I Garagisti di Sorgono (Nunc est bibendum)

Invece di mettersi a suonare, quattro ragazzi si sono riuniti in garage per fare il vino. Unendo le loro piccole forze. Per mantenere l'antica tradizione delle loro famiglie. Nasce così la storia dei 4 Garagisti di Sorgono

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Nell’immaginario collettivo quattro amici con una passione in comune se si mettono in un garage formano una band e spaccano i timpani ai vicini di casa. Ma se per puro caso vi trovaste nel bel mezzo della Sardegna potreste incontrare quattro amici che nei garage dei loro nonni fanno il vino.

Come in una vera band ognuno ha il suo strumento musicale (vigna) e ognuno porta il proprio contributo e le proprie influenze. Esperienze che provengono, come piace a noi, da storie e passioni decennali.

«Siamo 4 amici e veniamo da Sorgono, piccolo comune nel cuore della Sardegna, precisamente nella regione storica del Madrolisai da cui il nome della DOC. Garagisti perché produciamo i vini a casa nostra, siamo ancora una piccola realtà, ognuno di noi ha una vigna tramandata di padre in figlio, abbiamo unito le forze, consapevoli delle nostre possibilità ma anche delle difficoltà insite nel territorio stesso».

La Sardegna è un posto tanto magico quanto difficile, soprattutto poi per chi vive l’isola lontano dal mare cristallino e dal turismo mondano.

«Le nostre sono terre povere e difficili, qui non si coltiva, qui si ha l’ardire di coltivare, i nostri nonni ed i nostri genitori ci hanno messo l’anima e il nostro scopo è quello di non sciupare tutto; abbiamo motivazione e coraggio e siamo estremamente convinti delle potenzialità dei nostri prodotti». 

I Vini

Talmente convinti da metterci la faccia, non solo in senso figurato. I 4 vini da loro prodotti hanno in etichetta ognuno una faccia ed un cognome, e così Murru, Magis, Manca e Uras racchiudono in 75 cl uno scrigno di tesori e tradizioni secolari, un vissuto che va oltre il semplice bere bene.

Ogni vitigno un nome, un’etichetta, una storia, un contributo da aggiungere al valore in comune…proprio come fanno i musicisti di una band, ognuno col proprio strumento. 

Murru

La DOC Mandrolisai prevede nel suo disciplinare l’utilizzo di tre uve tipiche dell’attuale Provincia di Nuoro: Monica, Cannonau e Bovale.

Simone Murru  lavora tre parcelle di vigna nei pressi di Sorgono: la prima a Bau Perdosu impiantata ad alberello da tziu Maureddu Carta, circa settant’anni fa. Le altre due a Pischina, su vigne per la maggior parte centenarie, esposte a est, sud-est. La resa è molto bassa e delle tre tipologie del Mandrolisai Simone lavora principalmente l’uva Monica. Non l’avevo mai assaggiata prima e prometto a voi, miei lettori, che rimedierò a questa mancanza…è una questione di serietà e rispetto… Ogni scusa è buona!

Torniamo seri, Murru è Monica in purezza, un classico vino di entrata, leggero ma molto intrigante. Si presenta al calice rosso rubino scarico ma limpido, al naso è abbastanza intenso, sentori di frutta rossa non troppa matura, etereo e fragrante. In bocca è delicato, leggero ma esuberante, di pronta beva. Tannini delicati, una buona freschezza e giusta morbidezza gli conferiscono una buona versatilità di abbinamento col cibo, dai pasti leggeri, alle zuppe fino ad arrivare alle grigliate di carne.

Macis

Andrea Macis lavora due vigneti ad alberello: il primo, in località Monte Pischina, reimpiantato dal nonno nel 1948 con l’aiuto del padre e degli zii, ancora bambini. Il secondo, di provenienza materna, in località Ghennargiunei, le cui piante risalgono al 1950.

Lo “strumento” di Andrea Macis è il Muristreddu, una varietà del Bovale piccolo. Macis è il ribelle del gruppo come amano definirlo i Garagisti stessi: rosso rubino tendente al violaceo, a differenza di Murru è brusco, arcigno.

