Frosinone, i Bimbi di Conte e l’alunno caduto nel tombino

La lettera del piccolo Francesco, la disavventura dell'amichetto, il sostegno al Campo largo ma non larghissimo di Marzi. In ritardo ma con classe, tocca questioni nazionali e territoriali. E poi la replica a Calenda: "Vada su Marte con la Meloni"

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

«Buongiorno Frosinone. Accoglienza meravigliosa e già due nuovi amici»: Francesco e Chiara, dodicenni, i “Bimbi di Conte”. Lo hanno accolto anche loro con entusiasmo, attendendolo sotto il sole malgrado i trentacinque gradi all’ombra. Non c’erano soltanto politici e attivisti. C’era anche la gente: perché lui è il Premier della Pandemia, nato Avvocato del Popolo.

Conte con la maglia del Frosinone

Se n’è andato dal Capoluogo ciociaro con la Numero 10 del Frosinone Calcio: donata da alcuni fan.

Giuseppe Conte è approdato in tarda mattinata lungo la centrale via Aldo Moro col suo solito savoir-faire: quello sfoderato da Presidente del Consiglio anche per gli annunci da cardiopalma sull’emergenza Covid.

Dalle Bimbe ai Bimbi di Conte

L’intervento di Giuseppe Conte a Frosinone

Si è portato via anche la lettera del piccolo Francesco, aspirante politico, che lo ha ringraziato per «l’impegno e la costanza» ai tempi del lockdown. Nella stessa missiva, come per prima cosa ha riportato Conte sul palco, non c’è scritto solo quello: «Le scuole di Frosinone non sono sicure secondo Francesco, proprio ieri un suo amico è caduto in un tombino lasciato aperto vicino alle strisce pedonali».  

Conte ha generato da tempo, ma per davvero, le “Bimbe di Conte”: rappresentate anche in Piazza Monsignor Carlo Cervini, dove ogni due per tre è partito un “Sei bellissimo” dalle diversamente giovani. Ma soprattutto dove Domenico Marzi, candidato sindaco del Campo largo, ha aperto la campagna elettorale una settimana fa. Per poi fare un tour elettorale, passando anche per quella piazza, con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti in vista delle Elezioni amministrative di domenica 12 giugno. Mercoledì sarà la volta del segretario Enrico Letta: il suo successore. (Leggi qui Zingaretti a Frosinone: «La Destra disse ai ciociari di curarsi all’Umberto I»).

In ritardo ma con classe

L’accoglienza all’ex Premier Conte

Conte non si è smentito: come per il lancio degli allora Decreti anti Covid, attesissimi a ora di cena per sapere cosa fare o meno il giorno dopo, si è presentato con un’ora di ritardo. Ma a Conte, in fondo, gli si perdona tutto. Del resto non c’è stata sinora guest star che abbia spaccato il minuto. Si è scusato immediatamente una volta salito sul palco con Marzi e le emozionate pentastellate frusinati Ilaria Fontana e Francesca Ruggiero: l’una sottosegretaria alla Transizione Ecologica e l’altra capolista del Movimento 5 Stelle, nella “loro” Frosinone. Al coordinamento Paolo Ruggeri.

Il M5S sta nel campo largo di centrosinistra, costruito attorno al Pd. Nonché alla ricandidatura dell’ex Primo Cittadino a 15 anni di distanza dal doppio mandato 1998-2007. A Piazza Cervini, tra gli altri, c’era il gotha territoriale del Pd: tra gli altri il leader provinciale Francesco De Angelis, il consigliere regionale Mauro Buschini, il segretario della federazione ciociara Luca Fantini e il capolista Angelo Pizzutelli. Che è stato il più votato di tutti nel 2017 ed è capogruppo consiliare in uscita.

E poi, assieme ai loro candidati di punta, gli esponenti delle liste del Campo largo: Gianfranco Pizzutelli (Polo Civico); Stefano Pizzutelli (Frosinone in Comune) – strano scrivere tutti e tre i Pizzutelli di seguito, anche perché il primo stava col centrodestra – Luigi Vacana, Biagio Cacciola e Giuseppe Patrizi (Piattaforma Civica Ecologista). A completare la coalizione la Lista Marzi Sindaco, guidata dal già leghista Carlo Gagliardi, e la Lista Michele Marini, già vice e successore del ritrovato amico Memmo.

