Fortini: “Adesso vi svelo tutti i segreti degli Egato”

Egato Frosinone, presidenza a un Politico anziché un Tecnico, apertura di una nuova discarica, impianti e timori per l'ambiente e la salute. L'opinione di Daniele Fortini:l'uomo che ha tolto la monnezza da Napoli ed evitato il collasso di Roma

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Negli anni, tra tanto altro, Daniele Fortini è stato nominato ai vertici di Federambiente, Ama Roma e RetiAmbiente SpA. Presidente della Federazione italiana dei servizi pubblici di igiene ambientale lo è stato per nove anni. Poi l’esperienza come Amministratore delegato della municipalizzata che di quei servizi se ne occupa nella Capitale. Ad anticiparla è stato il mandato da Ad di Asia Napoli: la società in house del Comune per la gestione dei rifiuti partenopei.

Fortini è uno dei massimi esperti italiani nella gestione dei rifiuti urbani: dove passa lui l’immondizia sparisce. Non la mangia, la organizza. Nato dirigente di Partito e sindaco di Orbetello, presiede ormai da oltre quattro anni la società RetiAmbiente: il gestore unico del ciclo dei rifiuti nell’Ambito territoriale ottimale (Ato) della costa toscana. È stato anche componente del Cespa (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali), ente del Ministero dell’Ambiente,  e ultimamente consulente del presidente della Regione Lazio per le strategie e la pianificazione ambientale.

Anche nella provincia di Frosinone, come previsto nel resto del Lazio e d’Italia, è appena nato un Egato: il nuovo ente di gestione del ciclo dei rifiuti in maniera integrata. Man mano i Comuni non si muoveranno singolarmente ma tutti insieme anche per la raccolta differenziata.

Se siano davvero utili o solo un poltronificio come ritiene una parte della politica, Daniele Fortini può dirlo sulla base della sua esperienza. Ha messo gli anfibi sul campo in Campania quando la monnezza arrivava al primo piano delle case, li ha tenuti su Roma quando è stato necessario riorganizzare tutto il servizio.

Presidenza a un Politico, non un Tecnico

Il già assessore e consigliere regionale Mauro Buschini, neo presidente dell’Egato Frosinone

La nascita degli Egato nel Lazio non è avvenuta sotto una buona stella. Ma sotto quella delle polemiche. Per via della tempestiva nomina di un Politico, Mauro Buschini, anziché di un Tecnico alla presidenza dell’Egato Frosinone. Soprattutto perché avvenuta a ridosso delle prossime elezioni Regionali. Nasce da lì la versione della classica “poltrona”.

La realtà è un’altra. Centrosinistra e Centrodestra hanno concordato a livello regionale i nomi da proporre come presidenti dei sei enti laziali: due nella Città metropolitana di Roma e gli altri relativi alle quattro province laziali. Una spartizione, per chi ha una determinata visione della politica; una equa divisione sulla base della prevalenza politica in ogni area, secondo un’altra interpretazione. In base alla quale è meglio un politico che conosce il territorio palmo a palmo per evitare che si calino modelli di gestione distanti dalla realtà di quel territorio.

A Frosinone il Pd ha proposto il nome di Mauro Buschini, che in Regione ha già rivestito le cariche di assessore all’Ambiente e al Ciclo dei Rifiuti, presidente del Consiglio e coordinatore della maggioranza a trazione Pd-M5S. A favore di Buschini hanno votato 63 amministrazioni comunali su 91. Tra tattiche assenze e astensioni del Centrodestra, è spiccato soltanto un No: quello di Nadia Bucci, sindaca di San Vittore del Lazio, impegnata contro l’ampliamento del locale termovalorizzatore. (Leggi qui: Egato, Buschini presidente: la Lega caccia Quadrini e Girolami. Leggi anche L’affaire Quadrini: cosa c’è dietro alla sua espulsione).

Buschini è stato eletto da oltre il 61% dei cittadini, rappresentati da sindaci e consiglieri comunali che votano per conto loro, come per le indirette Elezioni provinciali. (Leggi qui Egato: tutto rinviato ma Frosinone resta valida).

La discarica? Roba del passato

Uno degli invasi dell’esaurita discarica di Roccasecca

Con l’Egato si è riparlato di rifiuti nella provincia di Frosinone. Nel mentre non si sa ancora dove verrà realizzata la nuova discarica, ma è ancor più assurdo che debba essere proprio realizzata un’altra. Dicendo No a qualsiasi alternativa che ci chiede l’Europa e ci insegna il Nord Italia.

