Frosinone guida la rivolta dei rifiuti contro Roma: «Mai più la vostra discarica»

La provincia di Frosinone ha detto no ai rifiuti della Capitale. E se vuole farseli lavorare dalla saf di Colfelice ora dovrà pagare molto, molti di più. Un criterio che anche le altre province stanno adottando. Seguendo l'esempio della Ciociaria.

Cecilia GENTILE
per LA REPUBBLICA

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Le province annunciano la loro indisponibilità ad accogliere i carichi Dopo lo stop dall’estero per Ama si profila il caos

Le province non saranno più la discarica di Roma” . La linea è questa. E se non fosse abbastanza chiaro è stato ripetuto e condiviso nell’ultimo direttivo dell’Upi (Unione province italiane) Lazio, convocato a inizio agosto dall’assessore regionale all’Ambiente Massimiliano Valeriani, in vista del nuovo piano rifiuti.

 

La mappa della discordia

Un direttivo in cui, neanche a dirlo, non era presente il rappresentante della provincia di Roma, adesso Città metropolitana. “Non ci sono quasi mai” , conferma Pietro Nocchi, presidente della provincia di Viterbo.

Un comportamento che fa il paio con la strana creatura dal Campidoglio definita mappa delle aree inviata alla Regione dagli uffici della Città metropolitana. “Una mappa senza l’avallo politico – osserva Valeriani – Possibile che la localizzazione degli impianti non sia mai stata discussa nè in giunta nè in consiglio? Il tema dei rifiuti non può essere una vicenda meramente amministrativa. Senza contare che non c’è neanche un’area dentro il territorio del comune di Roma” .

A settembre l’assessore ripartirà da qui: “Voglio che i rappresentanti politici mi diano conferma: sono proprio queste le aree?“.

 

Pompeo contro Roma

Antonio Pompeo, presidente della provincia di Frosinone, territorio molto provato dai rifiuti di Roma, che vanno al Tmb della Saf, nella discarica di Roccasecca e nel termovalorizzatore di San Vittore, va alla carica: “Roma deve dotarsi di suoi impianti di smaltimento, vale a dire di una sua discarica di servizio e di un termovalorizzatore. Frosinone continuerà ad accettare gli indifferenziati nel Tmb del consorzio pubblico Saf, sempre che Ama accetti il rincaro della tariffa che tutti i comuni hanno deciso per i non soci. Ma lo smaltimento no. Per motivi di impatto ambientale e per motivi contingenti: la nostra discarica sta andando ad esaurimento. Se continuiamo a prendere i rifiuti di Roma poi non ci sarà più posto per i nostri“.

 

I numeri da brividi

I dati li ricorda l’assessore Valeriani: “La capitale effettua il 100% dello smaltimento dei suoi rifiuti fuori del suo comune. Roma produce il 60% dei rifiuti di tutta la regione eppure grava sulle altre province. Il nuovo piano dovrà riequilibrare queste disfunzioni“.

L’ultimo piano risale al 2012: Roma aveva ancora Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, e Manlio Cerroni era il dominus indiscusso dei rifiuti di Roma.

Ora tutto è cambiato: la capitale si serve ancora dei due Tmb di Cerroni dove porta 1250 tonnellate al giorno di indifferenziato, ma il dominus è stato raggiunto dall’interdittiva antimafia e il Colari è amministrato da un commissario nominato dal prefetto.

Nel frattempo Roma continua il suo “gioco dell’oca” dei rifiuti, ogni volta cercando nuovi soggetti disposti ad accettare la sua spazzatura.

Nel puzzle dei complicati incastri sono venuti meno l’Abruzzo e la Germania, che ci ha lasciato come gadget il treno con 700 tonnellate di rifiuti, tornato in carico ad Ama, costretta a rivolgersi di nuovo al Colari per un surplus di trattamento.

E la Saf si prepara ad alzare il prezzo: non più 160 euro a tonnellata, ma 177.

 

È finita l’epoca dello scaricabarile – dice anche Giuseppe Rinaldi, presidente di Upi Lazio e della provincia di Rieti – I rifiuti sono un problema di cui devono farsi carico tutte le province del Lazio“. E Nocchi: “Non si può pensare di delegare tutto alle province“.

 

 

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