Formia, Paola Villa affonda: “Si va a casa con dignità”

La cronaca della fine. Degna di un film thriller. L'amministrazione comunale di Forma va a casa. Lo Statuto concede ancora un corridoio. Inutile da percorrere: il sindaco Paola Villa non ha più i numeri. "Si va via con dignità”

Un addio breve, condensato in una riga affidata a Facebook: “Formia, mia cara Formia, ho lottato fino alla fine! Ti voglio bene”. La resa del sindaco Paola Villa sta tutta lì. Questa volta è finita davvero, senza possibilità di appello o quasi: lo Statuto consente ancora qualche scappatoia ma i numeri no. Finisce per sempre la prima amministrazione comunale di Formia né di destra, né di sinistra, né grillina. E per dirla tutta senza né capo né coda.

L’amministrazione del sindaco Paola Villa cola a picco dopo soli 30 mesi di tribolato mandato amministrativo. Affonda al termine di una giornata drammatica. Segnata dalla prematura scomparsa del Consigliere comunale di maggioranza Gerardo Forte, poche ore dopo avere consegnato le sue dimissioni nelle mani del sindaco. Va a fondo al termine di un consiglio comunale da inibire ai cardiopatici: riunito dopo 28 giorni di spasmodica ricerca d’una maggioranza che non si è materializzata, nemmeno di fronte alle dimissioni rassegnate dal sindaco e ritirate al ventesimo ed ultimo giorno utile per revocarle. (Leggi qui Via la giunta e le dimissioni Villa gioca il jolly e spiazza).

Paola Villa

I numeri non ci sono la salvaguardia degli equilibri di bilancio non è passata: basterebbe già solo questo per decretare la fine dell’amministrazione.

Staccherà la spina il prefetto il 31 dicembre allo scadere dei termini per approvare quei conti. Con ogni probabilità tra qualche ora sarà Paola Villa ad evitare alla città un’inutile agonia politica.

Consiglio thriller

Nessuno avrebbe immaginato come sarebbe finito quel Consiglio comunale da resa dei conti. Nemmeno la diretta interessata. Una seduta degna dei maestri del thriller, da Alfred Hitchcock a Dario Argento: clima di suspence, acuito dalla partecipazione dei Consiglieri parte in presenza e parte in collegamento. Quelli da remoto hanno moltiplicato l‘alta tensione dello spettacolo: apparendo e scomparendo sul video come le luci di un albero di Natale che molti – visto il periodo- avevano alle spalle.

La seduta si è aperta con il doveroso omaggio al consigliere Gerardo Forte scomparso poche ore dopo avere rassegnato le dimissioni, consapevole che la malattia contro la quale stava combattendo fosse arrivata alla fine. (Leggi qui Auguri a casa del Consigliere Il sindaco esce con le dimissioni).

È stata la stessa Paola Villa a rivelare il retroscena di quell’addio. Tra i suoi avversari c’era chi la accusava di sciacallaggio politico: d’essere andata a farsi dare le dimissioni per essere certa di avere dal sostituto quel voto fondamentale che Forte non aveva più la forza fisica per garantirle. Invece no: Gerardo ha chiesto di rassegnare le sue dimissioni perchè consapevole che non sarebbe stato presente in questo Consiglio per mancanza di forze. Mi ha detto di andare avanti. Io credo che bisogna rispettare quello che Gerardo ha chiesto, anche se non è facile”.

Gerardo Forte scomparso poche ore dopo le dimissioni

Viene surrogato con la prima dei non eletti della lista “Un’altra città”, Serena Cardillo.

Poi si procede ad approvare il Bilancio Consolidato, ratificare una pioggia di debiti fuori bilancio (le spese urgenti ed impreviste).

Quindi si arriva al passaggio delle Forche Caudine, la salvaguardia degli equilibri di bilancio.

Pari e non patta

Il voto che colpisce sulla linea di galleggiamento l’amministrazione di Paola Villa c’è stato alle ore 18 di lunedì.

