Il ‘compagno’ Foschi: «Il vecchio Pd non funziona, va rifondato. I romani ci hanno detto come»

La lunga marcia del Pd per tornare ad essere un Partito di popolo. I primi passi insieme a Zingaretti "che si rimboccava le macchie per organizzare le feste de L'Unità". La scintilla: "In Figc per avere le porte del calcetto". Gli errori: "Non dovevamo allontanarci dalle periferie è lì che stiamo tornando e dobbiamo ricostruire". Marino: "Colpa di tutti". Il Pd di domani. Ed il consiglio al segretario renziano di Roma, Andrea Casu

Francesco Boezi
Francesco Boezi

L'uomo mantenga ciò che da bambino ha promesso

Il fatto che Enzo Foschi sia prima un militante e poi un alto dirigente del Pd si percepisce in ogni parola che pronuncia. In chiave di gerarchia partitica è un subordinato del segretario Nicola Zingaretti, certo, ma è anche uno degli amici più consolidati del presidente della Regione Lazio. Forse per l’esperienza di comune militanza giovanile. Forse per via della quasi contemporaneità dei loro inizi. Comunque sia, ci troviamo dinanzi a uno degli interpreti del nuovo ciclo zingarettiani. Enzo Foschi è anche il vicesegretario regionale del Pd nel Lazio, ma sembra aver proiettato tutto il suo impegno sulla città in cui risiede. Perché a Roma – lo dice senza alcun timore – il Partito Democratico può tornare a essere maggioritario. Per farlo, però, serve una strategia, che esula dall’isolazionismo e che tende, invece, ad allargarsi all’universo civico. Non sarà facile, pure perché qualche resistenza c’è. Una può essere rappresentato dal segretario capitolino Andrea Casu. Che qualcuno lo chiama “l’ultimo dei renziani“. Lo zingarettiano Enzo Foschi, dal canto suo, non delegittima affatto questo segretario così atipico, ma gli consiglia di prendere atto della nuova realtà.

“Si dice che lei sia stato l’artefice dell’iscrizione di Nicola Zingaretti alla Fgci…”

È una leggenda metropolitana. la realtà è un’altra. Nicola Zingaretti è stato iscritto da Gabriele Basile, che era il segretario del Pci di Laurentina. Mentre io, a quei tempi, ero iscritto a Garbatella. Poi siamo stati segretari in contemporanea delle rispettive sezioni: eravamo ragazzini ed erano i tempi della Figc. Ma no, non l’ho iscritto io, anche perché Nicola è più grande di me…“. 

“Formidabili quegli anni…, parafrasando il libro con le memorie di Mario Capanna”

Beh, all’inizio, all’interno della Figc, eravamo su posizioni diverse. Io ero un po’ più scapestrato, mentre lui già ragionava con lucidità. Discutevamo in modo animato, ecco“. 

“Lei “militante” e Zingaretti già “istituzionale”?

Diciamo che io ero più figlio di una cultura politica istintiva. La mia storia politica è molto particolare: io non ho aderito alla Figc perché provenivo da una famiglia di tradizione e di appartenenza comunista. Il mio ingresso nei giovani del Partito, il mio e quello di tutto il gruppo di Garbatella, è legato a un fatto: dovevamo organizzare un torneo di calcetto, ci servivano le porte e le persone che frequentavano quella sezione ci diedero questa possibilità. Poi, dettaglio non secondario, nel corso dei primi anni, noi utilizzavamo la Sezione per fare gli striscioni da portare allo stadio: per la Roma però. Non è stata una motivazione ideologica a condurci nell’universo comunista. In ogni caso, lui, già all’epoca, ci insegnava molto“. 

“Ma lei ha sin da subito visto ‘qualcosa’ in Zingaretti? I leader del domani si battezzano sin da giovani…”

Noi eravamo dentro un percorso politico totalizzante. C’era un’altra tipologia di Partiti. Ma io non ho mai vissuto Nicola Zingaretti per quello che avrebbe fatto dopo, ma per quello che avrebbe fatto al momento. Quand’era segretario di zona si occupava sia di ragionamenti politici sia della parte pragmatica: nel corso delle Feste dell’Unità, si tirava su le maniche come tutti, come un militante. Non lo vedevamo come un “dirigente”, ma come uno di noi. Tant’è che oggi è rimasta un’amicizia che prescinde dai ruoli che Nicola Zingaretti oggi ricopre e da quelli che ha già ricoperto“. 