Campo largo, non larghissimo

I 5 candidati a sindaco di Frosinone

Tutti nel Campo largo tranne Azione e Partito Socialista, che supportano rispettivamente Mauro Vicano e Vincenzo Iacovissi. L’ex dirigente Asl e Saf è stato rifiutato come «nome calato dall’alto dal Pd»: poi il passo di lato e infine al Centro (politico).

L’altro, vicesegretario nazionale del Psi, ha preso nettamente le distanze dal Campo largo assieme al resto del Nuovo Centrosinistra: formato tra gli altri da Più Europa, il Partito della radicale Emma Bonino, federato con Azione a livello nazionale. Però a Frosinone, ma ormai se ne vedono di tutti i colori, non sono neanche alleati tra di loro.

Tre le questioni nazionali ma anche locali e le accuse rispedite ai mittenti, sempre con quel suo sorriso sardonico, Conte ha spiegato perché i Cinque Stelle stanno nel Campo largo di Marzi. «Questo è un progetto politico serio. Il Movimento 5 Stelle si appoggia a un progetto politico soltanto quando è convinto e quel progetto abbia programmi compatibili con gli interessi dei cittadini e i nostri valori identitari. Tra gli altri inclusione sociale, transizione ecologica e transizione digitale».    

Detto questo, sono fioccate le domande con il punto interrogativo politico. Ma bisogna ripartire dalla scorsa settimana: quando al Fornaci Cinema Village di Frosinone, accolto come un attore di quelli bravi, è arrivato Matteo Salvini. Per la presentazione della lista della Lega e della Civica del sindaco uscente Nicola Ottaviani (Lista Ottaviani – Prima Frosinone), coordinatore provinciale del Carroccio. Ma, alla volta di una candidatura pesante, Ottaviani si conterà con la “sua” Lista: capeggiata dall’assessore in scadenza Massimiliano Tagliaferri.

Salvini, Meloni e Calenda contro il Reddito

Giorgia Meloni durante un selfie al Parco Matusa di Frosinone

Salvini, guardando Ottaviani e l’erede designato Riccardo Mastrangeli, ha detto di vederci doppio: non uno bensì due sindaci. Il reddito di cittadinanza? «È diventato un reddito di nullafacenza, non viene premiato il merito». Il Capitano della Lega, nell’occasione, ha preso nettamente le distanze dal cavallo di battaglia dei Cinque Stelle: approvato ai tempi del gialloverde Governo Conte 1, anche dalla Lega, in contraccambio con la pensione a Quota 100. «Era un progetto promettente e lo abbiamo approvato, ma se non funziona basta – ha detto Salvini del reddito di cittadinanza -. Con i navigator di cui si sono perse le tracce e hanno guadagnato senza fare un accidente». (Leggi qui Salvini a Frosinone: “Qui vedo due sindaci, vinciamo al primo turno”).

Lunedì, poi, è stata la volta della rockstar Giorgia Meloni all’interno del centrale Parco Matusa: il verde del centrodestra, realizzato dall’amministrazione Ottaviani al posto dell’ex Stadio del Frosinone. E aridaje, come direbbe la presidente di Fratelli d’Italia, con il reddito di cittadinanza. «Surreale sul piano educativo – così Meloni -. Sono stata presa molto in giro per il fatto che da ragazza facevo la cameriera. Uno di Striscia la notizia mi disse che al Consiglio dei Ministri potevo portare il caffè. Sarebbe di certo più dignitoso de vestisse da scemo e rincorre i parlamentari sotto a Montecitorio». (Leggi qui Giorgia infiamma il Matusa: «Sulla via giusta finché ci dipingono come mostri»).

Finita qui? Macché, anzi. Presso Piazzale Paniccia, sempre lungo via Aldo Moro, è arrivato il nemico giurato del Movimento 5 Stelle: Carlo Calenda, già viceministro e ministro dello Sviluppo Economico, segretario nazionale di Azione. Un Partito nato staccandosi dal Pd proprio per il rifiuto di Calenda di prendere anche un caffè con i Grillini. La risposta alla domanda secca del collega Corrado Trento, per Ciociaria Oggi, è stata provocatoria: «Non affiderei incarichi ai Cinque Stelle neanche su Marte. È persino meglio Fratelli d’Italia del Movimento 5 Stelle». (Leggi qui Calenda a Frosinone: «Campo largo? Vinci ma non governi. FdI? Meglio del M5S»).

