Silenzio, parla Francesco: il dialogo con M5S, Zingaretti, il rischio Fca, i Consorzi…

Francesco De Angelis a 360°. Il dialogo con il M5S. I rischi per Fca con la manovra. La storia dell'appoggio a Zingaretti. Il ruolo dei Consorzi rimasti ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno e da riformare

Nella stessa settimana è diventato nonno e papà. Nonno del suo primo nipotino, papà del Consorzio che ora accorpa tutti gli enti di gestione delle aree industriali nel Lazio. Francesco De Angelis è alla guida di quello che nei fatti è un super assessorato all’Industria, da organizzare come meglio crede. Nicola Zingaretti lo ha voluto lì per due motivi: l’esperienza accumulata come assessore ai tempi di Piero Marrazzo (inventò lui i distretti industriali, i sistemi produttivi locali, le missioni per le proiezioni internazionali); il ritorno nella sua orbita politica chiudendo la parentesi orfiniana carica di voti ma povera di soddisfazioni.


Alessioporcu.it – Perché Nicola Zingaretti può rilanciare il Partito Democratico e gli altri no?
Francesco De Angelis – Perché è una forte spinta al cambiamento che contiene in se un’idea di discontinuità e la necessità di ricostruire il Partito. Un Partito che privilegia il lavoro di squadra, inclusivo e aperto all’esterno. E poi c’è da dire che in questi anni mentre il Pd perdeva, Zingaretti vinceva.

Due anni fa lei sostenne Matteo Renzi. Cosa le ha fatto cambiare idea. In cosa è rimasto deluso?
Dalla legge elettorale e dalle divisioni che hanno lacerato e indebolito il centrosinistra. Il proporzionale è stato un errore: finita la vocazione maggioritaria non puoi ignorare il tema delle alleanze. Siamo andati al voto da soli e con un progetto politico confuso ed incapace di contrastare l’alleanza populista.

È stata l’incapacità di fare squadra a determinare la fine di Renzi?

Politica è saper fare squadra. Aggregare. Essere capaci di fare una sintesi tra opinioni differenti cresciute nella stessa base culturale. Se la strategia di Renzi sia stata efficace o meno non lo deve dire De Angelis: lo devono dire gli elettori. Che a marzo si sono espressi. Ed hanno detto che non si sentono rappresentati da un modo di interpretare le loro richieste. Nello stesso giorno, gli stessi elettori, nella stessa Regione, hanno detto che il modello Zingaretti li convinceva di più. Ce lo hanno detto con una chiarezza imbarazzante: hanno votato Nicola ma non il Partito, determinando la prima ‘anatra zoppa’ in Regione. Ci hanno detto che ora bisogna cambiare e che Nicola è la risposta migliore che possiamo dare.

E’ stato appena nominato commissario del Consorzio industriale unico del Lazio? Meglio di due assessorati. Antonello Aurigemma, capogruppo regionale di Forza Italia, sostiene che la nomina è arrivata anche per l’appoggio a Zingaretti al congresso nazionale.
Non mi conoscono e non conoscono la mia storia politica e personale. Il sostegno a Nicola è stato spontaneo e naturale, lo dimostra il fatto che in tutti questi anni ogni volta che Nicola si è candidato io sono sempre stato al suo fianco. È stato così anche quando fu eletto Segretario Regionale. Su questo sito siete stati gli unici a ricordarlo: nel corso di una missione istituzionale negli Usa ci fu una drammatica telefonata. Dalla quale fu chiaro che sarebbe stata la Federazione di Frosinone l’ago della bilancia. Io dissi: Non c’è discussione, io sto con Zingaretti, noi stiamo con Nicola. Che divenne Segretario del Partito nel Lazio. De Angelis che sostiene Zingaretti è la normalità non è la novità.