Il Bovale ha una carica polifenolica molto elevata e un alto tenore zuccherino, va da se che il vino risulta essere caldo e dai tannini marcati, dal carattere deciso e dalla buona persistenza, ideale per essere abbinato a pietanze importanti. Ideale potrebbe essere la classica “Sa minestra de lampazzu”, zuppa tipica proprio della zona di Sorgono fatta con il lampazzu che è un’erba selvatica, fregola sarda, cigoli o ciccioli di maiale e formaggio fresco lasciato a fermentare per quasi due giorni per renderlo più acidulo…

Anni fa la provai proprio in un agriturismo nel bel mezzo della Sardegna, ma non accompagnai con il bovale! Anche qui, cari lettori, cercherò di rimediare, promesso! (Ogni scusa è buona parte 2!)

Manca

Renzo Manca porta con se il Cannonau lavorato in tre vigneti: il primo era di proprietà del nonno paterno dai primi del 900 e si trova in zona Burdaga, il secondo è a Su Boscu e il terzo a Figu, una delle migliori esposizioni del Mandrolisai.

Le tre vigne insistono su suoli di graniti rosa e bianchi, sono ubicate a 700 mt sul livello del mare e sono costantemente  accarezzate dalle brezze marine. Il Cannonau è il forse il vitigno più famoso della Sardegna ma anche quello che ha beneficiato di più delle tante innovazioni enologiche degli ultimi decenni, pur non perdendo mai le sue caratteristiche  di vino “muscoloso” è diventato negli anni un prodotto sempre più fine, capace di soddisfare tanti palati e, soprattutto, tanti mercati.

Manca mi ha colpito subito all’olfatto, intenso, speziato e con sentori di frutta rossa matura; in bocca è sapido, fresco, abbastanza morbido, buona la persistenza. Un vino che ha nell’equilibrio e nell’eleganza i suoi punti di forza, può essere abbinato a gustosi primi piatti con sughi di carne, formaggi ovini di media stagionatura, la tipicità non sbaglia mai!

Uras

Le vigne di Pietro Uras si trovano sulla cima della collina di Sa Sedda, a Pardu e Cresia; sono lì da circa 80 anni su suoli di graniti bianchi. Le varietà di antica coltivazione del Mandrolisai, Cannonau, Monica e Muristeddu, producono mezzo chilo di uva per pianta.

Dalla lavorazione di queste vigne nasce Uras, un uvaggio davvero niente male, che racchiude in sé i pregi e le caratteristiche di tutte e tre le tipologie. Uras è il “cantante” della band, colore rosso rubino con tenui riflessi violacei, discreta consistenza, al naso predominanti profumi di frutta rossa come amarena e confettura di mirtillo, qualche sfumatura speziata e lievi sentori di sottobosco.

In bocca è secco, mediamente morbido, abbastanza fresco e dai tannini piacevoli. Discreta la persistenza, un prodotto fine ed equilibrato. 

I viticoltori

Simone, Andrea, Renzo e Pietro sono viticoltori coraggiosi ed estremamente capaci; devo ammettere di essermi avvicinato ai loro vini per curiosità, soprattutto per il nome e l’attitudine, volevo saperne di più e li ho incontrati di persona.

Felice di aver conosciuto delle persone simpatiche e a modo, felice il doppio per aver assaggiato dei vini di qualità, intriganti e dalle prospettive future interessanti. Auguro ai Garagisti di Sorgono di conquistare ampie fette di mercato e restare allo stesso tempo semplici e concreti, del resto ci hanno messo la faccia e il nome, come dicono loro: “La nostra faccia è la nostra storia”.

Abbiamo parlato di band, di musica, di strumenti, di gruppo, di coesione: consiglio di bere i vini dei Garagisti di Sorgono con la band che più ha idolatrato Dioniso, la band che più di ogni altra conosceva il significato della parola coesione, al netto del chiacchiericcio trasgressivo e droghereccio che le fu superficialmente  attribuito: i Doors.

Trovo che le sensazioni gustative dei vini che abbiamo appena assaggiato si possano “abbinare” con tutto l’album “Strange Days” in sottofondo. Provare per credere!