Gente in fuga dalla città e invece si pensa alla moschea (di L. D’Arpino)

In fuga da Frosinone. Eppure fino a qualche anno fa si toccava quota 50mila abitanti. E doveva essere l'alternativa a Roma. Invece di discutere perché la gente scappa si perde tempo sul progetto di una moschea che non è nemmeno definita

di Luciano D’ARPINO per IL MESSAGGERO

Se il Frosinone calcio sta ancora lottando per evitare la retrocessione in Serie B, e oggi dovrà battere il Sassuolo per continuare a coltivare le residue speranze rimaste, la città è già precipitata in Serie C da tempo.

A confermarlo, da ultimo, è arrivato l’allarmante dato sugli abitanti (anticipato sabato dal Messaggero) che parla di 45.986 residenti registrati nel 2018 rispetto ai 46.063 del 2017 con un saldo negativo, quindi, di 77 unità.

Sembrano poche, ma sono estremamente significative in quanto, dopo circa 30 anni, testimoniano che la città è scesa sotto quota 46mila. Un salto all’indietro da far venire i brividi se uno ricorda i fasti di quota 50mila sfiorati negli anni ‘80 e il sogno, contenuto nel vecchio piano regolatore, che prevedeva una città popolata da oltre 100 mila abitanti.

Un sogno che si sta trasformando in un incubo con un capoluogo che si va spopolando in maniera progressiva. Un’emorragia iniziata da decenni e che neanche l’amministrazione di centrodestra, al governo con il sindaco Ottaviani da 7 anni, è riuscita in qualche modo ad arrestare.

Speriamo che nei prossimi giorni si apra tra le forze politiche, di governo e di opposizione, un confronto serio e costruttivo su come uscire da questa stagnazione.

A dir la verità questa speranza, però, rischia di rimanere un pio desiderio visto che a tenere banco in questi giorni è stata la questione del progetto di una moschea in centro, precisamente in viale America Latina. Il bello è che si sta parlando sul nulla in quanto la pratica non è stata ancora definita e non figura all’ordine del giorno dei prossimi consigli comunali. Intanto, però, si stanno raccogliendo le firme e si promuovono crociate ideologiche incuranti di tutto.

I problemi concreti, però, restano irrisolti: dalla mancata realizzazione della strada d’accesso al nuovo stadio per i tifosi ospiti, alla riqualificazione concreta del quartiere Scalo e al rilancio del centro storico dove si susseguono annunci su annunci.

La città appare bloccata dalle contraddizioni il cui emblema è rappresentato dall’ascensore inclinato, quasi sempre fermo una volta per guasto, un’altra per manutenzione programmata. La mobilità alternativa non è decollata anche se va detto che ora la giunta ci sta provando con la realizzazione della pista ciclabile in via Fontana Unica che dovrebbe diventare a senso unico.

Il progetto è quasi pronto ma i residenti della zona hanno già minacciato fuoco e fiamme per bloccare tutto. Vedremo chi vincerà il braccio di ferro.

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