Il dilemma di Giorgia Meloni

Foto: © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Il risultato di Fratelli d'Italia alle Europee. Non è tutto oro ciò che luccica. I numeri ai quali fare attenzione. La strategia Procaccini e Ruspandini. I rischi da Forza Italia e Lega

Ascanio Anicio

Esperto di tutti i mondi che stanno a Destra

Non è tutto oro quello che in queste ore luccica nella gioielleria di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni canta vittoria perché il progetto di allargare la destra sovranista al centro moderato sembra essere riuscito. I numeri e la dimensione del progetto impongono un’analisi più approfondita.

Un incremento totale, in termini di consensi, c’è stato. La formazione politica è passata dal 4.35% raccolto, per la Camera dei Deputati (elezioni politiche del 2018) al 6.46% della tornata valevole per il rinnovo del Parlamento con sede a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo. Giorgia Meloni, per la prima volta nella storia dalla scissione dall’allora Popolo della Libertà, può vantare di aver eletto dei “suoi” uomini, totalmente indipendenti da altre logiche partitiche, tra gli scranni dell’assise continentale. Ben sei eurodeputati, con l’asterisco da apporre vicino al nome di Sergio Berlato, che farà il suo ingresso in aula una volta che i britannici avranno completato la loro uscita causa Brexit. (leggi qui L’Europa si fa attendere: Adinolfi stop per Brexit, Patriciello aspetta Silvio, Rachele pronta per il Senato).

Oro ma non tutto

Ma “non tutto quel ch’è oro brilla, Né gli erranti sono perduti” scriveva J.R.R. Tolkien, che è uno scrittore e inventore di mondi tanto caro all’universo meloniano.

Prendiamo il caso di Roma, dove Fratelli d’Italia, da sempre, ha costruito il suo inossidabile fortino. A Roma città, qualche giorno fa, i “sovranisti-conservatori” dell’ex ministro della Gioventù dell’ultimo governo Berlusconi hanno pescato 96.299 voti, pari all’8.70% del consenso totale (leggi qui).

Poiché il dato relativo ai voti presi nel 2018 per le circoscrizioni romane della Camera è molto frastagliato e complesso da analizzare, prendiamo in considerazione quello relativo alla tornata per le Regionali dello stesso anno, la competizione che ha eletto Nicola Zingaretti come governatore laziale. Attenzione: il trend resterebbe lo stesso e si dirigerebbe comunque al ribasso. Chi vuole farsi un’idea può buttare un occhio su questo prospetto de Il Corriere della Sera. La scelta, come anticipato, è dettata solo da motivi di semplicità. 

Alle Regionali del 2018, nel solo collegio di Roma città, Fratelli d’Italia prese 109.762 voti, pari al 9.53% (leggi qui). Basta analizzare questi dati per comprendere come Fdi, nel suo centro di comando, abbia smarrito per strada più di qualcosa: 13.533mila voti. Certo, c’è il fattore astensione, ma i numeri non lo tengono in considerazione. Quella, semmai, è una riflessione di carattere politologico.

Nonostante Roberta e Alfredo

Fratelli d’Italia a Roma è strutturata attorno a tre storiche sezioni: Colle Oppio, Garbatella, Sommacampagna. Nella prima è nata la comunità umana e politica dell’onorevole Fabio Rampelli, i gabbiani; nella seconda si è temprata Giorgia Meloni, dalla terza sono passati tutti gli universitari del Fuan prima e di Azione universitaria poi.

Fuori da questi tre emisferi, c’è l’altro mondo, quello abitato per esempio da Roberta Angelilli e Andrea Augello, che come bacini elettorali hanno soprattutto Roma Nord e Roma Est.

Anche gli augelliani sono rientrati in tempo per partecipare alle Europee e l’ex eurodeputata, piazzandosi solo a circa duemila preferenze di distanza da Alfredo Antoniozzi, che è arrivato terzo in lista, ha fatto una figura più che dignitosa.

