Forza Italia e Pd uniti al governo e divisi all’interno allontanano gli elettori ciociari

 
«Si stanno vendendo la dignità per un piatto di lenticchie e qualche centesimo di rimborso»: nessuno immagina con chi ce l’abbia Adriano Roma, ex coordinatore provinciale di Forza Italia 1, già vice coordinatore del Popolo delle Libertà, stratega ai tempi di Antonello Iannarilli e consigliere regionale seppure per una sola seduta. Pochi minuti dopo quella frase che gli viene attribuita, prende il cellulare e manda un sms a Mario Abbruzzese: chiede una riunione politica a porte chiuse. Vuole un chiarimento con il coordinatore provinciale Pasquale Ciacciarelli, con i consiglieri provinciali Gianluca Quadrini, Vittorio Di Carlo e Danilo Magliocchetti.

L’analisi di Roma è chiara: l’attacco frontale contro Forza Italia ed il patto che ha consentito al sindaco di Ferentino Antonio Pompeo (Partito Democratico) di diventare presidente della Provincia con i voti azzurri è in atto ormai da mesi. Ha annotato date e frasi: prima il capogruppo Pd Antonio Cinelli (leggi qui il precedente), poi il segretario provinciale Simone Costanzo (leggi qui il precedente), poi l’ex deputato europeo Francesco De Angelis (leggi qui il precedente). Nello stesso tempo è partita anche la manovra di attacco a Nicola Ottaviani in vista delle elezioni comunali di Frosinone del prossimo anno.

Restare in Provincia a governare con il Pd non ha più senso: perché significa diluire Forza Italia, rendere evanescente il suo ruolo di opposizione al governo Renzi, autorizzare gli elettori a dire «Sono tutti uguali, governano insieme…». E’ come legittimare la tattica del ‘Tutti sul carro dove si governa’. Cosa andrà a dire Forza Italia a quelli che gli chiederanno perché hanno votato con il Pd per reintrodurre la Cosap, per gestire i rapporti con Acea, rendendosi complici del disastro delle autorizzazioni ambientali che vengono rilasciate alle aziende solo grazie ad un pensionato che è rientrato a lavorare senza prendere soldi dall’Ente…?

Gli elettori non vedono più una maggioranza ed un opposizione: se il progetto del governo Renzi, abolendo le Province, era quello di azzerare i focolai di dissenso su scala locale c’è riuscito. Forza Italia è cascata nella trappola.

I dati sull’affluenza alle urne in provincia di Frosinone nelle scorse ore sono l’allarmante specchio di questa situazione. Li ha analizzati, con la sua spietata lucidità, un’osservatrice acuta e silenziosa come la dottoressa Alessandra Di Legge (Luiss e Palazzo Chigi stanno nel suo curriculum): mentre in Italia è andato a votare il 32,18% degli aventi diritto, a Frosinone ha votato il 26,17% cioè il 6% in meno della media nazionale, il 3,4% in meno rispetto al media dei votanti nel Lazio.

Per capire la dimensione del segnale partito ieri dalle urne di Frosinone: peggio di noi hanno fatto soltanto: 2 città del Nord (Sondrio e Bolzano), 0 al Centro (siamo stati i peggiori in assoluto), 8 città tra Sud e Isole (Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Crotone, Vibo Valentia, Caltanissetta, Enna, Ogliastra.

La litigiosità dei Partiti, la mancanza di leadership certa, il minestrone in atto da mesi a palazzo Iacobucci ha inciso.

La riunione invocata da Roma verrà convocata questa settimana: al termine verrà diffuso un comunicato nel quale si dirà che c’è stato un chiarimento politico. Sarà un falso clamoroso: i consiglieri Gianluca Quadrini e Vittorio Di Carlo non intendono abbandonare la maggioranza di governo in Provincia (il primo si è fatto cucire pure la fascia da presidente, per quando va in giro leggi qui il precedente figurarsi se molla la presa), Mario Abbruzzese non può permettersi altre fratture. Sta di fatto che il presidente Antonio Pompeo non ha ancora fatto la banale dichiarazione di una sola frase che avrebbe spento l’incendio dall’inizio e cioè: “Non intendo venire meno fino alla fine del mandato al patto con Forza Italia anche grazie al quale sono stato eletto”. Anzi. I segnali che arrivano dal Partito Democratico sono ben altri, come riferisce il quotidiano Ciociaria Oggi.

CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI
Forse si arriverà a dopo le elezioni comunali, ma a questo punto è anche possibile che l’estromissione di Forza Italia dalla maggioranza che sostiene il presidente Antonio Pompeo possa avvenire prima. Durante la fase congressuale, ma anche prima per la verità, in diversi, nei Democrat, avevano chiesto di mettere fuori gli “azzurri”. Dal capogruppo Antonio Cinelli al segretario provinciale Simone Costanzo. Senza dimenticare Francesco De Angelis, presidente del Consorzio Asi e leader del Pd. Era stata decisa una tregua fino alle elezioni comunali, soprattutto per rispettare la volontà del presidente Antonio Pompeo, ma adesso l’a c c elerazione impressa è forte. Le parole di Adriano Roma, tornato in Forza Italia dopo la parentesi nel Nuovo Centrodestra, hanno lasciato il segno. E, dopo Simone Costanzo, torna alla carica anche il capogruppo provinciale del Pd Antonio Cinelli. Il quale argomenta: «Non penso che ci siano più le condizioni per mantenere l’a lleanza con Forza Italia. L’avevo già detto nei mesi scorsi, ma ora il tema è ancora più attuale. Credo che perfino gli elettori di Forza Italia a questo punto vogliano chiarezza». Aggiunge Antonio Cinelli: «Fra le altre cose, il consigliere regionale Mario Abbruzzese non può mettere politicamente sullo stesso piano le parole di Adriano Roma e il fatto che il Pd potrebbe decidere di accelerare Italia. Un politico navigato come Adriano Roma non può dire certe cose senza pensare che possano esserci delle conseguenze politiche. E Forza Italia tutto ha fatto meno che sconfessarlo. Bisogna essere chiari: non ci sono più le condizioni per mantenere l’alleanza con Forza Italia. E tirare in ballo il fatto che l’intesa era stata parametrata su quattro anni, semplicemente non regge. Ora si devono rinnovare i consiglieri provinciali, mentre per la nomina del presidente bisogna attendere altri due anni, nel 2018. Detto questo, è evidente che per quanto riguarda il rinnovo dei consiglieri provinciali, il Partito Democratico cercherà di mettere in campo una lista forte, unitaria e competitiva».

 

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