I Toscani ed i dettagli che Gigino non ci indicherà più

«Vedi nì, le notizie fondamentalmente sono come ‘sti sigari Toscani che ci fumiamo: dopo tanto tempo rischi di farci l’abitudine e tutto sembra uguale; invece l’abilità sta nel vedere sempre i dettagli, le sfumature: sono quelle a rendere diverse le cose, così come non ci sono mai due Toscani uguali non ci sono mai due notizie uguali».

La saggezza di Gigino Minnucci stava tutta lì: nell’esperienza e nelle piccole cose. Proprio questo lo rendeva capace di smontare tutto ciò che appariva banale. E riassemblarlo in qualcosa di nuovo.

Faceva parte dei ‘senatori’ della redazione de Il Messaggero quando vi misi piede per la prima volta all’inizio degli anni Novanta in arrivo da quella de Il Tempo.

I ‘senatori’ non erano quelli che comandavano. A quel tempo la redazione di Frosinone de Il Messaggero era – come tutti i quotidiani – l’ultimo luogo governato da una monarchia assoluta, affidato all’esperienza di un Bokassa che mangiava per colazione uno o due collaboratori o corrispondenti (grazie Luciano). I ‘senatori’ erano quelli che Bokassa (altri lo chiamavano ‘il mommo’, come il mammone che spaventa i bambini nelle favole) non mangiava né avrebbe mangiato, perché segnava in questo modo il rispetto per i loro tanti anni di tastiera e notizie tra i polpastrelli.

I cronisti vivono di corsa, contro il tempo, contro i corrispondenti dei giornali concorrenti, contro se stessi e le proprie approssimazioni; hanno sempre un tono concitato anche quando ti dicono che fuori piove o c’è il sole. E pur di avere otto righe in più nella pagina saprebbero spacciarti qualsiasi cosa. Invece Gigino non era così. Era uno di quelli che nella sua vita di corrispondete da Alatri aveva visto e raccontato di tutto. Al punto che, quando telefonava in redazione per segnalare una notizia (a quel tempo, Internet non era stata ancora inventata ed i fax avevano appena fatto la loro comparsa), non aveva mai la voce concitata: fosse pure cascato un palazzo. Ti dava la notizia, con tutti i dettagli nella prima frase della telefonata: chi, cosa, come, quando, perché. Il resto erano i dettagli da prendere con comodo.

Gigino era l’icona di un mito che il giornalismo moderno ha cancellato: i corrispondenti: Quelli che consentivano agli inviati di paracadutarsi dovunque ed in qualunque momento perché tanto c’erano loro ad aspettarli a terra, con tutte le spiegazioni e le mappe indispensabili per muoversi sul territorio.

Conosceva il passato di Alatri come pochi. Ne conosceva il presente: sapeva tutto di tutti ma scriveva solo ciò che si doveva e mai un dettaglio inutile solo per ottenere clamore. Conosceva il futuro: fu tra i primi a sperimentare il mezzo televisivo. Fino alla fine è stato il volto di Ernica Tv. E con il suo stile ‘umano’ non conformista, aveva saputo rendere la tv un luogo di incontro e non di spettacolo.

Dettagli. Che sono la differenza. E che in pochi riescono a notare. Come le lievi sfumature che rendono diversi un sigaro Toscano dall’altro.

Gigino si è spento nelle ore scorse, lasciandoci tanti dettagli da continuare ad osservare.

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