanno deciso che era arrivato il momento di incidere. E lo hanno fatto.

Attenti a quei due.

CLAUDIO DURIGON

Claudio Durigon

Sulla vicenda che ha portato all’estromissione di Stefano Gizzi dalla giunta di Ceccano il deputato e coordinatore regionale della Lega Claudio Durigon ha dimostrato di aver capito bene la lezione su punti come questo. (Leggi qui Caligiore e la Lega silurano Gizzi: via l’assessore putiniano).

Lui stesso era stato costretto alle dimissioni per la battuta sulla reintitolazione del parco di Latina alla memoria di Arnaldo Mussolini. Stavolta ha giocato in anticipo sull’anticipo.

Ma pure sulle ormai prossime elezioni comunali di Frosinone, Claudio Durigon sta tenendo una linea di grande personalità. Lasciando spazio completamente al coordinatore provinciale Nicola Ottaviani, in modo da poter poi celebrare un risultato importante per l’intero Carroccio.

Sguardo lungo.

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Sulla delicatissima questione della guerra tra Russia e Ucraina per la prima volta l’Italia ha un premier che ha bandito il termine e l’atteggiamento del “cerchiobottismo”. (Leggi qui La fine del cerchiobottismo italiano).

Mario Draghi sa benissimo da che parte stare, lo dice, non si lascia intimorire dai populismi in servizio permanente effettivo che fanno campagna elettorale sull’aumento delle spese militari.

Esattamente come non si era lasciato ingabbiare dai populismi (in gran parte coincidenti) di chi guardava con favore alle posizioni non vax, non green pass e tutto il resto. Sulla scena internazionale la posizione atlantista dell’Italia adesso si sta notando con grande chiarezza.

Sicuro al timone.

FIASCHI

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

Ha migliorato la comunicazione su suggerimento di Beppe Grillo. Ma, a parte questo, il presidente del Movimento Cinque Stelle ha dimostrato ancora una volta di guardare soltanto ai sondaggi e mai alla posizione politica vera e propria.

Ha minacciato la crisi di governo e di maggioranza sul tema dell’aumento delle spese militari. Nel pieno di due emergenze, quella della guerra tra Russia e Ucraina e quella della pandemia, che non è assolutamente finita. Poi, dopo il colloquio con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha ammorbidito i toni anche se la sostanza non è cambiata.

Ad un anno dalle elezioni politiche i Cinque Stelle sono pronti allo strappo con il Pd per cercare di guadagnare qualche punto nei sondaggi.

Orizzonte cortissimo.

MELONI – SALVINI – BERLUSCONI

Foto © Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

La leader di Fratelli d’Italia ha finalmente rotto gli indugi chiedendo agli alleati se vogliono vincere le prossime elezioni oppure preoccuparsi di limitare la crescita di Fratelli d’Italia.

Ha ragione. Ma non fa assolutamente nulla per provare a recuperare la situazione nel centrodestra, assumendo iniziative di confronto e di chiarimento. Da parte loro Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sembrano davvero preoccupati soltanto di non legittimare la leadership politica di Giorgia Meloni.

Il risultato finale è che il centrodestra rimane fermo al palo ormai da mesi senza dare la minima sensazione di voler tornare ad essere una coalizione.

Dispettosi.

ROBERTO SPERANZA

Roberto Speranza

Ha detto che la pandemia non si abolisce per decreto, che il virus non va via  solo perché lo decide il Governo. E ha perfettamente ragione lui, il ministro della Salute che per più di due anni ha fronteggiato l’espandersi del virus grazie ad una linea rigorista e scientifica.

Si fatica a comprendere perché abbia dato anche il suo via libera ad una decisione di fine giuridica dell’emergenza, nel senso che determinati provvedimenti restrittivi non sono più in vigore o non lo saranno a breve. Immaginiamo che sia all’interno del Governo che della maggioranza in questo momento abbia prevalso la linea di altre forze politiche.

Però Roberto Speranza non era obbligato a condividerle e a restare in una compagine che di fatto ha preso una strada opposta alla sua sulla pandemia. Magari le sue dimissioni avrebbero fatto capire che il momento rimane delicato.

Incomprensibile.

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