Eppure si è fatta la battaglia per la chiusura dell’impianto di Roccasecca, esaurito anzitempo oltre un anno e mezzo fa per via dell’arrivo di tonnellate di rifiuti di Roma. (Leggi qui: La sottile vendetta di Lozza: arrangiatevi. Qui: La Regione a Mad: “Fai la discarica”. La risposta: “Non ci penso proprio”. E qui: Rifiuti, le autorizzazioni a Roccasecca erano regolari).

L’immondizia capitolina, quella che ha intasato Cerreto di Roccasecca prima del tempo anticipando di qualche anno l’emergenza, è la stessa che ha fatto però quadrare i bilanci. Di fatto non ha fatto collassare totalmente un sistema finanziario fondato su un modello ormai sorpassato: la discarica, una buca da riempire con i rifiuti; il nuovo modello è quello dell’economia circolare: dei rifiuti va recuperato tutto, sono nuova materia prima, valgono oro.

Il tema è sempre lo stesso: servono gli impianti per farlo. Nel frattempo un nuovo camion è pronto a partire dalla Ciociaria, lasciare il Lazio e raggiungere il Veneto: laddove i rifiuti vengono trasformati in un’energia green che oggi serve come il pane. La provincia di Frosinone, però, continua ad arricchire gli altri e paga pure per farlo. (Leggi qui: “Ora vi racconto come il bio metano ha cambiato il mio Comune”).

A proposito di Egato: utile o meno?

Gli Egato si inseriscono qui. Una legge nazionale prevede che i Comuni affidino il servizio di raccolta tutti insieme. Per favorire le ‘economie di scala‘. Cioè: più siamo e meno costa il servizio. E meno appalti ci sono in giro a stimolare gli appetiti delle ecomafie. (Leggi qui: Rifiuti, Regione al bivio tra riforma e fallimento).

Dottor Fortini, gli Egato sono davvero utili?
Daniele Fortini, (Foto © Imagoeconomica / Paola Onofri)

«Io li trovo molto utili. Per noi, aziende che gestiscono servizi di igiene ambientale e ricevono affidamenti di appalti pubblici, un forte regolatore ci costringe a migliorare. Si parla di un ente che le regole le fa rispettare. E non nel singolo comune ma in tutti. Inoltre aiuta molto essendo un moltiplicatore di potenza. Al contempo fa bene al mercato, proprio perché le regole costringono gli operatori a migliorarsi continuamente».   

Ci sono sindaci e assessori che temono una perdita di controllo sulla ditta che esegue il servizio nelle loro città. È un timore fondato? (Leggi qui Egato, Del Brocco: “Contro le poltrone del Pd si doveva agire prima”)

«A mio giudizio no. Intanto perché resta il regolamento comunale sullo svolgimento dei servizi di igiene ambientale. Non viene superato o cancellato dell’Egato. L’impresa dovrà rispettare quel regolamento sul territorio di riferimento e anche la pianificazione di ambito. Sindaci e assessori, per quanto riguarda la mia esperienza, intervengono quotidianamente sia con le segnalazioni che con il meccanismo delle sanzioni per correggere distorsioni o squilibri che l’operatore può determinare sul campo».

Verso la gestione provinciale dei rifiuti

Foto © DepositPhotos
La raccolta differenziata, però, non dovrebbe essere che l’innesco del ciclo dei rifiuti. I Comuni, in tal senso, devono fare di più?

«Sì, perché l’’attività del Comune si esplica in due direzioni. La prima è quella di sorvegliare affinché il servizio venga effettivamente svolto. La seconda, proprio attraverso l’ente di ambito, è quella di pianificare i flussi successivi di trattamento, valorizzazione e smaltimento dei rifiuti. È quanto sfugge oggi ai Comuni. Il Comune interviene sulla regolarità del servizio reso ai cittadini, in termini di igiene ambientale e di correttezza delle frequenze dei turni di svuotamento dei cassonetti e raccolta porta a porta. Però poi è molto spesso estraneo alle dinamiche dei flussi di quei rifiuti: dove vanno, a che prezzo e per fare che cosa».

Con l’Egato invece?

«Il Comune interviene soprattutto nel secondo segmento, dove si generano le ricchezze. Il costo del servizio reso al suolo, ossia ai cittadini, è trasparente. Il Comune può vederlo e può sempre intervenire. È quello che c’è dopo che molto spesso sfugge alla comprensione degli amministratori comunali».

«Più costi dove non c’è l’Egato»

Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica
Negli Egato esistenti in Italia i costi in bolletta salgono o scendono?

