Quel Frosinone operaio che non deve giustificazioni alla Serie A (di E. Ferazzoli)

Il Frosinone è diverso. Ha smesso di giustificarsi per la sua presenza in Serie A. E lotta su ogni pallone. Perché non sempre vince il migliore: ma quello che ci crede di più

Elisa Ferazzoli
Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

“Questa è la vittoria di un gruppo che ci sta credendo settimana dopo settimana”. Il successo di domenica contro la Samp sta tutto nelle parole di Edoardo Goldaniga. Sta nelle sue braccia alzate mentre saluta i 50 tifosi ciociari presenti al Marassi. Nel suo sguardo fiero, nel suo sorriso orgoglioso, immortalato di sfuggita dalle telecamere di Dazn a fine partita.

Sta in un’esultanza che sa di appartenenza. L’appartenenza ad un gruppo che con l’arrivo di Baroni in panchina sta maturando consapevolezza, coesione e la capacità di trasformare i propri limiti tecnici in potenzialità.

Un “gruppo che ci sta credendo” che aspira, desidera, difende e pretende di raggiungere determinati obiettivi. Un gruppo fatto di uomini dallo spirito rinnovato mai più scesi in campo con l’andatura degli “sconfitti in partenza” e la paura di chi percepisce se stesso come l’ultimo della classe – condizione psicologica che farebbe vacillare il più saldo dei fuoriclasse. Un gruppo coeso e focalizzato a fare punti a prescindere dall’avversario di turno. Un gruppo guidato da un allenatore che ha saputo motivare una squadra arrendevole e confusa.

Con mister Baroni si ha come la sensazione che la si possa smettere di sentirsi in dovere di giustificare la propria militanza in Serie A, sia come singoli sia come  squadra, e si possa invece iniziare a lottare per pretendere di mantenerla.

“Fai quello che puoi con quello che hai, nel posto in cui sei.”

Come contro la Lazio, come contro la Samp. “Abbiamo cercato di lottare su ogni palla perché sapevamo di essere inferiori tecnicamente alla Sampdoria ed era l’unica cosa da fare” ha dichiarato Daniel Ciofani nel post gara.

E va bene così. Perché non detto che debba vincere sempre quello ritenuto “migliore” sulla carta. A volte vince chi fa squadra, chi non abbassa la guardia nemmeno per un attimo, chi non lascia giocare l’avversario, chi si dimostra capace di sfruttare l’unica vera occasione di tutta la gara.

È così che il Frosinone ha strappato i tre punti alla Samp. Con una prova corale che rende ogni giocatore indispensabile; a partire dalla prestazione di Marco Sportiello, prima decisivo su Quagliarella poi semplicemente immenso sul tiro di Colley a pochi minuti dalla fine.

È così che Daniel Ciofani ha finalizzato con cinismo e classe l’unico tiro in porta di tutta la partita.

Una prova che non fa che ribadire – qualora ce ne fosse bisogno – quanto sia fondamentale la sua presenza in campo sia in termini di gioco e finalizzazioni sia in qualità di guida carismatica e capitano. Per lui terzo goal in campionato, dodicesimo in serie A.

È così che il Frosinone si prepara ad affrontare la sfida di venerdì con la prima della classe. La Juventus.

Con l’umiltà di chi deve salire uno scalino alla volta. Con la spregiudicata razionalità di chi inizia  a non sentirsi soffocato e condannato da statistiche e probabilità. Con la forza di un gruppo che crede davvero in sé e nella salvezza. 

Con una tale intensità che sa di prima volta.