Il baratro di Fiuggi, sempre più costruita sull’acqua

Fino alla fine ci hanno provato anche Mario Abbruzzese e Francesco De Angelis. Prima con un incontro riservato, uno scambio di opinioni nel quale fare l’analisi dello scenario politico e mettere a punto una possibile strategia. Poi con una serie di telefonate e di riunioni, ciascuno nel suo fronte. Ma salvare l’amministrazione comunale di Fiuggi del sindaco Fabrizio Martini è stato impossibile anche per loro.

In otto si sono presentati dal notaio ed hanno firmato per staccare la spina. Dimissioni in massa: lunedì vengono presentate. E si torna a casa. (e noi l’avevamo detto leggi qui)

Al di là dell’aspetto politico c’è quello economico. Esaminiamoli.

 

L’ASPETTO POLITICO
Nella giornata di sabato si sono presentati nello studio del notaio Ivana De Camillo quattro componenti della Fiuggi Unita, la lista che per sette anni ha condiviso il governo della città insieme al sindaco che ora hanno sfiduciato. A firmare sono stati Martina Innocenzi, Marco Fiorini, Tullio Ambrosi ed Alessandro Battisti. Alle loro firme si sono aggiunte quelle del gruppo di opposizione: Alioska Baccarini, Francesca Terrinoni e Nicola Della Morte. All’appello si aggiunge in queste ore Alessandro Minotti che era fuori provincia per lavoro.

Anche nella fine di questa esperienza, centrosinistra e centrodestra si ritrovano insieme. Così come lo sono stati a lungo, sotto forma diversa, per il governo della città. Il fatto che Abbruzzese e De Angelis, leader di due forze politiche opposte, abbiano tentato di evitare la rottura, indica che il problema non è ideologico. Non c’è una strategia per lo sviluppo della città, contrapposta ad un’altra strategia.

La rottura si consuma su un aspetto umano: il che è ancora peggio. Al sindaco viene contestata la mancanza di collegialità, l’assenza di una condivisione delle scelte. Un po’ è una scelta, un po’ è un limite: troppo facile voler fare l’uomo solo al comando, ben più difficile amalgamare e tenere uniti. L’arte della Politica d’un tempo stava tutta lì.

Al netto di torti e ragioni, tolti i limiti caratteriali ed il giusto diritto della squadra di sentirsi coinvolta, cosa resta?

 

L’ASPETTO ECONOMICO
Ciò che resta è un baratro. Nel quale ora c’è il rischio di finire dentro trascinandosi appresso la città.

Il baratro è legato all’inestimabile tesoro che fa di Fiuggi ciò che è: la sua acqua. Con tutto l’annesso industriale. Ora è di nuovo proprietà del Comune dopo un lungo contenzioso con i privati che l’hanno posseduta ed ai quali è stata strappata a suon di carte bollate.

Fino a qualche tempo fa, nel Bilancio comunale era possibile inserire i canoni che la società municipalizzata doveva versare al Comune per la concessione dell’acqua. Anche se non li aveva materialmente versati. Era possibile farlo perché i bilanci si facevano per competenza: io società prevedo che devo dare i soldi a te Comune e lo metto in bilancio, tu Comune li prevedi in entrata; quando ce li ho te li dò e tu li ricevi. Oggi la legge impone di fare i bilanci per cassa: quando ce li hai e li versi allora puoi mettere i soldi nei bilanci.

I due milioni di euro che devono essere versati, fanno la differenza. Possono far saltare tutto.

 

IL DILEMMA
Fiuggi si ritrova di fronte all’eterno dilemma. Continuare con la gestione in house o affidarsi ad un privato? L’esperienza – a questo proposito – insegna che finire nelle mani di un colosso come Sangemini non sempre è un buon affare: se ti affidi al tuo principale concorrente finisce che ti ritrovi all’angolo e lui si tiene tutte le quote di mercato che prima doveva dividere con te. Ed è quello che è accaduto nel recente passato.

La realtà è che in questo preciso momento ci si sta mangiando il patrimonio di credibilità accumulato dal dottor Francesco Pannone nel periodo in cui è stato al timone della municipalizzata. Ha riportato lo storico marchio nelle tavole dell’alta ristorazione, ha riposizionato il brand trasformandolo dall’acqua per gli anziani con i calcoli all’acqua per gli sportivi. Ha riaperto mercati in tutti i continenti. Piaccia o non piaccia: Fiuggi era tornata ad essere la Fiuggi. Almeno sul piano dell’immagine. I conti poi sono materia per altri tipi di analisi.

Ma senza un’azione politica che supporti i progetti industriali è complesso riuscire a portare quei conti lì dove si vorrebbe. E la Fiuggi ha bisogno di un’azione politica che vada di pari passo con quella industriale. Un’azione di dimensione quantomeno nazionale. Tanto per fare un esempio: un’era geologica fa, Giuseppe Ciarrapico (all’epoca re delle acque minerali) ottenne che la Fiuggi venisse inserita nel prontuario; insomma potevano prescriverla i medici. Altri tempi. Ma anche altri uomini. E altri progetti.

A Fiuggi, se manca la politica alla base non può esserci quella di vertice.

La campagna elettorale è dietro l’angolo. La difficoltà sarà dire senza giri di parole cosa si vuole fare l’acqua e quindi del futuro economico di una città che ha avuto un passato remoto fatto di gloria. Ma non in maniera astratta, tanto per riempire un programma elettorale e lanciare un paio di slogan sui palchi.

Il resto, rischia di essere un dibattito che – come il referendum per l’abolizione del Cnel o l’accapigliarsi per il rinnovo della legge elettorale – appassionerà poco l’elettore. Consegnando la città a chi urla di più.

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