«Calenda vada su Marte con la Meloni»

Carlo Calenda, leader di Azione, a Frosinone

È stato chiamato in causa riguardo al Reddito a cinque stelle. E Conte ha replicato a tutti e tre: i due big del centrodestra e l’uomo-partito che pare stare più di là (destra) che di qua (sinistra), ma diciamo al Centro. Ha detto: «I privilegiati della politica, che guadagnano 500 euro al giorno, vogliono togliere 500 euro al mese a chi non ha di che sopravvivere. Non mi sembra dignitoso neanche da pensare. È una barbarie politica».

Poi gli hanno nominato Calenda e gli si sono illuminati gli occhi: «Nemmeno su Marte darebbe incarichi ai Cinque Stelle? Preferisce Fratelli d’Italia al M5S? Allora gli consiglio di andare su Marte e vivere lì in compagnia della Meloni». What else? Il carico lo ha messo Marzi ma su Salvini. Dopo aver ringraziato Conte di aver troncato i rapporti con la Lega. Non è mancato il sarcasmo: «Ora Salvini pensa che tocchi a lui trattare con Putin – lo ha canzonato Marzi -. Vuole farlo da Riccione stavolta?». Riferendosi ovviamente a un potenziale sequel del Papeete: il club trendy in spiaggia da dove il leader della Lega diede il via alla crisi del Conte 1.

Passiamo oltre, all’attualità: l’ex Premier ha spaziato dalle questioni internazionali alla tenuta del Governo fino ad arrivare anche alle vicende territoriali. Conte, si sa, è contrario all’invio di armi pesanti in Ucraina: «Dobbiamo entrare in una nuova fase, nella quale non faremo mancare il nostro sostegno all’Ucraina però adesso non dobbiamo più pensare all’escalation militare. Ora dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi sul piano diplomatico. Se l’Italia agisce con determinazione e coraggio, può indirizzare l’Unione Europea, la Comunità internazionale e le stesse parti in guerra verso una soluzione politica». Su questo, come ha criticato Calenda, la pensano all’opposto del Partito democratico.

Dalle questioni nazionali a quelle locali

Conte a Frosinone

E poi la domanda, pensando all’asse Pd-M5S, sulla tenuta del Governo: «Il Movimento 5 Stelle fa la sua parte e quando pone questioni lo fa nell’interesse generale degli italiani. Sono questioni politiche serie. Per il resto siamo assolutamente disponibili a dare il nostro contributo e andare avanti con la massima serietà e responsabilità, vista la situazione complicata che sta attraversando il Paese, i lavoratori e anche chi non ha lavoro».

«Con il Pd c’è un percorso privilegiato di confronto». Non una vera e propria alleanza, tipo Azione e Più Europa (tranne che a Frosinone), ma un’intesa di massima. Con tutti i paletti che ne conseguono.

Conte, a proposito di questioni locali, ha ribadito la contrarietà del M5S alla sospensione del Sin Bacino del Fiume Sacco. È stato il governatore del Lazio Zingaretti, già segretario del Pd, a richiederla al Ministero della Transizione Ecologica: per mantenere nel Sito di interesse nazionale, da analizzare ed eventualmente bonificare, esclusivamente gli argini fluviali e “liberare” le industrie circostanti. Anzi, con tanto di screzio, è stata richiesta direttamente al Premier Draghi.

Valle del Sacco, rifiuti, economia circolare

Il Governatore Nicola Zingaretti ed il ministro Sergio Costa all’inaugurazione dei lavori per la bonifica della Valle del Sacco

«56 milioni di euro sono stati destinati alle bonifiche», ha rivendicato Conte da ex Premier. L’accordo di programma per la bonifica della Valle del Sacco, d’altronde, fu siglato prima della fine della sua prima presidenza del Consiglio.

Quello, che a proposito di asse Pd-M5S a tutti i livelli, sottoscritto dal Ministro dell’allora Ambiente Sergio Costa, indicato dal Movimento 5 Stelle ormai firmato Transizione Ecologica, e dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.  (Leggi qui Fontana: “Sospendere il Sin? Fesserie”. Regione: “Chiedi a Draghi”).

«Noi politici dobbiamo assumerci la responsabilità di gestire il ciclo dei rifiuti. Significa abbracciare primariamente l’economia circolare – ha argomentato Conte in materia ambientale -. Invece il vecchio modello, ossia prendere i rifiuti così come sono e buttarli nell’inceneritore che produce fumi inquinanti e scorie pericolose, è superato. Lo dobbiamo dire ai cittadini. Non possiamo realizzare, addirittura tra anni, ricette del passato».

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