Lo scrutinio non è stato agevole ed il presidente d’aula Pasquale Di Gabriele ha dovuto procedere alla verifica dei consiglieri presenti ed in collegamento. L’appello è stato lungo, interminabile, con il fiato sospeso. L’audio improvvisamente è scomparso quando è toccato al consigliere Lino Martellucci (Ripartiamo con voi), votare l’assestamento e votare contro. Era in collegamento remoto da un ospedale della Capitale dove aveva ricoverato in giornata la moglie in attesa di accogliere per la seconda volta la cicogna.

Il problema tecnico è stato sollevato dalla collega di gruppo Ida Brongo ma il presidente Di Gabriele è stato inflessibile: l’appello è terminato. Il risultato è che il voto è terminato con un nulla di fatto: 12 voti a favore, altrettanti contrari e nessun astenuto.

Ufficialmente la delibera sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio 2019 è stata ritenuta né approvata e né respinta. A certificarlo, dopo l’annuncio del presidente Di Gabriele, è stato lo zelante Segretario generale Alessandro Izzi. Rintuzzando gli assalti verbali dei capigruppo della Lega (Antonio Di Rocco) e del Pd (Claudio Marciano), che chiedevano di considerare il risultato un voto negativo all’argomento.

La scappatoia che Paola non prende

Paola Villa e Pasquale Di Gabriele. Foto © Andrea De Meo

Izzi è stato lapidario: “Per me la delibera con un voto in parità non è da ritenersi approvata. Se volete, rivolgetevi alla Prefettura di Latina o al Ministero dell’Interno. O, se lo riterrete opportuno, ricorrete al Tar. Quello che si può fare – ha concluso Izzi – è riconvocare il consiglio comunale”.

Eccola la scappatoia garantita dalle Leggi e dallo Statuto. Tecnicamente è ancora possibile riunire il Consiglio Comunale e procedere ad una nuova votazione. Bisognerebbe usare la procedura dell’urgenza, basterebbero 24 ore.  Con la procedura ordinaria non ci sono più i margini temporali dei cinque giorni tra il momento della convocazione e quello della seduta. Perché no? Perché il 31 dicembre scade la diffida del prefetto Maurizio Falco per approvare quei conti. Troppo tardi per avviare un ultimo ed estremo tentativo.

Questo spettacolo andava evitato

Anche se si ricorresse alla procedura d’urgenza Paola Villa non avrebbe i numeri per approvare i conti. Il che mette fine dopo appena due anni e mezzo al suo esperimento amministrativo fatto al di fuori del Partiti politici.

Una seduta bis sarebbe stata ulteriormente umiliante. Ed inutile. Perché le ex minoranze (Lega, Pd, Fratelli d’Italia-Formia con te, Forza Italia, Riportiamo con voi e Antonio Capraro di Formia Vinci) con 13 voti sono diventate numericamente maggioranza. Irraggiungibile sotto ogni profilo.

La professoressa Villa è uscita con le pupille umide dall’aula consiliare. Se l’è presa con le minoranze che per la prima volta in 30 mesi sono state compatte (compresa Forza Italia). Ed hanno remato contro di lei. “In questo giorno assai triste per la tragedia di Gerardo Forte questo spettacolo andava evitato alla città”.  

Il suo mandato tribolatissimo è durato 30 mesi esatti, né un giorno in più né un giorno in meno. Scandito dal record di abbandoni e sostituzioni in amministrazione: prima del crollo finale in due anni e mezzo ha perso 6 assessori e 5 consiglieri comunali.

La professoressa, senza una Giunta e abbandonata dalla sua stessa maggioranza, ora deve attendere solo i tempi tecnici che il segretario Izzi invii in Prefettura oggi la delibera “sospesa”. Il dottor Falco prenderà atto che la diffida dei venti giorni non è bastata ed avvierà le procedure per l’automatico scioglimento del Consiglio comunale. Ed il ritorno alle elezioni per individuare un nuovo sindaco ed una nuova amministrazione.

La solitudine di Paola

Il sindaco Paola Villa è rimasta sola. Il suo intervento al Consiglio comunale ha palesato tanti elementi di debolezza.

Si è assunta la responsabilità politica della sconfitta. “Non voglio allontanare da me tutti gli errori compiuti . Questa è – lo so – una crisi nata all’interno della mia maggioranza che, rispetto alle elezioni del 2018, è finita”.

