Frosinone ritrova la tigna altrimenti sono guai

Foto: copyright Foto Casinelli per Frosinone Calcio

Errori di gioventù. Che ci possono stare. Il Frosinone ha gli uomini giusti per equilibrare i suoi assetti. Ed ha tutto il tempo per correggere l'avvio di campionato. Ma ad una condizione: ritrovare quella tigna, quella garra, quel carattere che ne hanno fatto 'il' Frosinone

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Cancellare, e subito. Anzi, forse sarebbe proprio meglio strapparla questa quarta pagina orribile scritta sabato nel secondo libro del Frosinone in Serie A. Dobbiamo necessariamente fare finta che la stagione duri 37 partite e non 38, perché la gara con la Sampdoria deve essere distrutta dalla memoria.

 

Cosa si salva

Partiamo dalle cose buone? Sì, il primo tempo hai giocato poco più di mezz’ora in maniera discreta ed hai colto una traversa. Vogliamo metterci anche il sostegno incondizionato della curva? Sì, il pubblico non ha mai smesso di cantare.

Alla fine però parlano il campo ed i suoi numeri, i palloni che riesci a mettere nella porta altrui e quelli che raccogli nella tua. E la risposta è impietosa: tre sconfitte ed un pari, zero gol fatti e dieci subiti.

 

Cosa non va

In questo primo scampolo di stagione la squadra di Longo sembra affetta da un forte mutismo selettivo.

Cosa significa? La squadra sa parlare (giocare a pallone per intenderci), ma non riesce ad esprimersi. Non arriva quasi mai in porta, non crea, si affida a giocate estemporanee e pochissime volte lineari. Le uniche occasioni dell’anno sono arrivate su traversoni (ma se ne sbagliano 9 su 10), su azioni personali (Ciano con l’Atalanta e Cassata con la Lazio) mentre le azioni manovrate arrivano col contagocce.

È questo il dato che preoccupa di più? Macché. La cosa che più deve lasciar pensare è quel fattore T che ha sempre caratterizzato i giocatori in maglia gialla e che ancora latita. Dove T sta per tigna, ignoranza, garra, chiamatela come accidenti volete.

Il Frosinone ha bisogno di ritrovare l’anima e di tornare a mordere le caviglie dell’avversario, poi il resto arriverà.

 

Finché ha ringhiato…

In quei trenta minuti e spicci in cui sabato il Frosinone ha dominato la Samp, lo ha fatto perché ringhiava, aggrediva e recuperava palla e solo così puoi pensare di avere la meglio in massima serie.

Longo ha gli strumenti per lavorare, ma il tempo non è infinito. Bisogna instillare nei nuovi quello spirito che ha sempre caratterizzato il leone. C’è la necessità di fare delle scelte nette e a partire dal presidente, fino ad arrivare al magazziniere, la società ha gli uomini per farlo.

Non c’è bisogno di dare suggerimenti, qui nessuno ha il patentino da allenatore o si è assunto il rischio d’impresa. C’è solo da riconoscere che ci vuole una scossa ed una sterzata a livello emotivo.

Si può ripartire dal ritorno di Daniel? Sì, ma un uomo non può far nulla malgrado sia il simbolo di questa provincia calcistica.

 

E ora la Signora

Ora sotto con la Juve, perché poi c’è la Roma e pensare di poter aspettare il momento giusto per risorgere è solo un modo per continuare ad affondare. Magari con il dolce rumore di una curva innamorata che canta, ma se perdi e non lotti la sostanza non cambia e alla fine anche chi ti ama si arrabbia, e non a torto.

Frosinone, torna a lottare perché la strada è appena iniziata e solo con la tigna potrai spingere quel pallone in rete. E non importa chi avrai di fronte, se Ronaldo, Dzeko o Nostro Signore.

Se lotti tutto diventa più semplice, perfino sognare di far tornare la Juve a Torino a mani vuote o fare un blitz all’Olimpico.

Il modesto Chievo ha strappato un punto alla Roma, noi non siamo da meno. Ma solo se ci mettiamo la tigna, senza quella siamo già in B.

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