«Polacchi e turchi sono già dai nostri clienti a soffiarci il lavoro»

Il presidente del gruppo Saxa Gresi a Rete 4 ha rivelato cosa sta accadendo nel mondo industriale fuori dall'Italia. I competitor si sono già lanciati sulle fette di mercato. Dicendo "Tanto l'Italia non si sa quando riapre". La questione della sicurezza. la riapertura a tappe. I provvedimenti del Governo: "Noi non campiamo di prestiti, campiamo di fatturazione. E se non produciamo non fatturiamo"

La punta della lancia appoggiata sul fianco delle imprese italiane. La descrive Francesco Borgomeo, il presidente del Gruppo Saxa Gres, intervenendo a Stasera Italia la trasmissione di Barbara Palombelli su Rete 4.

L’intervista è andata in onda nella puntata di giovedì sera: realizzata camminando tra gli impianti fermi, due minuti, dannatamente efficaci. Soprattutto quando l’imprenditore dice «I nostri concorrenti, in particolare quelli più commercialmente aggressivi come turchi e polacchi, si stanno presentando ogni giorno dai nostri clienti, dicendo “Ci pensiamo noi, vi riforniamo noi”, “Il nostro prezzo è più basso… “Tanto l’Italia non si sa se riparte e quando riparte”, “Vi riempiamo noi i magazzini”».

Francesco Borgomeo durante l’intervista a Rete 4

Il Gruppo poggia su quattro stabilimenti: ognuno è una storia di resurrezione industriale, tutti erano spacciati e già chiusi; Borgomeo li ha rilevati dal fallimento, rivoltati come calzini, riaperti e rimessi in produzione. Era il suo mestiere prima di incontrare sul suo cammino la ceramica: era l’attività di suo nonno è stato il richiamo della natura. Così da risanatore si è messo a fare l’imprenditore.

Oggi ha un migliaio di dipendenti tra diretti è indotto: la Saxa Gres di Anagni (ex Marazzi Sud) con i suoi pavimenti da esterno, la Grestone di Roccasecca (ex Ideal Standard) con i suoi sampietrini in pietra-ceramica, la Tagina di Gualdo Tadino (storico marchio mondiale della ceramica d’arredo), il Centro Impasti Ceramici di Spilamberto.

Lavoro e non assistenza

I lavoratori nello stabilimento Saxa Gres. Foto: Igor Todisco

«Il primo dei nostri mercati è la Germania, insieme ad Austria ed Olanda: dove ovviamente il mercato sta andando. Per noi il blocco è un danno molto rilevante: dal punto di vista economico e dal punto di vista della liquidità. Perché non stiamo fatturando. Ma soprattutto dal punto di vista del mercato perché i nostri concorrenti non stanno fermi» ha detto Francesco Borgomeo all’inviata di Rete 4.

Il messaggio è ‘fare presto’. Perché il rischio è quello di passare da una crisi di liquidità allo stato di insolvenza, dal non avere i soldi a portata di mano al non averli più perché nessuno ordina il prodotto. La cura messa a punto dal Governo? «La liquidità e la cassa integrazione sono strumenti interessanti ma io non campo di liquidità e nemmeno di cassa integrazione: io campo di fatturazione, campo di prodotto. Se non posso produrre non posso fatturare, non posso vendere, non ho risorse».

Un concetto che nelle ore precedenti aveva portato gli industriali del Nord a sbattere i pugni sul tavolo e scavalcare Confindustria. (leggi qui La rabbia del Profondo Nord e la profezia del Lazio: ora rischia di saltare tutto).

La soluzione a portata di mano

Francesco Borgomeo nello stabilimento Saxa Gres. Foto: Igor Todisco

La soluzione c’è ed è a portata di mano. Senza dover ricorrere a prestiti di liquidità che hanno un costo. Salatissimo per le aziende. Come ha ricordato in queste ore il vice presidente nazionale di Confindustria Maurizio Stirpe. (leggi qui Stirpe: «La ripresa? Ci vuole un governo con il coraggio di decidere»).

«La soluzione – spiega Francesco Borgomeo in una delle sequenze dell’intervista tagliate per motivi di tempo – è che lo Stato paghi le sue fatture arretrate. Sono lì e sono tutte certificate. Ammontano ad una cifra vicina ai 60 miliardi: è sufficiente che una persona faccia un clic sul computer e faccia partire i bonifici. Sono soldi delle aziende che lo Stato tarda a pagare. Con 60 miliardi di liquidità in tasca le aziende non avrebbero bisogno di ricorrere ai prestiti».

Il caos Lombardia

Coronavirus, medici in Terapia Intensiva © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Il Governo studia la possibilità di una riapertura a tappe. Borgomeo spiega che «La prima cosa è la sicurezza. I lavoratori sono un patrimonio dell’azienda. Formare un ceramista richiede tantissimo tempo e questo è un lavoro nel quale l’esperienza è fondamentale. Perché produce qualità. Ed è la qualità ad aprirci i mercati. Nessuna azienda seria metterebbe a repentaglio la salute dei suoi dipendenti».

In un altro dei passaggi tagliati ha messo il dito nella piaga. «Nel corso di questa pandemia avete visto un solo focolaio di coronavirus all’interno di una fabbrica? La verità è che i focolai si sono sviluppati negli ospedali e nelle Case di Cura della Lombardia. Guardate un po’ cosa si sta scoprendo: cartelle cliniche sparite per nascondere che il virus c’era e lo avevano lasciato circolare. Questo invece non è successo nel Lazio. Qui la Regione ha fronteggiato bene il Covid-19, si è organizzata e dotata in tempo di tutte le strutture necessarie. E siccome la Lombardia non ha gestito bene la sua Sanità devo chiudere io la fabbrica mettendo a rischio il lavoro dei miei dipendenti?».

Lavoratore con mascherina Foto © Can Stock Photo / Corepics

L’ipotesi è quella di dare il via per prime alle aziende che possono garantire le condizioni di sicurezza. «Non sono per l’apertura di tutto ma di ciò che è in grado di assicurare la salute e la tranquillità dei lavoratori. Faccio l’esempio di questo impianto: la mascherina che indossiamo in questo momento è una FFP3 e dentro questo stabilimento la indossiamo per contratto, Figuriamoci in uno spazio come questo dove ogni lavoratore ha 800 metri quadrati a disposizione prima di incontrare un collega».

Già prima dello stop Francesco Borgomeo aveva stipulato un’assicurazione per ognuno dei suoi dipendenti, per coprirli da ogni possibile disagio legato al Coronavirus: prevede addirittura un dog-sitter che accompagni il cane per le sue esigenze nel caso in cui il proprietario si ammali.

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