Costanzo si dimette da commissario Pd: «A Cassino mancano le condizioni minime»

Una copia in Federazione Provinciale ed una al Segretario Regionale del Pd. Simone Costanzo si è dimesso da commissario del circolo di Cassino. «Mancano le condizioni minime di praticabilità politica» ha scritto.

Il segretario provinciale, insieme al presidente provinciale Pd Domenico Alfieri, avevano assunto il compito di commissari a Cassino nel tentativo di ricomporre i cocci. Il Partito era andato in frantumi durante la lunga marcia di avvicinamento alle scorse elezioni comunali. Si era arrivati allo schieramento di tre candidati sindaco Pd: Giuseppe Golini Petrarcone, Francesco Mosillo, Marino Fardelli. Ogni fazione aveva almeno un’altro rivolo e mini componente. E tutti stavano contro la Federazione Provinciale, accusata di essere la responsabile della sconfitta.

Un caos che si poteva sperare di risolvere solo affidando tutto ai massimi livelli provinciali.

Ora invece sono arrivate le dimissioni. CXhe sono un duro atto d’accusa. Poche righe. Ma devastanti. Nel documento, che doveva rimanere riservato, Simone Costanzo ha scritto al Segretario regionale Fabio Melilli: «Rimetto il mandato da commissario a Cassino. Da Segretario Provinciale del Partito Democratico di Frosinone sono oberato di impegni, anche in vista del Congresso Nazionale. Soprattutto, ritengo che non ci siano le condizioni minime di praticabilità politica. Con grande serenità e con grande franchezza».

Non è una resa. Ma è un atto d’accusa. Con il quale il segretario provinciale punta il dito su un fatto preciso: non si riesce neanche a fare una riunione alla quale partecipino le due fazioni insieme.

In queste condizoni è impossibile riuscire a mettere d’accordo due che non hanno alcuna intenzione di farlo.

Alle spalle del Segretario poi c’è chi «da questa situazione di Cassino ha tratto vantaggi personali in termini di consenso, lasciando a Simone il conto politico da pagare perché è stato l’unico ad avere il coraggio di metterci la faccia per tutti». Lo aveva denunciato con rabbia Antonella Di Pucchio l’altra sera durante la riunione di componente alla presenza del leader Bruno Astorre. (Leggi qui)

Il segretario non fa dichiarazioni. Ha un diavolo per capello. La lettera doveva rimanere riservata. E vuole sapere chi l’ha rivelata ad Alessioporcu.it

Dalle sue file giurano che non ci siano legami con lo scandalo delle tessere lievitate a Cassino.

In pochi giorni sono passate da 40 a 1300 tessere: una ogni 25 abitanti, considerando anche i lattanti. A rendere ancora più anomalo quel tesseramento ed a fare accendere i riflettori nazionali su Cassino è l’aumento di iscritti in città: nonostante la sconfitta elettorale, la spaccatura, il caos interno, risultano ben 900 iscritti in più dell’anno scorso.

Eppure, nessuno ha visto file di cittadini intasare le dstrade sotto la sezione Pd.

C’è chi sostiene che le tessere siano state ritirate a pacchetti da 300 e poi da 100 direttamente dalla sede regionale del Partito.

Una delle due fazioni assicura che nessun militante ha realmente pagato al momento della sottoscrizione. A garanzia dei pacchetti di tessere si sotiene che sia stato consegnato un assegno da 10mila euro.

Ma le dimissioni – dicono i fedelissimi del Segretario – non sono collegate in alcun modo con quella storia. Perché? Simone Costanzo non si occupa del tesseramento. E’ competenza della Commissione Provinciale e degli organismi di garanzia.

Il caos è solo all’inizio.

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