La doppia strategia dei Fratelli Maura e Ambrosetti

Una strategia su due fronti per allargare i consensi di Fratelli d'Italia. Da una lato Daniele Maura che marca le distanze da Antonio Pompeo. Dall'altro Riccardo Ambrosetti, con l'azione di inclusione

Ascanio Anicio

Notista, Vaticanista, Ombra silente nella nobiltà nera di Roma

Fratelli d’Italia aspira a divenire un partito maggioritario. Non è facile, ma le strade percorribili, almeno in provincia di Frosinone, sono soprattutto due: creare un distinguo nitido con tutto quello che è di derivazione Pd, aprire le porte alle persone che hanno una storia contigua.

La prima strategia è necessaria perché questa è la fase della polarizzazione per eccellenza: bisogna che gli elettori abbiano chiaro in mente chi sta di qua e chi sta di là. La seconda serve perché senza incrementare i voti non si va da nessuna parte.

La linea di Maura

Le critiche piovute nelle settimane scorse da una figura storica di FdI come Daniele Maura per avere accettato il ruolo di Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone in un governo guidato dal Partito Democratico, hanno spinto Fratelli d’Italia a tenere ben chiusa la porta con il presidente Antonio Pompeo. Tenendo invece ben aperta quella che ha già portato in FdI Antonello Iannarilli ed Alessia Savo.

Ma non solo. Perché stanno emergendo nomi che possono riempire le caselle comunali. Gabriele Picano, uno di quelli che poco risponde alle logiche tipiche degli ex An perché proviene dalla matrice frattiniana di Forza Italia e dell’Udeur, ha aggregato il consigliere di Isola del Liri Mauro Tomaselli, che invece nel partito di Gianfranco Fini ci è transitato eccome.

Ai ruspandiniani la cosa non va proprio a genio, pure perché l’isolano ha fatto subito intendere le sue intenzioni: è il primo, tra i “Fratelli”, ad aver sollevato un caso politico sul ruolo ricoperto da Daniele Maura, che siede sullo scranno di “arbitro” consiliare a Piazza Gramsci.

La difesa dei campanili

Daniele Maura conosce Giorgia Meloni da quando quest’ultima era una militante della sezione sita nel quartiere della Garbatella. Massimo Ruspandini era di un’altra corrente. Finché è esistita la “destra sociale“, l’attuale senatore ceccanese ha fatto riferimento a quell’area. Poi, con l’avvento di Fratelli d’Italia le cose sono un po’cambiate.

I due erano insieme a Viterbo, quando si è trattato di scegliere tra la giovane creatura dell’ala rampelliana e Carlo Fidanza, che proveniva invece dalla corrente di Gianni Alemanno. Erano i tempi del Congresso nazionale di Azione Giovani. Sono sempre stati dei fratelli, Daniele Maura e Massimo Ruspandini, nel senso etimologico del termine, poi hanno deciso che quella etichetta, “d’Italia“, potesse andare bene anche per loro.

L’identità, per tutti e due, ha sempre rappresentato un valore non derogabile. Muove da questo assunto, da una storia centrata su tradizione e militanza identitaria, la contrarietà espressa dal presidente del Consiglio provinciale sul progetto della “Grande Frosinone“. Cioè il progetto di ‘alleare’ otto Comuni della provincia di Frosinone. Per farli ‘pesare’ quanto una metropoli e puntare sui maxi fondi Ue. (leggi qui Giovanni Turriziani, il predicatore nel deserto).

C’è poco di strategico in quello che Daniele Maura sta mettendo in campo: è uno che vorrebbe veder tutelato ogni campanile. Le specificità, i dialetti, la storia millenaria di ogni singolo paese e le distanze culturali: ritiene che tutto questo costituisca la forza del territorio frusinate.

