Se gli attacchi a De Luca sono fuoco amico (di F. Ducato)

La polemica scatenata ad Anagni in questi giorni dalla controversia tra il Comune ed un Condominio, difeso da un avvocato che è anche presidente del Consiglio comunale. Il vero problema è se quelle polemiche sono, in realtà 'fuoco amico' ossia...

Franco Ducato
Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

“Il fuoco amico sta a indicare, nel gergo militare, quella situazione in cui soldati o mezzi vengono a trovarsi sotto il fuoco delle proprie batterie o di quelle alleate. I militari statunitensi utilizzano il termine Friendly fire o Non-hostile fire, mentre quelli britannici si riferiscono a tali episodi come blue-on-blue, che è un termine mutuato dai wargame, dove le forze amiche sono contraddistinte dal colore blu e quelle nemiche sono rosse. Il termine fratricida è a volte utilizzato, sebbene più propriamente indicato per attacchi deliberati”.

(cit. Wikipedia)

Insomma. Si parla di fuoco amico quando a spararti addosso sono i tuoi amici. Quelli da cui (almeno in teoria) non dovresti aspettarti cose del genere. Di solito gli attacchi arrivano dai nemici. O, almeno, da chi ti sta di fronte, non dietro le spalle.

L’espressione, col tempo, ha assunto una sua rilevanza anche al di fuori degli scenari bellici. Per arrivare (guarda un po’) pure in politica. Dove si parla di fuoco amico quando a tenderti un tranello sono i tuoi compagni di corrente. O di Partito. O di coalizione.

Chi non ricorda, ad esempio, i 101 che il 19 aprile del 2013 impallinarono Romano Prodi, affossando la sua già complicata corsa al Quirinale, e certificando in modo definitivo la tendenza autolesionistica del centrosinistra?

E ad Anagni?

Perché? C’è il fuoco amico ad Anagni?

Certo che c’è. E le bruciature, in questo caso, sembrano arrivare tutte dal campo del centrodestra.

Tanto per fare un esempio. In città da qualche giorno tiene banco una polemica legata ad un accordo transattivo da 25.000 euro che ha visto protagonisti un condominio ed il Comune.

La particolarità sta nel fatto che gli interessi del condominio sono stati curati dall’avvocato Giuseppe De Luca. Che attualmente ricopre la carica di presidente del consiglio comunale. E che si sarebbe, in pratica, trovato a patrocinare gli interessi di un privato contro quell’amministrazione comunale di cui, come consigliere comunale di maggioranza, fa parte.

Una circostanza che ha fatto e fa ancora parecchio discutere in città. La vicenda ha provocato un attacco frontale da parte di pressoché tutti i consiglieri d’opposizione (che non hanno sollevato il caso, ma lo hanno cavalcato) nei confronti dello stesso De Luca. Facendo registrare, per diversi giorni, un silenzio assordante da parte della maggioranza.

Alla fine, poi, il primo cittadino ha fatto sentire la sua voce con una nota, pubblicata dal quotidiano on line da Anagnia.com. Nota in cui Daniele Natalia ha sostenuto con forza la legittimità dell’operato di De Luca. Accusando, di fatto, l’opposizione consiliare di poca conoscenza delle leggi che regolano vicende come questa. E facendo anche balenare il sospetto che, sul piano dell’opportunità, tra i consiglieri di minoranza che hanno attaccato De Luca non tutti abbiano proprio le carte in regola per parlare.

Ma anche se alla fine il sindaco si è fatto sentire a difesa del suo presidente, in città rimane il sospetto. Il sospetto che la polpetta avvelenata nei confronti di De Luca sia partita da ambienti non di opposizione, ma di maggioranza.

Non è, del resto, un mistero per nessuno che tra il presidente del consiglio comunale e qualche esponente del centrodestra locale i rapporti non siano proprio limpidi.

Come pure è noto a tutti il fatto che, in vista delle candidature per le provinciali di gennaio, più di qualcuno stia sgomitando da quelle parti, per avere spazio.

Ce n’è d’avanzo per pensare ad una manovra sottobanco.

Come si diceva, fuoco amico. Che potrebbe avere, per i rapporti tra le varie anime del centro destra anagnino, conseguenze imprevedibili.