Una provincia condannata dai suoi campanili

Francesco Scalia e Maria Spilabotte: senatori del Pd, entrambi della parte nord della provincia di Frosinone. Il primo di Ferentino, la seconda del capoluogo.
 Nazzareno Pilozzi, deputato del Pd, di Acuto. Luca Frusone, parlamentare del Movimento Cinque Stelle, di Alatri.
 Alla Camera dei deputati il nord della provincia batte il sud 4-0. Senatore è anche Marino Mastrangeli, eletto nei Cinque Stelle e poi passato nel Gruppo Misto: fa parte dell’area di Cassino, ma la sua incidenza sul territorio non esiste e quindi non può essere considerato in quota all’area sud della provincia.

L’assessore regionale Mauro Buschini (Pd) è di Alatri, mentre il consigliere regionale Daniela Bianchi (Sel) è anche lei dell’area nord della provincia. Pareggiano il conto Mario Abbruzzese (Forza Italia) e Marino Fardelli (Pd), entrambi di Cassino. 
Ma poi il presidente della Provincia Antonio Pompeo (Pd) è di Ferentino, quello della Saf Mauro Vicano è di Frosinone. Quello del Consorzio Asi Francesco De Angelis è di Frosinone (originario di Ripi), quello della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli è di Veroli. E pure quello di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani è del capoluogo.

Perfino Alessandro Casinelli, presidente di Federlazio, pur essendo del sorano, può essere considerato dell’area nord di questa provincia.
 Per il Cosilam il discorso è diverso, perché è vero che Pietro Zola è il presidente. Ma la governance è stata determinata lungo l’asse De Angelis-Pigliacelli.

Insomma, l’analisi di Anna Teresa Formisano sull’indebolimento politico del cassinate (leggi qui l’intervista) è suffragata dai fatti. Come sono lontani i tempi della stessa Formisano ma pure di Angelo Picano, Cesare Fardelli, Antonio Grazio Ferraro (tutti di Cassino). O dei fratelli D’Amata (Valentino e Fernando) di Pontecorvo, uno presidente di Provincia e l’altro assessore regionale del Lazio. O di Giuseppe Paliotta (consigliere regionale e dominus del Psi).

Il problema non è di campanile. Anna Teresa Formisano lo sa benissimo. Il tema semmai è l’equilibrata rappresentatività dei territori. Il cannibalismo politico di Frosinone rischia di emarginare il principale polo economico industriale della provincia. Con conseguenze disastrose sotto il profilo strategico. Perché se nei centri decisionali manca chi conosce il territorio e le sue esigenze di sviluppo, si rischia di affossare quel poco che funziona.

Un esempio su tutti: la presenza di Davide Papa alla guida degli industriali ciociari in un periodo – chiave. E’ da Unindustria, nel corso della sua presidenza, che sono partiti con discrezione ma efficacia, gli input grazie ai quali si è iniziato a lavorare con anticipo sul potenziamento del porto di Gaeta. Cosa c’entra Gaeta con Cassino e Frosinone? La maggior parte delle Giulia destinate al mercato Statunitense salpano da lì. E gli Usa sono uno dei mercati strategici per Fca, Giulia, Cassino, centinaia di famiglie del nord Ciociaria che ci lavorano. Un altro, al posto del presidente Papa, in quel periodo storico, dietro a quella scrivania, lo avrebbe capito?

Il nodo quindi non è Nord o Sud. E’ quello della selezione e della rappresentatività di una classe dirigente chiamata a guidare la crescita di un territorio. Anzi due. Perché – è ora di iniziare a farci un pensiero – solo il milione di abitanti composto dalle province di Frosinone e Latina strategicamente alleate sono un campione apprezzabile. Altrimenti, ciascuna delle due rimarrà un’espressione geografica.

E ognuna si ritroverà assediata, a turno: dal suo Nord e dal suo Sud.

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