La sconfitta del Frosinone non è sul campo ma sugli spalti (di E. Ferazzoli)

Troppo marketing e poco cuore: il Frosinone ha iniziato qui a perdere. Scelte azzeccatissime e moderne: ma il cuore è altro. Ed il calcio è prima di tutto cuore.

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

16 giugno – 16 dicembre. Sono trascorsi appena sei mesi da Frosinone-Palermo. Ma se ti guardi intorno di quella notte non è rimasto più niente. In campo non c’è la tua squadra e sugli spalti, se possibile, va ancora peggio. La Curva Nord fa il suo ingresso al 10’. Per protestare contro l’assurda convalida di Daspo a tre dei suoi componenti. Una volta entrati in curva è subito evidente che molti di quei seggiolini rimarranno vuoti fino al 90’. E non sono i soli.

La politica dell’aumento dei prezzi ha desertificato la Tribuna Est (ex Distinti). I posti vuoti dicono che il mercato ha giudicato troppi 50 euro più diritti di prevendita per un biglietto di Frosinone-Sassuolo. Andare allo stadio a Frosinone o portarvi i propri figli è diventato una questione da ricchi. Peccato che questa provincia ricca non lo sia per nulla. C’è chi si avvicina ai botteghini per accertarsi che il prezzo sia proprio quello. Avutane conferma, alza le spalle e va via.

Siamo andati in Canada e perfino in Cina per esportare “il nostro brand” e abbiamo lasciato a casa la prima forma di affiliazione, la nostra gente. Ed è questa la prima vera sconfitta.

Perché con il Frosinone in serie A e con dei prezzi accessibili quegli spalti sarebbero stati pieni di bambini, di entusiasmo e di lacrime vere (visti i risultati). E non di cori che gridano Olè al fraseggio della squadra avversaria o di gente indispettita che va via dopo il secondo goal del Sassuolo solo perché “lo spettacolo non è più di suo gradimento”.  

E quelle maglie giallo azzurre confezionate con l’intento di celebrare i 90 anni di storia non fanno altro che confermare questo scollamento fra la società e i suoi tifosi. 300 capi in edizione limitata e al prezzo “modico” di 99 euro, con diritto di prevendita riservato, domenica 16 e lunedì 17 dicembre, ai member Premium o Exclusive. Ancora una volta una questione che ha molto a che fare con il marketing e poco con una lunga storia fatta d’amore reciproco. Un’appartenenza che di edizioni limitate non sa che farsene, un popolo che i 90 anni del Frosinone Calcio li ha già festeggiati da solo, il 19 settembre, mentre la società era impegnata ad accogliere la discesa di Mr. Ronaldo e compagni.

Cosa c’entrano una maglia ed il costo dei biglietti con la gara penosa di ieri? Purtroppo molto. Perché l’impietosa situazione che sta vivendo il Frosinone è frutto della stessa logica. Di scelte fatte trascurando il valore reale di giocatori già a disposizione per acquistare 16 nomi, molti dei quali, validi solo sulla carta. “Parleremo con il nostro tecnico, Longo, persona preparatissima, e con i responsabili del mercato, seguiremo le loro indicazioni e poi agiremo.” Col senno del poi si fa unpo’ di fatica a credere che gli auspici espressi dal Direttore Generale, Ernesto Salvini, nel post promozione siano stati messi in pratica.

Perché se da un lato Longo ha fatto più volte riferimento ai limiti tecnici della sua rosa, il che la dice lunga su quantavoce in capitolo abbia avuto nella campagna acquisti, dall’altro al netto dei fatti questa si è rivelata condotta a ribasso e alla rinfusa, con una palese situazione di incomunicabilità tra il consulente di mercato Stefano Capozucca e il direttore sportivo Marco Giannitti. Con il risultato di avere rinunciato all’orgoglio e alla fame agonistica di chi quella promozione se l’era guadagnata, senza però sostituirli con il tanto decantato salto di qualità (vedi la cessione di Matteo Ciofani, prima dato come un elemento certo e poi venduto al Pescara in extremis, e Paolo Sammarco messo fuori rosa all’ultimo minuto e reintegrato qualche settimana grazie all’infortunio di Halfredsonn). Ed è anche per questo motivo che le assenze di uomini come Paganini e Dionisi pesano come un macigno.

 Una preparazione scadente ha fatto il resto. Perché non è plausibile pensare che alla sedicesima di campionato una squadra abbia sulle gambe poco meno di un tempo e nemmeno ammissibile che l’infermeria sia sempre piena di nuovi clienti.

E ieri sul campo dello Stirpe a non pervenire è stata la forma fisica, il tasso tecnico, l’agonismo, un’idea di gioco vincente e non, una guida in grado di valorizzare i giovani talenti, vedi Pinamonti mandato in campo o quando non può fare granché o quando non c’è ormai più nulla da fare.

E sugli spalti tifosi increduli. Stanchi delle continue umiliazioni. Arrabbiati con chi dai microfoni di tutta Italia non fa che deridere questa squadra. Furibondi fino al punto di mandare a quel paese anche chi ti ha fatto piangere di gioia più di una volta.

Perché c’è un limite a tutto.

E a questo punto, dalla presidenza serve un segnale forte. Infatti, Longo va via. Non perché siano tutte sue le colpe ma perché serve un cambiamento radicale, che vada oltre le aspettative. Che riaccenda fiducia ed entusiasmo e che faccia pensare che in fondo non sia tutto già compromesso. E dalle indiscrezioni trapelate nelle ultime ore sembra proprio che l’annuncio dell’esonero arriverà nelle prossime ore. Tra i papabili sostituti resta in testa il nome di Marco Baroni, ex allenatore del Benevento.

Perché nessuno merita di sentirsi sconfitto anzitempo. Né chi quella maglia la indossa né chi quella maglia la ama incondizionatamente.

Perché quando alla fine torni a casa, con quella sciarpa ancora intorno al collo, non c’è rabbia o delusione che tenga. E non puoi fare a meno di ascoltare le parole del tuo capitano. Ed è proprio in quel momento che ti rendi conto che la tua fede non conosce limiti o sconfitte. Che quel legame non si è spezzato, e che se anche Ciofani ha quella faccia lì, forse la partita è ancora tutta (o quasi) da giocare.

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