Fonti asciutte, rubinetti pieni: cosa sta cambiando con i nuovi assetti operativi

FOTO © VINCE PAOLO GERACE / IMAGOECONOMICA

Con il caldo c'è meno acqua alle fonti. Ma i disagi sono meno degli anni scorsi. Come è stato possibile. Aveva ragione chi sosteneva l'esigenza di un approccio più Green. I numeri di Anbi. E quelli di Acea Ato5. Fare i lavori costa di più ma fa risparmiare: c'è più acqua disponibile. Nel futuro un nuovo metodo per segnalare i disagi

L’allarme lo hanno lanciato in due. Ciascuno per la parte di propria competenza. I direttori dei Consorzi di Bonifica del Lazio e gli ingegneri idraulici di Acea Ato5 hanno detto la stessa cosa a distanza di pochi giorni: piove meno, fa molto più caldo, siamo molti di più a chiedere acqua. Tanti per irrigare e produrre verdure, tanti per bere. Greta aveva ragione, i gretini erano quelli che la ridevano dietro. (leggi qui L’allarme dei direttori Anbi: il clima cambia più in fretta, i progetti per salvare i campi).

Le riserve si sono abbassate. I numeri di Anbi parlano chiaro. I laghi, le casseforti idriche d’Italia, sono sempre più vuoti: a marzo il Lago Maggiore registrava un -60% di capacità nel riempimento, il Lago di Como era al -20%, il Lago di Iseo stava a -27%. L’unico in buona salute è il Lago di Garda che perde solo il 10%.

Il Lazio ha una condizione più serena. Insieme ad AbruzzoUmbria e Sardegna è in una condizione di maggiore tranquillità rispetto a chi è in piena emergenza.

Fonti a secco, rubinetti pieni

MENO ACQUA ALLE FONTI, MA AI RUBINETTI C’È LO STESSO

L’acqua inizia a scarseggiare ma per la prima volta la sua carenza è compensata da ciò che l’uomo ha fatto per evitare che manchi. Perché l’acqua che scarseggia per colpa del caldo estivo è un fatto naturale, ma l’acqua che si disperde per colpa della cattiva cura dei suoi percorsi è un fatto che andava superato.

E a superarlo ci hanno pensato in due, ciascuno sul proprio fronte. E cioè Anbi ed Acea Ato 5.

C’è infatti una domanda che poggia su un apparente paradosso. Perché a fronte del dato empirico che c’è meno acqua non ce ne accorgiamo? Se infatti i bacini sono a secco e le quantità complessive di acqua ad uso agricolo e domestico tendono a diminuire. Tuttavia è vero e verificabile pure un altro dato. Dato nuovo che affonda le sue radici in due mission che hanno preso piede da abbastanza tempo per far sentire i loro effetti.

La prima è quella di Anbi, l’Associazione Nazionale delle Bonifiche Italiane, che ha lanciato da tempo la sua campagna. Per fare cosa? Dare un nuovo assetto all’economia gestionale dell’acqua. La seconda è quella di Acea, che con una campagna di riparazioni mirate e capillari sta eludendo il problema principe. Quello cioè della dispersione in condotta.

Il risultato? Paradosso spiegato: c’è meno acqua ma quella che c’è arriva dritta dritta ai campi e nelle case. E lo fa senza emorragie figlie di manutenzioni carenti o politiche aziendali che approcciano il problema in maniera soft.

Acea-Ato 5, ciao ciao dispersione

UNO DEI LAVORI DI ACEA ATO5

I numeri sono stati analizzati nella riunione tecnica che ha preceduto il periodo di Ferragosto.

Nel solo mese di marzo scorso Acea Ato 5, stando al suo bollettino ufficiale, ha portato a termine oltre 16.000 interventi su tutto il territorio ricompreso nella propria gestione. Di questi ben 7.727 sono stati gli interventi realizzati con proprio personale, per garantire la riparazione in tempi rapidi gli altri sono stati affidati all’estero e pertanto 8.419 sono stati gestiti tramite appalto.

Si è trattato di lavori non rinviabili. Le cifre portate al tavolo dell’Amministratore Delegato Roberto Cocozza parlano di riparazioni sulla rete di adduzione e di distribuzione, ricerca di perdite occulte, sopralluoghi a seguito di segnalazione di guasto, attivazione di nuove forniture idriche, interventi di tipo elettromeccanico tesi a scongiurare il fermo degli impianti idrici, rifornimenti con acqua potabile durante le manutenzioni e/o in caso di temporanei disservizi, interventi di autospurgo sulle reti fognarie.

I numeri sono rimasti costanti anche durante il periodo della pandemia. Per paradosso, più gente in casa ha significato più richieste d’acqua. E quindi più sollecitazioni nelle tubature. I tempi di attesa per le riparazioni però non si sono allungati: una diversa gestione dei turni ha fatto in modo che si riuscisse a fare fronte a quasi tutte le emergenze in tempi ragionevoli.

Cambiate le condotte, ci conviene

I LAVORI SULLA RETE

La scommessa è quella di mantenere il trend e migliorarlo. Cioè fare in modo che la nuova piega data alla curva (meno acqua alle fonti ma meno disagi percepiti ai rubinetti) venga mantenuta fino alla fine dell’anno. In che modo? Attraverso una più meticolosa caccia alle perdite ed una diversa gestione delle riparazioni.

C’è un nuovo ordine di servizio partito dalla Direzione Generale: le tubazioni non devono essere riparate ma sostituite. E se il problema riguarda più tratti della stessa linea, va sostituita per intero. Perché l’Amministratore Delegato Roberto Cocozza ha dato questa disposizione? È un patito dei conti: le equazioni gli hanno dimostrato che sostituendo la condotta spende di più all’inizio però recupera quella spesa con l’acqua in più che si ritrova nei tubi senza le perdite.

Avvisare prima, se possibile

IL PRESIDENTE ACEA ATO 5 PIERLUIGI PALMIGIANI

Nel corso della riunione, il presidente Pierluigi Palmigiani ha chiesto se è possibile attivare un sistema di notifiche per gli utenti. Ad esempio, inviando un messaggino sui cellulari di tutti i cittadini che nei giorni successivi saranno interessati da un’interruzione dell’aqcua a causa dei lavori.

La richiesta nasce dal fatto che i numeri parlano di oltre una trentina di interventi al mese che generano impatto sui rubinetti. Sono i cosiddetti “fuori servizio programmato“. In pratica: chiudo l’aqcua, faccio la riparazione, riapro ed occorre il tempo per riempire le condotte affinché ci sia abbastanza pressione.

Palmigiani ha fatto notare che l’attuale procedura è vecchia: viene data preventivamente comunicazione alle amministrazioni comunali interessate. “Ma non è più il tempo in cui il Comune mandava il banditore ad ogni angolo di strada ad annunciare le novità: serve un sistema più efficace. Meglio se collegato ad una App. Dovremmo riuscire a far sapere con certezza ad ogni cittadino se nei giorni successivi a casa sua mancherà l’acqua”.

Dicono che l’Amministratore Delegato Roberto Cocozza, con una mano sulla fronte e l’altra sulla calcolatrice, abbia iniziato a fare due conti.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright