Da panchinaro a titolare. Nicola Citro e l’arte di saper cogliere un’occasione

Foto: copyright Frosinone Calcio

Il mondo visto dalla panchina. È insopportabile per un calciatore. Soprattutto se è un attaccante. La domenica di Nicola Citro: da panchinaro a titolare di Frosinone-Novara. Non delude mister Longo. Segna l'unico goal della gara e si prende gli applausi della Nord

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

A nessuno piace stare in panchina. Ad un attaccante meno di chiunque altro.

Protagonista indiscusso del palcoscenico, i tuoi piedi hanno il potere di sbloccare risultati, far cantare la curva, pompare adrenalina nei cuori.

La panchina spegne i riflettori. Te ne stai lì seduto ad aspettare un’occasione, a vedere i compagni correre, lottare, segnare al posto tuo. Ma immaginare non ti basta; per essere hai bisogno di calcare la scena, di sporcare gli scarpini, di vincere la tua personalissima guerra con l’estremo difensore avversario. Hai bisogno di una possibilità, di sentire addosso la luce di quei riflettori, di 90’ che convertano un pubblico dubbioso e bisbigliante; hai bisogno di dimostrare che non hai mai smesso di essere quello che sei: uno che i goal li fa..

Al di là della vittoria e della provvisoria vetta in classifica è questa la pièce andata in scena ieri allo Stirpe. Lo speaker legge le formazioni: Dionisi non c’è. Al suo posto, Nicola Citro.

La meritocrazia è una qualità che mister Longo sa riconoscere ed è anche per questo che lo schiera titolare per la seconda volta consecutiva.

Il pubblico rumoreggia e si domanda “Ancora lui?! Perché?”. È difficile rinunciare ad un’abitudine, soprattutto se questa porta il nome di Federico Dionisi.

Poi la pioggia, un assist, un guizzo, l’angolo più lontano. Una scivolata scomposta che gli nega la gioia dell’esultanza.

È il minuto 23. Numero associato alla fortuna. Quella combinazione casuale di eventi che non smette mai di avere l’ultima parola sulle sorti di ciascuno di noi. Oggi Citro è bravo, fortunato e ha voglia di giocare. Non ha intenzione di farsi rubare la scena, non oggi. Così nonostante la caduta, rifiuta il cambio, si lascia medicare e torna a prendersi quello che gli spetta: il suo ruolo da protagonista.

La doppietta si stampa su un palo bagnato e ben difeso.

Esce all’84’ fra gli applausi di un pubblico che stavolta non bisbiglia più.

È finita. Lo Stirpe stringe in mano i tre punti e si gode la vittoria; e anche Citro, col suo numero 20 che nella Smorfia napoletana significa “a’ festa”. La festa di chi ha ripreso a correre e ad emozionare, di chi non ha potuto soltanto immaginare il boato della Nord ma se lo è visto piovere addosso.

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