Però oggi a Roma il segretario è “l’ultimo dei renziani”… E Roma è sempre stata molto di sinistra. C’è un distacco tra una base militante, che è zingarettiana, e l’attuale dirigenza partitica? 

Il tema del discrimine con la votazione del segretario nazionale all’epoca non esisteva. Io posso dire come avrei reagito dopo essermi candidato in prima persona a sostegno di un altro candidato: io avrei rimesso il mandato. Nicola Zingaretti ha preso il 57% tra gli iscritti a Roma, mi pare, e poi ottiene oltra il 70% tra gli elettori. La sensibilità politica del Pd che Casu rappresenta non è maggioritaria a Roma. Il che non pregiudica il fatto che lui oggi sia il segretario romano, poi ciascuno dovrebbe valutare le cose per quello che sono“. 

“Il Pd a Roma regge, ma solo al centro. Nelle periferie sono arrivati i voti alla Lega. Non correte il rischio di arrivare alle comunali con le preferenze delle sole zone centrali? State pensando, inoltre, a come attecchire di nuovo nelle zone periferiche?”

Il Pd alle elezioni Europee è diventato ad essere il primo Partito in dodici Municipi. Questo è un fatto importante. Considerate che a Tiburtina siamo il primo Partito, idem nel III, che è una zona molto popolare, medesima cosa in VII. Insomma: la realtà dimostra che le condizioni per vincere a Roma ci sono”.

Però…?

Però il Pd da solo non può vincere. Si deve fare promotore di una rete che va dal volontariato al civismo politico. Attorno a questa rete va costruito un programma partecipato. Questa rete e il Pd devono poi scegliere le modalità e il candidato o la candidata sindaca con cui presentarsi agli elettori”.

Sta teorizzando il ritorno ad un Pd più di popolo e meno d’élite

Ci sono due modelli: quello di Ostia, dove il Pd, in maniera autoreferenziale si è presentato da solo e ha perso in modo tremendo; quello del III e quello dell’VIII municipio, dove il Pd è stato il perno di una coalizione a vocazione maggioritaria e ha vinto anche contro candidati della Lega. Io penso che quello sia il modello che noi dobbiamo seguire. Una particolare attenzione va riservata al mondo extra Grande Raccordo Anulare, dove noi siamo percepiti come quelli dei campi nomadi e dei migranti”.

Significa essere assenti dal territorio, non pensa?

“Faccio un esempio, che è tanto banale quanto drammatico: quando abbiamo aperto la nuova sezione a Casal Bruciato, sono scese anche famiglie che avevano manifestato assieme a Casapound contro l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia Rom. Bene, queste famiglie ci hanno detto: “Voi eravate spariti, se voi ci siete, non abbiamo più bisogno di Casapound”. Si tratta di un caso drammatico, ma serve a comprendere come si sconfigge la disperazione: quelli erano palazzi comunali abbandonati da anni e in questa vicenda si è caricata una rabbia non legata solo alla famiglia cui era stata assegnata l’abitazione. La sinistra ha smesso di essere in periferia. Dobbiamo tornare a costruire un radicamento politico e lo faremo mediante un processo che deve far sì che il Pd riconquisti Roma. Pensi che con Ignazio Marino noi vincemmo anche a Tor Bella Monaca“. 

“A conti fatti, non ritiene che far cadere Marino sia stato un errore?”

Sì, secondo me sì. In quel caso fu fatto un errore. La responsabilità è da dividere: in parte è attribuibile al gruppo dirigente del Partito Democratico di allora, cioè di Matteo Renzi e Matteo Orfini, e in parte propio a Ignazio Marino, perché non riuscì a costruire una sintonia con la parte della città lontana dal centro. Il che lo portò a vivere in una sorta di isolamento elettorale. Dobbiamo far tesoro di quell’errore“.

Nessuno ha chiesto scusa a Marino

Anche Ignazio Marino rappresenta un valore che noi dobbiamo, in qualche modo, coinvolgere“. 

“Perché non si è ricandidato dopo l’esperienza da consigliere regionale?”

Da quando sono uscito dalle istituzioni, faccio politica in modo molto più sereno. La politica non si fa solo dentro alle istituzioni, ma soprattutto fuori. Non mi sento assolutamente in difficoltà né umana né politica nel fare quello che faccio oggi. Avremo molto da fare. Il Pd, così com’è, non funziona. Andrà rifondato. La gente come me deve porsi l’obiettivo di far innamorare della Politica tanti ragazzi e tante ragazze“.