I Gattopardi della Ciociaria

Difendono posizioni e poltrone, sono terrorizzati da ogni tipo di cambiamento e da qualunque alito di vento che possa annunciare una ventata di aria fresca generi un sentimento di fastidioso e irritante panico.
 Non hanno paura, il loro sentimento è l’angoscia. Perché si ha paura di qualcosa di certo, mentre l’angoscia è più logorante perché i demoni della mente si nutrono dell’incerto.

I leader della politica di questa provincia hanno un obiettivo solo: impegnarsi affinché tutto rimanga esattamente come è adesso. Il ricambio della classe dirigente non serve, l’alternanza e la rottamazione sono concetti sui quali scherzare mentre si gioca a poker su una barca, lussuosa, ancorata nel porti di qualche Paese più o meno esotico.

Sono i Gattopardi della Ciociaria, quelli che il capolavoro di Tommasi di Lampedusa non lo hanno letto, ma che ne hanno colto lo spirito in modo tanto sublime quanto cinico. Magari hanno visto qualche scena del film, soffermandosi sulla bellezza mozzafiato di Claudia Cardinale o Alain Delon.

Fino a pochi anni fa in provincia di Frosinone imperavano Romano Misserville, Lino Diana, Bruno Magliocchetti, Anna Teresa Formisano, Antonello Iannarilli. 
Poi, per la legge dei grandi numeri, non certo per volontà politica, hanno ceduto il passo. Però la linea di continuità dell’immobilismo del potere è rimasta la stessa.

Alfredo Pallone, Francesco De Angelis, Francesco Scalia, Gianfranco Schietroma e Mario Abbruzzese sono sulla breccia da tanti di quegli anni da averne perso il conto. A Frosinone Nicola Ottaviani è protagonista ininterrottamente dal 1995. Si potrebbe fare lo stesso discorso per Giuseppe Golini Petrarcone a Cassino. Perfino Nazzareno Pilozzi calca le scene da tempo immemorabile. Più tardi si sono affacciati Mauro Buschini e Maria Spilabotte, che si sono “ambientati” dopo pochi secondi.

La lezione è semplice e rapida: difendere la posizione e impedire che altri possano accedere nell’Olimpo del potere politico. 
Allora succede che a Memmo Marzi venga sbarrata in maniera subdola la strada per Palazzo Madama, ad Antonio Pompeo vengano chiusi gli spazi, che Silvio Ferraguti sia relegato in un angolo.

Succede soprattutto che nulla cambi davvero: infrastrutture viarie soltanto annunciate, banda larga e fibra ottica nessuno le ha viste, aeroporto favoleggiato per anni, interporto perso nelle nebbie di quel parlare politichese che fa impallidire perfino il “curiale”.
 Le aziende chiudono, i piccoli e medi imprenditori alzano bandiera bianca, i giovani (ma anche i pensionati) se ne vanno.

Ai Gattopardi della Ciociaria non interessa granché. L’importante è opzionare la prossima candidatura che conta, alla Camera e alla Regione. In cuor loro sperano che al referendum vinca il no, così il Senato rimane a quota 315 e le Province potrebbero tornare agli antichi splendori. Hai visto mai che si potessero rinominare gli assessori e aumentare i consiglieri fino a 30.

Però se i Gattopardi sfavillano nel loro immobilismo globale, è anche perché le seconde, terze e quarte linee non riescono ad imporsi. Secondo i maligni li candidano appositamente per le postazioni minori affinché non facciano ombra.

Non succede nulla neppure nelle associazioni di categoria, negli enti intermedi e negli organismi vari. Alla Asl mancano sempre posti letto, medici e infermieri, si parla di Dea di secondo livello a Frosinone senza che ce ne siano i presupposti, il commissariamento è diventato permanente quando dovrebbe rappresentare un’eccezione limitata nel tempo.

I Consorzi servono per preparare successive scalate politiche, attraverso delle operazioni finalizzate al consenso non al rilancio del territorio.

“Cambiare tutto affinché nulla cambi”, scriveva Tommasi di Lampedusa.
E non aveva ancora conosciuto i Gattopardi della Ciociaria.
 Altrimenti avrebbe scritto: “Rimanere fermi affinché niente si muova”. 
Amen.

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