Gas e chip, Stellantis nella tempesta. Furlan: “Ci vuole un patto nazionale”

L'ex Segretario Generale Cisl ha accettato di mettere la sua esperienza al servizio della Politica. È candidata al Senato: in Sicilia ma soprattutto nel Lazio. Dove ha seguito da vicino il caso Stellantis. Sul quale la sua organizzazione è stata la prima a chiedere garanzie. Ora indica la rotta per uscire dalla crisi.

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Da Segretario Generale Cisl, nel 2021, aveva definito la fusione che portò alla nascita di Stellantis “una opportunità per l’occupazione nel nostro Paese”. Ma aveva anche messo in guardia sulla necessità di un piano industriale che desse prospettive. E di un’agenda puntuale degli investimenti nelle fabbriche ex Fiat. Oggi Annamaria Furlan non siede sulla poltrona più importante del sindacato, ma continua a seguire le vicende del colosso automobilistico. Non nascondendo preoccupazione per quello che è il futuro dell’intero settore dell’automotive in Italia. “Di tempo ne è passato fin troppo dagli allarmi lanciati, ora si deve correre perché dobbiamo farcela” dice l’ex sindacalista.

Si intervenga prima sui redditi

Annamaria Furlan davanti alla sede nazionale Pd (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Annamaria Furlan in questi giorni ha scelto di mettere la sua esperienza al servizio della politica: è candidata al Senato con il PD. In Sicilia ed anche nel Lazio, nelle liste del proporzionale: può essere votata nelle province di Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e parte della provincia di Roma.

Viviamo un momento terribile, in uscita da un’altra crisi inimmaginabile fino a qualche anno fa, quella del Covid. Nel 2020, da segretaria Cisl dissi che il mondo sarebbe cambiato e noi dovevamo governare questo cambiamento, ora viviamo un’altra situazione impossibile da prefigurare e difficile da affrontare”: Annamaria Furlan è sindacalista dentro e la sua visione delle cose resta quella di chi da sempre si è occupata delle condizioni dei lavoratori. Anche sul tema “automobilistico”. Cassino Plant è una delle capitali del lavoro nel suo Collegio elettorale del Lazio.

Se una fabbrica non produce, o produce poco, come è accaduto in questi anni a Cassino, i primi a pagarne le conseguenze sono i lavoratori e le loro buste paga. Oggi la situazione è ancora più complicata”. Il riferimento dell’ex segretaria nazionale Cisl è all’aumento dell’inflazione, causata in primis dal caro energia. “C’è bisogno di uno shock, di un intervento che permetta di ridurre le tasse sui redditi, per provare a rimettere qualcosa nelle tasche dei lavoratori. Da qui si deve partire, perché questo è un intervento fattibile, le dinamiche economiche e dei mercati sono invece molto più complicate da governare”.

Il compito della politica

Annamaria Furlan (Foto: Alvaro Padilla © Imagoeconomica)

La situazione di Stellantis Cassino Plant e del suo indotto la conosce bene. “Sono stata segretaria fino al 2021, ho toccato con mano insieme alla struttura della FIM Cisl, quello che stava accadendo con i semiconduttori e la transizione all’elettrico. Ci siamo sempre detti che c’era bisogno di un approccio a 360 gradi sulla questione”.

Cosa significa? “Mi spiego meglio, non dovevamo capire come fare a produrre più macchine, ma come essere ancora competitivi in un mondo che cambia”. Il riferimento che fa Furlan è al cambio di paradigma dell’automobile, che non vedrà più motori termici e che avrà bisogno di tutt’altri tipi di competenze sulle linee di produzione. Stellantis già dallo scorso anno sta convertendo una parte dei suoi ingegneri meccanici e li sta trasformando in maghi dell’ingegneria informatica. Perché la macchina del futuro non sarà più Automotive ma Mobilità Sostenibile. È un cambio totale nel modo di vivere l’auto, concepirla, progettarla, fabbricarla. (leggi qui: Stellantis annuncia la svolta: a marzo il piano).

Sono stati lanciati allarmi su allarmi circa la necessità di avere un approccio globale al problema. Stellantis ha continuato a promettere che non avrebbe lasciato l’Italia, ma contestualmente ha detto, prima che qui in Italia conviene poco produrre, poi ha alzato l’asticella dicendo che l’Europa deve spiegare se vuole ancora che i cittadini possano comprare un’auto nuova. Ecco, il compito della politica è quello di far sì che i lavoratori e le fabbriche siano messi in sicurezza. (Leggi qui: Tavares è stato fin troppo chiaro, il Governo si svegli).

Leggere il presente e preparare il futuro

La strategia da seguire per Furlan è chiara: da una parte mettere in conto ciò che accadrà e dall’altra creare le condizioni per far sì che in Italia si possa produrre ancora e meglio degli altri, come è stato per anni.

Da un lato occorre un piano di ammortizzatori sociali per la transizione. Un piano che permetta di gestire queste fasi sostenendo il reddito delle persone. E dall’altro un poderoso piano di politiche attive per il lavoro che dia centralità e protagonismo agli uomini ed alle donne che lavorano tanto nello stabilimento di Piedimonte San Germano quanto nelle fabbriche dell’indotto. Poi – prosegue la Furlan – tanta formazione per rendere protagonisti i lavoratori nella transizione. Dobbiamo creare le condizioni affinché anche in Italia possano esserci aziende in grado di realizzare componenti di cui siamo dipendenti, come i semiconduttori”.

Questo è l’assunto di base per affrontare il momento, poi ci si concentra sul futuro: “Dobbiamo creare competenze, l’Italia deve tornare a sfornare eccellenze. Ed è qui che è importante mettere in sicurezza e fornire sempre più risorse a scuola ed università. La ricerca accademica ci permette di dare vita alle idee e migliorare quello che già esiste, ma la scuola, ad esempio gli ITS, sono le fucine dove creare i lavoratori di questo nuovo sistema produttivo, soprattutto nel settore dell’automotive”.

Stellantis va pungolata

Stellantis? Va pungolata, sempre. Non dobbiamo dimenticare che sono loro a doverci dire cosa vogliono fare delle fabbriche italiane. Noi siamo tranquilli fin quando loro confermano gli impegni, ma alle parole vanno associati i fatti ed io trovo impensabile che ci siano fabbriche che lavorano al 10% della loro potenzialità”.

Il riferimento è evidente a Cassino e allora sul tema specifico della fabbrica più importante del Lazio, l’ex segretaria Cisl chiosa così: “Io credo che quello che chiede il sindacato per Cassino, ma anche per le altre fabbriche, sia la stella polare: una mission e più modelli. Quella fabbrica è tra le più avanzate, ha un indotto di qualità ed una buona dotazione infrastrutturale, c’è bisogno di un forte gioco di squadra, tra politica, sindacato, associazioni e territorio. Se solo uno di questi salta – conclude Furlan – salta tutto il sistema e noi non possiamo permettercelo”.

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