Frosinone, l’ultima frontiera delle elezioni prima del nulla

«Vi faremo la peggiore cosa possibile: vi lasceremo senza un nemico»: il colonnello del Kgb strinse la mano al suo ‘collega’ della Cia prima di lasciare Berlino. Intorno a loro un intero mondo si stava sgretolando: il Muro stava cadendo, gli schemi che avevano governato gli equilibri mondiali da Yalta in poi si stavano dissolvendo.

Nicola Ottaviani a Frosinone ha allestito le sue liste, con le quali marcerà verso le urne per conquistare la rielezione a sindaco. Tutte sono liste civiche. Di quella del ‘suo’ Partito, Forza Italia, si è disinteressato evitando accuratamente di farsi vedere in via Aldo Moro durante le riunioni del Coordinamento con cui definire le candidature. Altrettanto ha fatto con i Fratelli d’Italia. E Noi con Salvini ha dovuto fare anticamera tre settimane prima d’essere ricevuta. La strategia era chiara ormai da tre anni: niente Partiti politici, il peso della rielezione deve essere sostenuto quasi interamente dai movimenti civici.

Il motivo, il suo avversario Fabrizio Cristofari ci ha messo un attimo a capirlo. Gli è bastato il tempo di un sondaggio, il primo effettuato da Ciociaria Oggi. Il messaggio inviato da quel test è stato subito chiaro: i Partiti sono finiti, anche a Frosinone non rappresentano più l’elettorato. La gente, gli elettori, non si riconoscono più. Ed il presidente dell’Ordine dei Medici, lanciato nella corsa per conquistare il municipio, ha adeguato subito la strategia: «Il Pd è solo un alleato», «I problemi del Pd nel scegliere i candidati? Non mi interessa. Ho le mie liste, scendo in campo con loro».

La situazione deve essere dannatamente concreta se uno degli ultimi Partiti Politici in Italia, il Psi, ammaina il simbolo a Frosinone. Seppure timidamente, mantenendo tutti gli elementi storici, ma il candidato vice sindaco Vincenzo Iacovissi l’altro giorno, presentando il simbolo, ha sottolineato: «E’ diverso da quello di Partito, del quale siamo orgogliosi, che però guarda alle istanze della società civile».

Il segnale chiaro lo avevano dato le elezioni comunali di Ceccano due anni fa. Il candidato sindaco Roberto Caligiore non aveva voluto simboli di Partito a sostenerlo. E’ andato alle urne solo con liste civiche. Ha vinto lui. Nulla ha pesato il fatto che quelle civiche fossero piene zeppe di persone che la politica la praticavano da decenni e fino alla settimana precedente avessero militato in un Partito. La prova del nove la si è avuta un anno dopo, alle elezioni comunali scorse, quelle del 2016: a Sora ha vinto Roberto De Donatis. Per mesi il tira e molla con Mario Abbruzzese era sul simbolo di Forza Italia. Alla fine il leader azzurro ha ceduto, ammainando il simbolo dalla lista. E si è ritrovato dentro lo schieramento che di lì a poco ha vinto.

Macron in Francia non solo conferma che ormai la strada è questa. Ma va oltre. Dimostra che aveva dannatamente ragione quel visionario di Zygmunt Bauman che prima di tutti teorizzò la nascita della società liquida. Non occorre più un Partito, il movimento En Marche è stato fondato nel 2016 ed è riuscito ad intercettare tutta la delusione ed il malcontento degli elettori.

L’analisi più cruda e cinica, ma proprio per questo, dannatamente esatta, arriva da Frosinone. La traccia un esperto del settore big data, Armando Mirabella. «In questa epoca di fast politics la massa elettorale mobile e decisiva vive solo di stimoli e di emozioni. Alle leadership viene solo chiesto di interpretare gli umori della gente e velocemente reagire alle notizie. Per fare questo non c’è bisogno di Partiti, ma di semplici contenitori in grado di confezionare un’offerta last minute per gli elettori».

I programmi? in questo scenario non servono: idee last minute in base alla pancia dell’elettorato nel momento in cui si sale sulla scaletta per tenere il comizio.

La prova del nove si avrà nei prossimi due mesi. A Frosinone vincerà chi sarà meno compromesso con i Partiti. Andrà in municipio chi dimostrerà d’avere meno legami con loro. L’operazione ‘diluizione‘ è già iniziata. Esattamente come accadde a Ceccano e Sora, i politici si stanno diluendo nelle Civiche, mimetizzandosi al loro interno. Vale per il centrodestra e per il centrosinistra. Ecco il perché della corsa di Nicola Ottaviani a sganciarsi dai Partiti. Ecco spiegato il distacco con cui Fabrizio Cristofari segue le vicende del Pd. Sempre più chiaro il tentativo di Stefano Pizzutelli per ritagliarsi uno spazio spernacchiando i Partiti. Proprio come fatto a Latina da Damiano Coletta.

E il Movimento Cinque Stelle? Forse è proprio questa la sua ultima occasione. Perché tra poco sarà in campo l’operazione che quel 9 novembre 1989 il colonnello del Kgb in partenza da Berlino annunciò al suo ‘corrispondente’ Cia. I Partiti stanno per lasciare il MoVimento senza un nemico contro il quale strillare. I casi di Roma, delle firme per le candidature, le figure barbine rimediate a Palermo come a Genova e Bruxelles… Lentamente fanno scivolare i grillini verso qualcosa di già visto. Con il rischio enorme di vedersi sorpassati da un nuovo contenitore last minute pieno di fast politics. Con all’interno, ironia della sorte, proprio Nicola Ottaviani e Fabrizio Cristofari.

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