La frustata a Pompeo

Ecco perché nei giorni scorsi è arrivato a dichiarare che la proposta avanzata dal presidente di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani potrebbe essere in grado di “svuotare ulteriormente sia il ruolo della provincia sia il ruolo dei comuni interessati, dando un’importanza notevole a questo nuovo ente non eletto democraticamente“.

Una posizione annunciata con evidenza a poche ore dal pieno e convinto appoggio dichiarato dal presidente Antonio Pompeo. Creando anche vero imbarazzo politico al presidente Pd.

Al quale il presidente del Consiglio Provinciale Daniele Maura ha detto: “Invito il presidente della Provincia Antonio Pompeo a tenere in debita autorizzazione questa mia proposta anziché avventurarsi in inutili fughe in avanti”. Sì: “avventurarsi in inutili fughe in avanti”. Vuol dire ricordare a Pompeo che non ha una maggioranza in consiglio senza una specie di patto d’aula con Fratelli d’Italia.

Una frustata che serve a rimettere le cose al loro posto. Ricordare al presidente Pompeo tutti i limiti della sua attuale maggioranza. Ribadire, semmai ve ne fosse bisogno, che la presidenza d’Aula è una carica di garanzia e non politica. Rintuzzare da subito la nascita di un’opposizione interna all’ala ruspandiniana, guidata da Picano e Tomaselli.

Le “braccia aperte” di Ambrosetti

La strategia dell’inclusione invece è quella che sta portando avanti il consigliere comunale di Anagni Riccardo Ambrosetti.

Ad Anagni la questione che tiene banco è una sola: a quale Partito politico aderirà il sindaco Daniele Natalia una volta che scatterà la diaspora da Forza Italia. (Leggi qui Natalia sfoglia la margherita: centrista o sovranista)

Le strade percorribili, per il primo cittadino anagnino, sono essenzialmente tre. Vale per lui, ma anche per tutti i sindaci che in queste ore si stanno interrogando sul loro futuro politico: seguire Mario Abbruzzese e aderire al progetto di Giovanni Toti; bussare a casa di Giorgia Meloni; giocare a carte coperte in attesa di comprendere, prescindendo dagli annunci, che cosa sta realmente immaginando Silvio Berlusconi, che è sempre stato uno capace di risollevarsi quando tutti lo danno per morto.

Sono tre ipotesi concatenate, ma ognuna offre un sentiero dissimile. E selezionare l’opzione migliore è tutto fuorché semplice, perché il sentore, in questa accelerata estate del 2019, è che nessuno sappia con esattezza cosa possa accadere da qui a fine anno.

Ad offrire un assist a Daniele Natalia è stato proprio Riccardo Ambrosetti. Che spalanca la porta di Fratelli d’Italia al sindaco ma non lo tira dentro per la giacca. Anzi, gli dice di stare fuori e prendersi tutto il tempo necessario per ponderare la decisione. Perché in questo momemto ritiene sia essenziale che il sindaco Natalia continui a svolgere quella funzione di equilibrio che fino ad oggi ha garantito nella maggioranza che governa Anagni.

Il sindaco è un uomo di destra. In un soggetto politico come “L’Altra Italia“, che sarà una sorta di raccoglitore dei democristiani di ritorno, ci sarebbe spazio. Altrettanto ce ne sarebbe nella maxi componente che stanno strutturando il coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone con Gianluca Quadrini. Ancora di più ce ne sarebbe nell’ala di Giovanni Toti con Mario Abbruzzese.

Riccardo Ambrosetti blocca gli orologi e dice al sindaco: prenditi tutto il tempo che occorre per fare le tue valutazioni politiche. A condizione che continui a restare il punto di sintesi e di equilibrio in questa amministrazione. Pura strategia delle braccia aperte.

C’è tempo fino a settembre? Il governatore della Liguria sta per lanciare il suo movimento. Giorgia Meloni, nel frattempo, sta organizzando Atreju, la manifestazione settembrina di Fdi. Quella è l’occasione dove ci si conta.