«L’importo della bolletta dipende da tanti fattori. Il primo è l’inflazione: chiaro che, se c’è il rincaro dei carburanti e dell’energia, il costo del servizio aumenta. Il carovita è ovviamente un riverbero anche sulle aziende che operano. Bisogna generare risparmi nel secondo segmento, sono quelli che portano a una riduzione delle bollette. È più facilmente conseguibile laddove c’è un’autorità di ambito territoriale Le nostre maggiori esperienze sono nel Lazio, in Campania, in Toscana e in Emilia-Romagna. In Toscana, ad esempio, gli Egato esistono da vent’anni. In Campania soltanto da cinque, mentre in Emilia-Romagna sono evoluti a tal punto da avere un’Agenzia regionale. I prezzi crescono rispetto a dieci anni fa, ma in modo molto più contenuto rispetto alle aree in cui l’Egato non c’è».

Un politico a capo dell’Egato, come nella provincia di Frosinone, è una figura adeguata in un settore che richiede enorme competenza tecnica?

«Bisogna partire dalla distinzione dei ruoli. Il presidente è la persona che deve garantire le relazioni con tutti gli stakeholders, prima di tutti le amministrazioni comunali. Competenza e sapienza politica sono quindi un valore aggiunto. Dopodiché bisogna avere una dotazione tecnica di altissimo profilo quando si va a discutere con manager, amministratori delegati e proprietari delle imprese che gestiscono il servizio. Chiaro che la competenza tecnica debba essere elevatissima. Nelle autorità di ambito abbiamo di norma come presidente una figura politica, proprio per via delle sue competenze amministrative e capacità relazionali di tipo istituzionale. Poi ci sono un direttore generale e una struttura tecnica che devono sapersi rapportare con gli operatori quantomeno a un livello di pari grado».

Rifiuti, i timori per gli Impianti

Il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio
I rifiuti hanno cessato di essere tali quando sono diventati materia prima seconda, cioè una nuova materia prima. Però c’è diffidenza da parte dei cittadini verso gli impianti di trasformazione dei rifiuti. 

«C’è molto da lavorare, ma purtroppo tanta diffidenza a volte è ben riposta. Siamo il Paese con il disastro ambientale di Seveso, l’Ilva di Taranto e tanti altri, troppi casi di malagestione o gestione con evidenti limiti rispetto alle promesse. La vigilanza sociale è sempre bene che ci sia. Detto questo, però, non c’è soltanto un problema di comunicazione ma sulle buone pratiche. Bisogna dimostrare ai cittadini, far vedere e toccare con mano, che gli impianti da realizzare sono virtuosi: entra un rifiuto ed esce una risorsa. Per questo serve costruirli, renderli agibili e trasparenti in tutte le loro performance economiche, tecnico-operative e soprattutto ambientali».

Cosa direbbe a un cittadino della provincia di Frosinone?

«Non deve avere timore della tecnologia, della scienza, delle nuove applicazioni nel mondo della gestione dei rifiuti. È da questo che discendono tutti i benefici, ossia non interrare più i rifiuti per come sono e non generare gas che vanno atmosfera e non percolati che finiscono nelle falde acquifere. È possibile invece recuperare quella materia già adoperata, fare in modo che venga rigenerata e possa tornare a impieghi utili. È possibile che, attraverso un’impiantistica moderna, si generino quei risparmi che servono per tenere basse le tariffe».

«Tante eccellenze ma ancora troppe discariche»

Dal provinciale al nazionale: l’Italia sta messa così male nella gestione dei rifiuti?

«Noi, stando all’ultimo rapporto dell’Ispra sui rifiuti, siamo il primo Paese in Europa nel riciclaggio del vetro, del cartone e dell’alluminio. Siamo al secondo posto a livello mondiale nel recupero e nella rigenerazione dei rifiuti organici e delle plastiche. Purtroppo, però, siamo un Paese a due velocità: da una parte formidabili eccellenze, dall’altra ancora troppe discariche che funzionano come negli anni Cinquanta e Sessanta. Bisogna evolvere e si può farlo, perché le buone pratiche le abbiamo in tante parti d’Italia, anche nella provincia di Frosinone. Bisogna scommettere sul fatto, non come una lotteria ma una sfida, questa nostra genialità possa esprimersi a tutti i livelli e ovunque. Per poterlo fare, però, ha bisogno del consenso dei cittadini».

Come si genera consapevolezza nella popolazione?

«I punti fondamentali sono tre. Serve la partecipazione diretta dei cittadini alla raccolta differenziata. Serve attenzione a luoghi e modalità di deposizione dei rifiuti e, soprattutto, a quanto succede nel percorso successivo alla raccolta. È così che si genera consapevolezza, per ben gestire i servizi. E gli Egato possono svolgere un ruolo centrale».    

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