I primi sessant’anni del compagno “Frank” De Angelis (di C. Trento)

Foto © Giornalisti Indipendenti

Il compleanno dell'uomo forte del Pd. La famiglia, la vita politica e la Juventus Dal Pci di Berlinguer al Pd di Zingaretti. E poi D’Alema. «Ho imparato dai migliori Il mio soprannome era Che Guevara». «Scalia mi manca L’avversario più in gamba? Romano Misserville»

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Però quel ragazzo ne ha fatta di strada. La sua “via Gluck” sta a Ripi, dove è nato il 4 ottobre 1959. Francesco De Angelis oggi compie 60 anni. Lo stesso giorno dell’onomastico. Ha una stella polare e due passioni. La stella polare è la famiglia, le passioni sono la politica e la Juventus. Ha attraversato l’intera parabola della sinistra italiana: dal Pci di Enrico Berlinguer al Pd di Nicola Zingaretti, passando dal Pds di Achille Occhetto ai Ds di Massimo D’Alema. Senza considerare le lotte, gli scioperi, la scuola delle Frattocchie

Ma il racconto inizia dalla famiglia. E da dove sennò? Dice Francesco De Angelis: «Sono nato e cresciuto a Ripi, in una piccola casa popolare. La prima volta che sono stato eletto consigliere regionale, nel 1995, tornai a casa la sera per trovare mamma e papà. Mio padre mi disse: “ricordati sempre da dove vieni, tu vieni da qui”. Ho seguito il consiglio di papà». 

Prima della svolta della Bolognina

La prima tessera del Pci, anzi della Federazione Giovanile Comunista Italiana, Francesco De Angelis l’ha presa nel 1975, a sedici anni. A San Felice Circeo, nella sezione “Che Guevara”. «Mio padre lavorava a San Felice in quel periodo. Faceva il falegname in una grossa azienda. Il fratello del titolare si candidò alle elezioni e riunirono i dipendenti. Mio padre fu l’unico a dire che era comunista e che non avrebbe votato per il candidato di un altro Partito, anche se era il fratello del titolare». Il percorso iniziò allora. 

Erano gli anni dell’avanzata del Pci di Enrico Berlinguer. Spiega De Angelis: «Ricordo il giorno dei suoi funerali. Ho fatto parte del “picchetto d’onore”. Una frase di Berlinguer era scritta sulla tessera della Fgci: “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obbiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. Quella frase la porto nel cuore».

Francesco De Angelis all’epoca della prima elezione in Regione Lazio

Poi la scuola di Partito alle Frattocchie, con professori come Giorgio Amendola, Gian Carlo Pajetta, Gerardo Chiaromonte, Emanuele Macaluso, Alessandro Natta, Ugo Pecchioli, Alfredo Reichlin, Enrico Berlinguer. E un giovanissimo Massimo D’Alema.

Argomenta De Angelis: «Una palestra di vita. Il mio soprannome era “Che Guevara”, perché quando si è giovani (in quei tempi poi) o si è rivoluzionari o… non si è. Oggi mancano entusiasmo e passione, nella vita oltre che nella politica.

Di quegli anni ricordo tutto: i volantini fatti in sezione di notte insieme ai due Luciano Fontana. Sì due: l’attuale direttore del Corriere della Sera e il nostro applicato di segreteria, il punto di riferimento vero. C’erano le lotte studentesche, le manifestazioni davanti alle fabbriche, la diffusione dell’Unità. Sento ancora tutti quegli “odori”, perfino la pioggia. E poi gli scontri duri in piazza, con la Destra. Quanta passione però, da una parte e dall’altra. Quanta adrenalina».

Francesco De Angelis e Gianfranco Schietroma

Mai avuti contatti con chi poi ha seguito la lotta armata? Risponde De Angelis: «Mai. Io stavo nel Pci di Enrico Berlinguer. Ricordo Calvosa. E Aldo Moro. Quel Partito Comunista ha sconfitto il terrorismo». 

I ricordi viaggiano veloci. Arriva il Pds di Achille Occhetto. Ma prima c’è il 1989. Rileva De Angelis: «Quell’anno mi ha cambiato la vita. Nel 1989 vengo eletto segretario provinciale del Pci, mi sposo e… crolla il muro di Berlino».