Il Consorzio industriale unico è un’opportunità? Che fine faranno gli attuali Consorzi Asi e Cosilam? Il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani dice che si tratta di un ulteriore ridimensionamento delle province a favore di Roma.
Capisco le preoccupazioni ma l’obiettivo è dare più forza al sistema economico e produttivo della Regione. Una riforma per trasformare i Consorzi da venditori di spazi attrezzati a poli generatori di sviluppo e centri di competenza ad alti livelli. Ecco perché insieme al Consorzio Unico, serve una nuova legge che cambi la mission dei Consorzi, rimasta ferma agli anni della Cassa del Mezzogiorno. Dobbiamo dotare i Consorzi di nuovi strumenti per diventare poli per il rafforzamento competitivo delle imprese e per l’insediamento di nuove attività ad alto potenziale di sviluppo. Alla fine del processo di riforma saremo più grandi, più forti e più competitivi.

Non pensa che il Pd sia troppo impegnato nella discussione interna, perdendo di vista le esigenze reali delle famiglie e del Paese? Le dico questo perché Lega e Cinque Stelle continuano ad essere forti nei sondaggi.
Spero che le primarie siano un occasione utile per cambiare il Pd e tornare a parlare al Paese. Dobbiamo combattere per riconquistare il nostro popolo. Basta discutere tra noi, ripartiamo dalle periferie e torniamo a far sentire la nostra voce sui problemi reali del Paese.

Ma se Renzi fa un nuovo Partito, magari con Berlusconi, il Pd a che percentuali rischia di arrivare? E che senso avrebbe poi una eventuale alleanza tra il Pd e il partito di Renzi?
Non lo so se Renzi farà un Partito ma è un progetto che non mi convince. Io penso che dobbiamo batterci contro nuove divisioni e lacerazioni e lavorare per unire e non per dividere. Un’altra scissione sarebbe una follia, rischia di indebolire il Pd e fare un favore al governo dei populisti. Per tornare a vincere c’è bisogno di un campo largo e unito e non di un Pd diviso.

Lei è stato europarlamentare. Questa Europa la cambierebbe?
Dipende tutto da come ci si va in Europa. Quando ci andai io, quando questo territorio elesse a Bruxelles anche Alfredo Pallone che non era certo del mio Partito, ci andammo con l’intenzione di portare a casa i risultati. L’Agenda Cars2020 che ha consentito la sopravvivenza di Fiat in Italia e lo sviluppo dello stabilimento di Cassino Plant è frutto del lavoro che facemmo insieme. Senza quell’Agenda oggi l’automotive in Ue sarebbe rappresentato al massimo da un produttore e tutto il resto della manifattura sarebbe stato trasferito in Sud America e Asia. Oggi spiace constatare che a) questo territorio non ha rappresentati in Europa, b) non c’è la capacità politica di individuare i problemi a lungo termine e risolverli con anticipo. Detto questo, serve un’alleanza di tutte quelle forze che vogliono cambiare l’Europa. Dobbiamo spiegare agli italiani che la nostra idea di Europa non è questa, ma quella del Manifesto di Ventotene. Un’Europa dei popoli, delle opportunità e autenticamente Federalista. Combattere per cambiare e non per scassare l’Europa.

A proposito di Fca, oggi il responsabile dell’area Europa e Nord Africa Pietro Gorlier non è andato all’incontro con la Regione Piemonte, dicendo di non essere in grado di confermare il piano da 5 miliardi di investimenti.  (leggi qui Fca rimette in discussione gli investimenti in Italia: colpa dell’ecotassa)

«Il governo ha scoperto che una cosa è la protesta e cosa ben diversa è la proposta. Una cosa è dire che si mangia male e cosa ben diversa e dover fare il pranzo quando si diventa capofamiglia e ci si confronta con la realtà. Hanno preso in giro gli italiani, illudendoli che ci fossero sprechi e ruberie. Nulla di più falso e ora non sanno come dire la verità alla gente. Hanno preso l’apriscatole, aperto tuti i cassetti: ed hanno scoperto che c’era proprio nulla di nascosto o da scoprire. Il problema è che nel frattempo rischiano di fare danni irreparabili: se Fca decide di andare via e non investire in Italia è la fine. Questa situazione è il risultato dell’ostinazione con cui il governo Lega – M5S ha voluto evitare il confronto con i sindacati e con gli industriali, nella sua insensata strategia della disintermediazione. Non si è mai visto che un Governo metta a punto una manovra economica senza confrontarsi prima con il Paese reale. Siamo al dilettantismo».