Roberta Angelilli Alfredo Antoniozzi, però, facevano parte di Fratelli d’Italia nel 2018: i loro “acquisti” avrebbero dovuto garantire un peso maggiore su Roma, Cosa è successo? Da dove arriva questa inaspettata perdita di voti?

I barbari a Roma

Sì, la risposta è quella cui avete pensato: i “responsabili” di quei quasi 14mila voti mancanti possono essere rintracciati nella Lega di Matteo Salvini. Maurizio Politi, ex Fdi, ma ancora consigliere comunale di Roma Capitale, “s’è dato” in tempi non sospetti, preferendo la derivazione nazionale della creatura padana. Lo stesso Politi da riferimento a Federico Iadicicco che, tra le varie iniziative messe in campo nel corso di un quindicennio, ha creato la Manif pour tous in Italia, un movimento pro life, mettendo insieme una serie di realtà ascrivibili al mondo conservatore – cattolico.

Federica Picchi, candidata di Fdi alle scorse elezioni Europee, avrebbe dovuto riempire quel vuoto, ma ha preso solo 4.620 voti in tutto il collegio centrale.

Questo mondo, quello di Iadicicco e Politi, espresse due candidature alle passate Regionali: Paolo Della Rocca (10.665 preferenze) e Flavia Cerquoni (7.734 preferenze), che erano in accoppiata. E i conti, con un po’ d’immaginazione, iniziano a quadrare.

S’è dato” pure il battitore libero Fabrizio Santori (anch’egli passato alla causa salviniana) che di voti ne prese 8.266. Pare di poter dire che esista un’evidente erosione leghista dei voti appartenenti prima a Fratelli d’Italia. I “barbari padani – ha scritto Domenico Ferrara su IlGiornale.itse so’ presi Roma” (leggi qui). Ecco, tra quei barbari c’è pure qualche romano doc, che proviene dalla destra italiana.

Federico Iadicicco e Maurzio Politi hanno sostenuto la candidatura di Cinzia Bonfrisco: eletta con la Lega. Fabrizio Sartori quella di Luisa Regimenti, eletta a sua volta con Salvini. Concludendo, si può affermare che l’operazione allargamento al centro sia riuscita, ma che al contempo esisa un pericolo saccheggio a destra.

L’effetto Procaccini

Se Giorgia Meloni si “forzaitalizza” troppo, accogliendo tutti e modificando la sua piattaforma valoriale-programmatica, rischia di perdere connotazioni e uomini che hanno sempre militato al suo fianco. Ma se destrizza troppo la sua azione, corre il pericolo di essere troppo simile a Matteo Salvini, quindi di essere comunque alla portata di chi vuole spostare i suoi consensi da un’altra parte.

La candidatura e l’elezione al Parlamento Europeo di Nicola Procaccini, sindaco di Terracina, rappresenta una prima risposta concreta. Il neo deputato Ue infatti è una scelta fortemente identitaria: sta in FdI fino dalla sua fondazione, ha centrato una serie di risultati amministrativi molto concreti e difficili governando una città complessa ed in piena fase di risanamento dal dissesto. Procaccini rappresenta il superamento della forzitalizzazione di Fratelli d’Italia: cioè la risposta a tutto ciò che gli azzurri chiedono ormai da anni senza che il cerchio magico abbia il coraggio di avviare il processo di deberlusconizzazione del Partito.

Candidando Procaccini, Giorgia Meloni ha premiato la classe dirigente locale ed i suoi risultati, dimostrando al Partito ed al suo esterno che in FdI un ascensore esiste. E che i territori non sono luoghi sui quali atterrare con i paracadute. È la copia carbone dello schema che ha portato all’elezione del vice sindaco di Ceccano Massimo Ruspandini in Senato.

Procaccini e Ruspandini sono i prodotti del vivaio interno. Ora lo scenario si allarga. E la scelta diventa sempre più difficile. Perché non può non tenere conto del fatto che forzitalizzarsi fa partire verso destra alcuni prodotti del vivaio, destrizzarsi fa finire nel cono d’ombra della Lega.

Un bel rebus per la donna che si candida a rappresentare, in Italia, la prossima espressione politica in grado di esplodere a livello consensuale.

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