Il rispetto che si deve al Frosinone (di G. Lanzi)

La sfida contro l'Empoli è la possibilità di scavare un solco. Ma prima di tutto occorre ricordare che al Frosinone si deve rispetto. Non a corrente alternata. Soprattutto da parte dei dei cosiddetti ‘fenomeni da tastiera’ che osservano ‘aleggiando’ aulici ma senza assistere,

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Rispetto per il Frosinone. In campo e fuori. Un Frosinone che merita allo stesso tempo pari dignità e meno piaggeria. Un Frosinone che non vuole che gli venga concesso ‘honoris causa’ ma nemmeno che gli si tolga. Un Frosinone che anche contro l’Avellino è stato al centro di un episodio da rigore, stavolta a favore ma che per quanto fosse abbastanza solare è rimasto nei ‘desiderata’.

Un Frosinone che prima del fischio d’inizio è stato dato addirittura ai playoff, nonché meta di partenza ‘comoda’ per la presenza di un tecnico ad un matrimonio illustre. E il ‘Benito Stirpe’ a fine gara indicato come terra di conquista e di festeggiamenti anticipati dell’Empoli, come se il Frosinone fosse con tutto il rispetto l’Acitrezza.

 

Non va bene.

 

Perché così si ingenerano dei fastidiosi ‘loop’ mentali che distorcono le realtà. Bisogna diffidare dei Giano Bifronte che popolano la vita quotidiana ed anche nel calcio è così.
E bene ha fatto il tecnico Longo a botta calda quando ha dichiarato sorridendo «in questo momento sono abituato alle trappole.

Quando ci si avvicina alla fine il cammino ne è sempre costellato». Trappole di tutti i tipi. Sul campo ma anche verbali. E molto di tutto questo circola in maniera quasi compulsiva sui social per mano dei cosiddetti ‘fenomeni da tastiera’ che osservano ‘aleggiando’ aulici ma senza assistere, guardano da lontano con disincantato interesse ed emettono il giudizio, meglio ancora se caustico.
Il Frosinone quest’anno è visto come una squadra che se vince ha fatto le cose pressoché normali, se pareggia ha toppato a prescindere e se perde va flagellato senza scampo.

Molti dimenticano che un campionato di serie B – il secondo di vertice senza considerare quello che ha fruttato la promozione – in un territorio comunque in difficoltà come quello ciociaro – dove il campanilismo ancora non superato non permette al Frosinone di essere la squadra di tutta una provincia – potrebbe essere un gran lusso e comunque uno spettacolo per palati fini.

 

Tra i personaggi di questo campionato e dell’ultimo turno, citiamo due attaccanti al di fuori del ‘perimetro’ di casa: uno si chiama Montalto, che con 18 gol tiene a galla le speranze di salvezza della Ternana nonostante Carretta sia l’uomo-mercato e l’altro è Mazzeo un ‘falso nueve’ che fa gol pesanti a tutte le latitudini, che a Frosinone passò troppo in fretta e che a Foggia ha trovato una seconda giovinezza.

 

Il calcio giocato nel frattempo ha regalato al Frosinone una vittoria d’oro in zona Cesarini su un campo che ormai è diventato un portafortuna. Quando tutti pensavano al Frosinone quarto in classifica, meta agognata per i playoff. Questo certifica in primo luogo che la condizione fisica della squadra è buona, non ci sono ‘buchi neri’ da dover riempire in fretta. Che Dionisi ha dato fuoco alle polveri, che se Bardi è bravo quanto sfortunato Vigorito non è una riserva, che Paganini tornato al gol è un valore aggiunto e che se Citro fa gol da 40 metri lo fanno Papa. E poi che a tre in mezzo al campo è meglio che due.

 

Adesso inutile girarci troppo attorno:quel vantaggio di due punti su Parma (in crescita) e Palermo (stabile) può diventare un solco battendo l’Empoli nel ‘vernissage’ di lunedi sera al ‘Benito Stirpe’. L’attacco ‘atomico’ dei toscani non sarà il solo osservato speciale di una formazione che il tecnico Andreazzoli ha ‘normalizzato’ dal suo arrivo, togliendo di torno le ‘nevrastenie’ e facendo da vero padre dall’alto dei suoi 67 anni. Conta tanto, se non tutto. Partita da vincere prima di cominciare per il Frosinone. Come si faceva una volta.

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