Lo spettro delle elezioni bis che sarebbe una sconfitta per tutti

Lo spettro delle elezioni bis. Che ha preso più consistenza dopo il primo giro di consultazioni. Sarebbe un fallimento per un'intera generazione politica. Alla quale il Paese ha conferito un mandato: essere governato.

Il Movimento 5 Stelle guarda alla Lega ma non vuole né Berlusconi né i Fratelli d’Italia. Perché «con loro non sarebbe cambiamento». I parlamentari di Giorgia Meloni non vogliono i pentastellati. Che considerano dei parvenu della politica “eletti solo grazie a trenta click su Internet, inesperti ed inadatti ad amministrare“. Il Pd non vuole schiodarsi dai banchi dell’opposizione per passare a fare la stampella. Si resta così nello stallo. Rappresentato in maniera plastica ieri sera negli studi di A Porte Aperte su Teleuniverso dal senatore Massimo Ruspandini (FdI) e dal deputato Luca Frusone (M5S).

Posizioni troppo nette. Emerse in studio allo stesso modo in cui sono apparse a Sergio Mattarella dopo avere incontrato i vari leader. Per questo ha deciso di lasciare tutti in ammollo per una settimana.

Poi il secondo giro di consultazioni al Quirinale, forse ne servirà anche un terzo, magari effettuato dal presidente di uno dei due rami del Parlamento al quale il Capo dello Stato affiderà un mandato esplorativo.

In Belgio ci sono voluti due anni per formare un governo, in Spagna sei mesi, in Germania tre con la predisposizione di un documento vasto circa cento pagine nel quale si dice cosa s’intende fare. Frusone lo ha ipotizzato in studio. Ruspandini lo ha giudicato non ricevibile se condizionato alla figura di Luigi Di Maio come premier.

È stato a quel punto che Luca Frusone (mancato vice presidente della Camera per poco) e Massimo Ruspandini si sono trovati d’accordo finalmente su un punto: “se si deve tornare alle elezioni noi siamo pronti”.

Non è stata una mossa fatta per spavalderia. Si parla sempre più insistentemente di un possibile ritorno alle urne in tempi rapidi. C’è chi ipotizza giugno, ma il mese più “caldo” potrebbe essere ottobre. I neo eletti parlamentari non hanno fatto in tempo a prendere confidenza con il Senato e la Camera che subito dovranno rituffarsi nella mischia. Nel frattempo però potrebbe cambiare la legge elettorale e, soprattutto, potrebbero cambiare perfino le alleanze. («Non è nell’elenco delle nostre priorità ma potrebbe essere nella nostra agenda se questa Legislatura dovesse rivelarsi ingovernabile» ha detto Frusone)

In provincia di Frosinone il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) e i deputati Francesco Zicchieri (Lega) e Ilaria Fontana (Cinque Stelle) sono stati eletti a suon di voti nei collegi maggioritari, quelli nei quali basta un solo consenso in più per vincere o perdere. Potrebbero essere costretti a rimettersi in gioco immediatamente.

Nel proporzionale gli eletti sono stati Luca Frusone ed Enrica Segneri (Cinque Stelle), Francesca Gerardi (Lega), ma pure Gianfranco Rufa, anche lui della Lega, eletto nel collegio di Viterbo al Senato. Se si tornasse al voto ad ottobre, di nuovo a pedalare. Ammesso che siano sempre gli stessi ad avere la bicicletta.

Inoltre, in Forza Italia e nel Partito Democratico comincerebbe la corsa al tentativo di rivincita dei vari Mario Abbruzzese, Francesco De Angelis, Maria Spilabotte, Nazzareno Pilozzi. Forse perfino di Francesco Scalia. Ma il Pd si affiderebbe ancora a loro? Impantanato in una discussione sul rinnovamento che non riesce ad andare oltre alla frase “Dobbiamo ripartire”, il Pd non ha ancora detto da dove intende ripartire ed in quale direzione vuole andare.

In un quadro del genere si riaprirebbe la fase delle promesse, delle strette di mano, delle lotte interne, dei confronti a distanza. Con Cinque Stelle e Lega pronte ad una sorta di referendum a due per cercare di “cannibalizzare” Pd e Forza Italia.

Il 4 marzo gli italiani hanno votato in maniera chiara e netta. In una democrazia parlamentare spetta ai Partiti, ai deputati e ai senatori dare poi rappresentanza a quel voto rispettando le indicazioni della gente.

Ritornare alle urne sarebbe una sconfitta. Perché sarebbe un’ammissione di incapacità fatta da tutti: leader e singoli parlamentari. Ai quali il Paese ha dato il compito di governarlo: trovassero loro il modo e la formula, dopotutto l’Italia è stata ricostruita e trasformata in potenza industriale da governi di coalizione.

Se si torna di nuovo alle urne il risultato potrebbe essere perfino più netto di quello di un mese fa. Forse però vale quel detto secondo il quale in Italia sono tutti molto bravi a fare la campagna elettorale mentre nessuno sa governare.

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