Intanto nella vita politica di De Angelis era entrato Massimo D’Alema. Lui la racconta così: «I miei maestri sono stati Enrico Berlinguer e Massimo D’Alema. Sono stato dalemiano. E forse lo sono ancora». Leviamo il forse? «Sì, leviamolo». Fare il segretario del Pci a meno di 30 anni era un traguardo storico nella politica di allora. Infatti De Angelis fu il più giovane responsabile di una federazione provinciale del Partito Comunista in Italia. Nota: «Vinsi il congresso contro Maurizio Federico, che rappresentava l’ala di Cossutta». La prima intervista da segretario «la rilasciai a Umberto Celani. Lui mi chiese: e ora che fai? Io risposi: vi stupirò. Lui ci fece il titolo e quella frase diventò un mantra».

Francesco De Angelis con i suoi ‘allievi’

Ultimo segretario provinciale del Pci e primo del Pds. Quindi i Ds e infine il Pd. La vocazione maggioritaria e riformista del Partito Democratico è ancora valida? Afferma De Angelis: «Non c’è dubbio che le continue modifiche della legge elettorale hanno fatto venir meno quell’idea. Ma ancora oggi il Pd resta la casa dei riformisti. E non esiste un’alternativa alla Destra senza i Democrat».

Nicola Zingaretti lo ha conosciuto nelle sezioni della Fgci. Sottolinea: «Nei momenti importanti sono sempre stato dalla sua parte. Quando fu eletto segretario regionale votammo contro la componente dalemiana. Lui lo sa che può sempre contare su di me. Matteo Renzi? Troppo “io”, non va bene. In politica serve il “noi”. E serve fare crescere i giovani. Io l’ho sempre fatto: Mauro Buschini, Maria Spilabotte, Sara Battisti». 

Consigliere regionale per 15 anni, assessore per 5, parlamentare europeo e tanto altro ancora. Spiega: «Ho imparato dai migliori: Angelo Compagnoni, Tullio Pietrobono, Arcangelo Spaziani, Cesare Amici».

Francesco De Angelis con Massimo D’Alema

Aggiunge: «Ricordo il lavoro con Luciano Gatti, il Comandante Gatti. A fine giornata pizza e mortadella era d’obbligo. Poi Danilo Collepardi. E Memmo Marzi: la sua elezione a sindaco di Frosinone ha segnato una svolta. Perché avevamo cambiato il Partito e capimmo che tutto era possibile, anche vincere nel capoluogo. Ma in quegli anni vincevamo dappertutto. Con Cerroni a Ceccano, con Campanari a Veroli. C’era il modello Frosinone, anche grazie all’alleanza con la Margherita».

Francesco Scalia? «Mi manca in politica, anche se continuiamo a sentirci e vederci. Spesso abbiamo discusso, anche duramente. Ma il rispetto è stato ed è enorme. Lui è un numero uno. Ricordo anche le tante battaglie combattute e vinte insieme a politici del calibro di Gianfranco Schietroma e Lino Diana»

L’avversario più in gamba? «Beh, il senatore Romano Misserville: straordinario, a tratti inarrivabile. Ma mi piace citare pure Antonello Iannarilli, Alfredo Pallone, Alessandro Foglietta. Persone con le quali ho costruito un rapporto di amicizia personale». 

Chiediamo a De Angelis: si dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Lui rileva: «Infatti mia moglie Daniela è una grande donna. Ha costantemente mantenuto un profilo di sobrietà. Non è facile stare vicino ad un politico che non c’è mai. Voglio ringraziarla pubblicamente: senza di lei non avrei mai potuto fare quello che ho fatto. Ringrazio anche i miei figli, Mirko ed Elsa». 

Francesco De Angelis con i figli

«Un pensiero a mio fratello Vladimiro e a mia sorella Lidia. Per me la famiglia è importantissima, una stella polare. Ma da quasi un anno la mia vita è stata completamente stravolta (in positivo) da mio nipote Federico. Mi trasmette sensazioni straordinarie, irripetibili. È fantastico». 

Francesco De Angelis nonno. Che effetto fa? Risponde d’istinto: «Eccezionale. Ma io resto giovane, anche grazie alla Juventus». Già la Juve, l’altra passione di quello che da decenni è l’indiscusso leader provinciale del Pci, Pds, Ds e Partito Democratico. Ma la sua storia politica continua. Ci sono nuove sfide. Che farà De Angelis adesso? Sorride. Poi sillaba: «Vi stupirò». 

*

Leggi tutto su


error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright