Il futuro del Frosinone Calcio in un negozietto nel centro di Lisbona

Ci sono retroscena amari dietro al calciomercato del Frosinone. Legati non tanto alle trattative. Ma soprattutto alle ragioni di alcuni no ricevuti dalla società. Frosinone non può essere solo la squadra di calcio. Non basterebbero milioni a palate per risolvere sui due piedi il problema. Che è...

Il commesso pakistano nel negozietto sulla centralissima Rue Augusta a Lisbona sorride mentre porge le chincaglierie ai turisti che le porteranno agli amici per dire di essere stati in Portogallo. Sul tavolinetto in vimini all’ingresso, una copia del quotidiano sportivo Abola titola con un enorme “No” sulla foto dell’attacante Facundo Ferreyra.

Riconosce l’accento ed il commesso domanda “Where are you frome: Italy?“. Alla testa che si scuote a dire si, chiede “Which town?

È alla risposta successiva che cambia il cliché collaudato da anni di viaggi. «Frosinone? Ah yesss: football club!». Un tempo, a sentire pronunciare la risposta “Frosinone” il dialogo sarebbe proseguito con una faccia interrogativa o con un “And where is it” dove sta?

A sud di Roma, metà strada tra Roma e Napoli…

Invece no. Anche il commesso pakistano buttato nel negozietto di souvenir vasto appena 20 metri quadrati a due passi dalla Plaza do Commercio nel quartiere centrale della Baixa, sa dove sta Frosinone. Sa che c’è una squadra di calcio.

Il commesso sa chi è Maurizio Stirpe e che la società è piccola ma seria. Anche a Lisbona sanno che una volta fatto un contratto e data la parola, Stirpe paga fino all’ultima lira. Ma allora Facundo Ferreyra perché ha detto no? Come mai anche il suo collega Samaris del Benfica non ha voluto considerare la piccola società ma tanto seria? E come mai anche altri giocatori di Serie A hanno risposto no, nonostante questa reputazione di serietà?

Il fatto è che tolta la squadra a Frosinone non c’è altro da Serie A. Nulla di tutto quello che ad un calciatore della massima serie italiana o di profilo internazionale possa servire.

Perché un oggi si indossa la maglia del Lisbona e domani potrebbe essere quella del Marsiglia, dopodomani della Dinamo Bucarest o del Liecester… I figli di un calciatore professionista disposto a girare l’Europa vedono il mondo e studiano in scuole internazionali: cioè nelle quali le lezioni si tengono in inglese e dove i programmi sono europei. Per avere un’idea basta rivedere l’intervista a Totti jr su Sky Sport UK dove ha lasciato tutti con un palmo di naso di fronte alla padronanza del linguaggio. A Frosinone non c’è una scuola internazionale.

La sera a Lisbona è possibile passeggiare, andare in un localino in, visitare musei.

Frosinone è una città che non ha nemmeno il Frosinone. La squadra si allena a Ferentino. Chi la deve affrontare in campionato va a dormire ad Anagni. Una parte del suo parco giocatori vive Roma e viene a Frosinone per allenarsi e giocare.

È vero che i soldi fanno uscire i morti dal sarcofago, come dice un proverbio. Maurizio Stirpe ha provato anche con quelli. Offrendo ad un calciatore (italiano, nome noto) una robusta somma in più a quella che gli veniva prospettata dalla squadra concorrente. La risposta è stata “No grazie, non è questione né di soldi né di progetto: ho famiglia”.

Serie A o Serie B, il Frosinone è una delle grandi occasioni mancate. Poteva essere il fulcro sul quale fare leva per far crescere un intero territorio, con servizi da Serie A, con collegamenti rapidi ed efficienti. Qui il problema non è la mancanza di pianificazione né la voglia di mettere mano al portafogli. È che in questa fase Frosinone è un gigantesco nulla con uno stadio modernissimo e poi più niente.

Pochi metri di strada e qualche albero di acacia stanno bloccando da anni una strada che darebbe il via alla realizzazione del progetto Academy. È un progetto che ha portato il piccolo Frosinone a contatto con l’università cinese di Foshan (10 milioni di abitanti, vicino Canton) e sviluppare un patto per esportare i modelli del calcio italiano. È stata coinvolta l’università di Cassino ed un discorso è stato avviato con la scuola calcio Ullo di Budapest.

Frosinone è una città più internazionale di quanto si possa pensare: il suo Conservatorio di Musica, la sua Accademia di Belle Arti attirano gli studenti stranieri. Perché le rette ed il costo della vita sono competitivi in confronto a quelli di altre città universitarie italiane. Il centro storico sta tornando lentamente a vedere un po’ di movimento, grazie a questi studenti. L’Academy del Frosinone è un progetto ancora più ampio ed articolato.

A Frosinone manca un’identità. Che non può essere quella data dal Frosinone Calcio e grazie alla quale il commesso di Lisbona sa che esistiamo. Non può essere solo quella dell’Accademia e del Conservatorio. Occorre uno sforzo corale e di sistema che non può venire solo dal territorio ma deve far parte di una strategia complessiva di sviluppo che in questo momento manca. Tanto quanto è mancata nel recente passato.

Una strategia che tenga conto dell’infinito potere attrattivo di Roma e dell’immediata contiguità geografica di Frosinone con la Capitale. Che continua ad essere geograficamente vicina e praticamente lontana fino a quando non si risolverà o il nodo del collegamento veloce o dell’imbuto ferroviario che ci fa mettere in coda una volta che il treno è arrivato a ridosso di Termini.

Maurizio Stirpe potrebbe tirare fuori milioni a palate ma servirebbero solo ad attrarre avidi mercenari. Il Frosinone non ha bisogno di loro. Ha bisogno di gente che creda nel Frosinone.

Ma per rendere il Frosinone un sogno credibile non può bastare da solo Maurizio Stirpe. Occorre una visione che ci tolga dal ruolo di vuota periferia dell’impero. E faccia dire al commesso di Lisbona, quando sente la parola Frosinone, qualcosa che non sia solo Football Club.