Cosa pensa della manovra economica del governo gialloverde?
Vedo il governo in grande difficoltà e la marcia indietro di ieri è una pagliacciata. Ora non c’è più spazio per le promesse e la propaganda. La crescita si è fermata e nella manovra non ci sono investimenti. Hanno messo cento miliardi di deficit sulle spalle dei giovani, mettendo a serio rischio il futuro del Paese. Soprattutto hanno portato alla ribalta una mentalità in base alla quale non devi impegnarti per essere il migliore se vuoi crescere. La luna di miele sta per finire e non riescono a garantire quello che hanno promesso in campagna elettorale. Ma manca un’alternativa e noi la dobbiamo costruire velocemente.

Mai con il Movimento Cinque Stelle?
In politica mai dire mai ma oggi le condizioni per un’alleanza con i 5 stelle non ci sono. Di una cosa però sono convinto; noi dobbiamo parlare a quella parte di popolo stanco e deluso che ci ha voltato le spalle e alle ultime elezioni ha votato per i 5 stelle. Con quell’elettorato è necessario confrontarsi e riaprire in maniera intelligente un dialogo.

Inquinamento Valle del Sacco e schiumate nel fiume. Si riuscirà a risalire e a punire gli inquinatori? Il Consorzio Asi che posizione ha, anche a proposito del depuratore?
Penso di si ed è quello che stiamo facendo collaborando con le autorità giudiziarie per individuare le responsabilità e continuare nell’ambito dellle nostre competenze, l’azione di controllo e di contrasto delle illegalità. Abbiamo investito quasi 4 milioni di euro per interventi di mitigazione ambientale, che hanno consentito, grazie al supporto della Polizia giudiziaria, di risalire al fenomeno degli scarichi abusivi. Il concetto deve essere chiaro: chi inquina paga anche a supporto del sistema produttivo locale. Il depuratore è un presidio a tutela dell’ambiente e in tutta questa vicenda è parte lesa.

Il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) non ha risparmiato critiche al Pd per la questione dell’inquinamento della Valle del Sacco.
Il fenomeno dell’inquinamento della Valle del Sacco è un problema molto serio che non può essere risolto con la propaganda politica. Servono fatti non chiacchiere . Noi la nostra parte a tutti i livelli e con azioni concrete l’abbiamo sempre fatta mettendo al primo posto la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini.

Mica vorrà negare un asse di ferro trasversale con Mario Abbruzzese? Di questi tempi se vuoi andare d’accordo con qualcuno non parlare di politica. Figuriamoci con Mario!

Si ricandiderà alle elezioni politiche?
E chi lo può sapere. Ci vorrebbe una palla di vetro per capire cosa succederà alle prossime elezioni. Pensiamo al Pd e per un po’ lasciamo stare le candidature.

In provincia di Frosinone è scattata l’alleanza forte con il presidente della Provincia Antonio Pompeo. Perché?
Perché il Pd è unito e io voglio essere un punto di riferimento per tutti. Basta divisioni, bisogna fare squadra e io sono pronto.

Non crede che sia arrivato il momento di riprovare a vincere in Comuni come Frosinone, Cassino, Ceccano? E come?
Si è arrivato il momento di tornare a vincere nei grandi comuni. Due sono le condizioni: l’unita del Pd e un’alleanza larga, aperta al civismo e alternativa ai sovranisti e populisti.

Il centrosinistra esiste ancora come coalizione? Anche in provincia?
Si ma è da ripensare e per farlo serve un Pd aperto, inclusivo e innovativo.

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