Fischi e fiaschi della XXV settimana 2022

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della XXV settimana 2022. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni

Fischi e fiaschi: i fatti centrali ed i protagonisti della XXV settimana 2022. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nei prossimi giorni.

FISCHI

MAURIZIO STIRPE

Poche parole, concetti chiari, strategie efficaci: il timone della politica del Lavoro del governo Draghi inizia ad orientarsi verso la rotta che nelle settimane scorse era stata indicata dal vice presidente nazionale di Confindustria Maurizio Stirpe. E che aveva trovato subito l’approvazione dei sindacati seppure con poche comprensibili sfumature. Il Governo valuta la possibilità di un massiccio taglio alle tasse sul lavoro: tanto concreto da generare nei fatti una mensilità di stipendio in più.

Sono i Partiti adesso a spingere sul percorso che Maurizio Stirpe aveva illustrato nelle settimane scorse dal palco del festival dell’Economia. Soprattutto sono i Partiti che compongono la maggioranza di Governo. In queste ore hanno detto si Enrico Letta, Giuseppe Conte, Matteo Salvini. (Leggi qui: Stirpe: uno stipendio in più all’anno).

Un piano di politica industriale dai contorni precisi. Con il quale ribadire che aziende e lavoratori avevano già fatto la loro parte ma ora toccava al Governo metterci del suo. Un piano concreto e fattibile tanto quanto quello che in settimana ha visto depositare i bonifici al Comune di Fiuggi. Sono quelli con cui la cordata guidata da Maurizio Stirpe punta a prendere la gestione degli impianti sportivi di Fiuggi; e la cordata guidata dall’imprenditore Francesco Borgomeo con Stirpe punta agli asset Acqua, Terme ed Imbottigliamento.

Un progetto che vede la partecipazione del manager fiuggino Gianfranco Battisti (già amministratore delegato di ferrovie dello Stato Italiane) e dell’imprenditore Nicola Benedetto (proprietario del Grand Hotel Gattini di Matera). L’assegnazione di quegli asset a questo punto è solo una formalità.

È la prima volta che una cordata locale scommette su Fiuggi con un progetto di sviluppo globale. Che punta a riportare la città al centro dell’offerta turistica europea. Non puntando solo agli utili. Ma al rilancio di un intero territorio e di tutti i comparti che gli ruotano intorno. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 25 giugno 2022).

Concretezza concentrata.

OTTAVIANI – DE ANGELIS

Nicola Ottaviani e Francesco De Angelis

Questa sera Frosinone andrà a dormire con un nuovo sindaco. Chiunque sarà tra Riccardo Mastrangeli e Domenico Marzi, alla campagna elettorale che avrà portato alla sua elezione andrà riconosciuto un merito. È quello di avere acceso i riflettori su due concetti politici ed amministrativi che sembravano sopiti: la pianificazione delle cose e la costruzione della classe dirigente.

Un merito che va attribuito ai leader della Lega Nicola Ottaviani e del Partito Democratico Francesco De Angelis. Sono stati loro la vera anima di questa campagna elettorale, se possibile più ancora dei diretti candidati sindaco. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 23 giugno 2022).

Riccardo Mastrangeli e Domenico Marzi ci hanno messo il cuore e la passione, l’impegno ed i progetti: le loro lacrime dal palco di chiusura della campagna elettorale non erano di circostanza ma assolutamente genuine. (leggi qui: Non è vero che sono tutti uguali, loro ancora si commuovono).

Alle loro spalle hanno agito senza sosta i due strateghi. Consapevoli che la partita delle Comunali di Frosinone non si ferma al capoluogo. Tutt’altro. È dannatamente importante. Perché contribuirà a determinare il vento sul quale si orienteranno le vele nelle elezioni Regionali 2023. E sia Ottaviani che De Angelis non sono leader di periferia ma interlocutori ascoltati e con un peso a livello regionale.

Nel bene e nel male, hanno avuto l’abilità di costruire le due alleanze arrivate al ballottaggio. Senza Ottaviani il centrodestra non si sarebbe presentato unito ma con ogni probabilità si sarebbe frantumato sotto la spinta delle legittime aspirazioni degli altri potenziali candidati. Senza De Angelis il Polo progressista non avrebbe visto tornare insieme tutti i big Dem superando le lacerazioni di questi ultimi dieci anni.

Chiunque sia il sindaco questa sera c’è il tema della classe dirigente. Frosinone ha portato al ballottaggio due sindaci di carattere e spessore, appoggiati da figure di indubbia capacità e credibilità. Non era scontato. E nemmeno semplice. È il risultato di un lavoro partito da lontano. Portato avanti da Nicola Ottaviani e Francesco De Angelis.

Costruttori di opportunità.

MASSIMO GARGANO

Per combattere la grande sete ci vogliono progetti seri, per batterla ci vuole qualcuno che a quei progetti dia la stura. In questo senso Massimo Gargano, il Direttore generale dell’Anbi, ha seguito la logica concretissima del doppio binario. Che significa? Che da uomo pratico quale è sempre stato e pioniere della nuova modernità dei Consorzi di Bonifica non solo ha detto cosa andrebbe fatto per fronteggiare la siccità nel Paese, ma anche chi dovrebbe farlo e con quali mezzi.