Finite le armi della politica si è appellata alla forza della disperazione. “Non possiamo permetterci un Comune sospeso. I cittadini non capirebbero. Facciamo tutti gli sforzi comuni per cercare di andare avanti. Se non ci saranno subito risultati immediati e concreti, sarò per prima a prenderne atto”.

La minoranza diventata maggioranza

Parole al vento. Perché dai banchi delle minoranze sono apparsi di nuovo i capigruppo del Carroccio e del Pd. “Ha ragione perfettamente il sindaco quando sostiene che questa è stata una crisi tutta interna alla maggioranza, che ha mostrato alla città uno spettacolo indecoroso. Il primo cittadino, dopo un mese di inutili incontri – ha rimarcato soprattutto Di Rocco della Lega – è venuto in aula senza avere una maggioranza, senza un progetto”.

Poi il giudizio amministrativo: “La sua azione politica è fallita proprio su quelle piccole cose che tanto erano state decantate in campagna elettorale. Ormai questa maggioranza non aveva più credibilità dopo l’utilizzo improprio del Fondo Covid, accantonato per dare un sostegno alle famiglie e alle aziende in difficoltà e poi utilizzato in gran parte per manifestazioni di scarso interesse e per iniziative di marketing territoriali in piena pandemia..“.

Il capogruppo Dem Claudio Marciano ha sottolineato invece che “un’amministrazione che non ha più i numeri è già in un commissariamento di fatto. Tanto vale chiudere qui l’esperienza amministrativa. La maggioranza è stata messa insieme a pochi mesi dalle elezioni, senza un vero progetto politico, le elezioni le ha vinte Paola Villa non il suo gruppo”.  

Annichiliti e impotenti

La maggioranza presente in aula era annichilita ed impotente. Incapace di replicare a questo continuo assalto a Fort Apache. Bocche ermeticamente cucite dai capigruppo di maggioranza,

Christian Lombardi di Un’Altra città e Marco Bianchini di Formia città in comune quasi rassegnati ad un destino già tracciato. L’unico a mostrare un timido scudo verbale attorno al sindaco Villa è stato il reintegrato (per sole tre ore) consigliere di maggioranza Giovanni Costa. (Leggi qui Costa torna a casa. A Villa ne servono altri 2. Forse li ha).

Diamo un segnale di fiducia – ha detto rivolgendosi alle agguerrite minoranze nel suo intervento iniziale – ad un sindaco che, dimettendosi e revocando la Giunta, qualche segnale l’ha dato. Il mio sarà un voto di speranza, un gesto di fiducia”.

Claudio Fazzone ed Eleonora Zangrillo

Il buonismo veltroniano di Costa ha fatto subito a pugni con la netta chiusura di Forza Italia dopo il diktat ribadito ad Alessioporcu.it dal coordinatore regionale Claudio Fazzone. “Allungare questa eutanasia non serve proprio a nessuno” ha tuonato il capogruppo azzurro Eleonora Zangrillo”.

Chiusura totale dall’onorevole Gianfranco Conte: “Mi spiace umanamente per la sindaca ma la sua scelta del non prospettare alcuna iniziativa per avviare un rilancio della sua attività amministrativa ha decretato la fine di questa consiliatura. Pensare di gestire la fase emergenziale senza guardare alle innumerevoli questioni irrisolte è la plastica rappresentazione di un disastro annunciato”.

Che qualcosa forse stesse germogliando nei rapporti bilaterali tra il sindaco di Formia ed il gruppo di Fratelli d’Italia-Formia con te  l’ha palesato il candidato a sindaco battuto due anni e mezzo dalla professoressa: “Concedere ulteriore tempo al buio amministrativo non ci porta a nulla– ha  detto in aula l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo  – Non ci sono stati prospettati nemmeno cinque o sei punti programmatici da condividere per lavorare tutti insieme. Il sindaco non ha portato nulla di nuovo rispetto a un mese fa e poi sul Fondo Covid approvati nel bilancio di aprile 2020 siamo stati ingannati”.

E partirono i titoli di coda. Quelli definitivi.

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