Insomma, come sempre Gargano è andato oltre le mere dichiarazioni concettuali, quelle che si rilasciano per “fare vedere” che i galloni che porti hanno un senso. Intervistato dal Tg4 Gargano ha indicato la via e la via per fronteggiare la grande sete dell’Italia è quella del Pnrr. Che significa? Che il direttore Anbi ha “bacchettato” un governo che ha previsto solo implementazioni e non piani infrastrutturali ex novo. Piano come quello che a parere di Gargano dovrebbe prevedere la creazione di bacini di captazione delle acque su tutto il territorio italiano.

Neanche 12 ore dopo la sua argomentazione è diventata spunta in agenda della Conferenza Stato-Regioni con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio parte attiva.

Pochi giorni prima il Dg Anbi aveva tracciato un quadro concettuale chiaro e puntuto come pochi: “Eventuali scelte da assumere non possono ricadere su un unico portatore d’interesse, ma devono essere frutto di scelte responsabilmente assunte in maniera collegiale, nell’assoluta sicurezza che ciascuno faccia la propria parte e che quanto deciso raggiunga gli obbiettivi prefissati”.

Poi l’affondo: “È inaccettabile penalizzare idricamente l’economia di un territorio senza la ragionevole certezza di un effettivo ristoro utile per aumentare i livelli in alveo”. Che significa? Che dalla grande sete non ci si esce con le soluzioni compartimentali dove il centro gerarchico di interesse pela le gatte e gli altri si compiacciono se lo fa o deprecano se toppa. Dalla grande sete dell’Italia ci si esce con un pezzetto di croce sulla spalla di ognuno e in quel caso, ma solo in quel caso, si scansa il martirio.

Oasi nel deserto.

FIASCHI

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

Non ci si inventa, siamo ciò che abbiamo costruito e per il quale ci siamo impegnati. Un eccellente cardiochirurgo difficilmente potrà essere anche un abile astronauta: potrà pilotare con competenza un aereo da turismo ma non un Boeing tra le turbolenze. Ecco: per la politica vale lo stesso. Un Letta, un Bersani, un Casini, una Meloni, non li trovi al supermercato. Lo stesso Silvio Berlusconi fallì dopo pochi mesi la sua prima esperienza di Governo e pure la seconda sarebbe stata ben più breve se non avesse avuto alle spalle un’eminenza grigia di immenso spessore come Gianni Letta.

Fatta questa premessa, si comprende l’humus nel quale si è consumata la crisi in cui è franato il Movimento 5 Stelle. Giuseppe Conte non è un politico; non è un leader di Partito temprato dai dibattiti in sezione, dalle elezioni in cui devi strappare il successo voto su voto; dal confronto con le tesi delle correnti opposte.

Sintetizza lo scenario uno dei diretti interessati: Davide Casaleggio, figlio del fondatore del M5S Gianroberto. Al Corriere ha detto che Giuseppe Conte ha «distrutto in soli 15 mesi un progetto politico costruito con grandi successi in 15 anni. Come già detto da Grillo credo che Conte sconti la sua totale inesperienza manageriale e anche l’assenza di una visione innovativa. Ha accentrato potere nelle stanze romane cancellando con un tratto di penna i gruppi locali che erano la rete strategica per promuovere i territori».

Errori che un politico formato non avrebbe mai commesso. È la dimostrazione ulteriore che la politica non è leaderismo, non è solo carisma. Ma è dialogo, sintesi, capacità di visione. Temi che in questa esperienza sono mancati.

Inadatto al ruolo.

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Arlecchino, servo di due padroni è una celebre commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1745. La morale di quella straordinaria opera portata in scena in tempi recenti da un insuperato  Giorgio Strehler è che non si può tenere il piede in due scarpe, non si può dire si a tutti e sperare di farla franca.

Con ogni probabilità il leader della Lega Matteo Salvini non ha mai assistito a quella rappresentazione. Altrimenti non si spiega l’incredibile presa di posizione fatta di fronte ad una platea di imprenditori. davanti ai quali è tornato a chiedere che l’Italia si converta all’energia nucleare. “Fatela nella mia Milano la prima, nuova, grande, innovativa centrale nucleare, la voglio nel mio quartiere Baggio a Milano” ha scandito il segretario della Lega, ospite a Rapallo del convegno dei Giovani industriali.

Non c’è bisogno di dare peso alla replica del M5S : “Nessuno dà più retta alle solite sparate di Salvini, così è costretto a spararle sempre più grosse, questa volta addirittura nucleari“.

È sufficiente vedere la posizione presa a Frosinone nei mesi scorsi. Ambiguità assoluta sul progetto per dotare la città di un semplicissimo biodigestore; chiarezza evidente del suo coordinatore provinciale: No al progetto. Ma insomma: siamo per superare i carburanti fossili o no?

Forse ha ragione Matteo Renzi quando ironizza dicendo: “Salvini ora parla di nucleare ma ha un fratello gemello che quando io lavoravo sul petrolio in Basilicata e le trivelle fece la campagna elettorale dicendo che sarebbero scappati i turisti: lui e i Cinque Stelle sono i populisti di sempre“.

Poco credibile.

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