La giostra infernale della politica riprova a creare un Governo

Carlo Cottarelli torna oggi al Quirinale. Cosa cambia. E cosa ha rimesso in moto la giostra della politica. Sbloccando la trattativa per un nuovo governo. Frusone, Zicchieri, Ruspandini: tre parlamentari della provincia di Frosinone in attesa

L’onorevole Francesco Zicchieri ha fatto preparare di nuovo il trolley e cancellare gli appuntamenti in agenda. Il deputato Luca Frusone non aveva mai disfatto il primo né aggiunto impegni sulla seconda. La giostra della formazione del governo M5S-Lega è ripartita.

I due deputati eletti a Frosinone sono accanto al telefono. Francesco Zicchieri aspetta solo di conoscere il futuro del suo capogruppo Giancarlo Giorgetti. Se diventerà premier, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio o Ministro dell’Economia, a Zicchieri cambierà poco. Appena la casella occupata da Giorgetti si libererà, lui andrà a fare il Capogruppo della Lega a Montecitorio. Ed a presiedere la commissione Antimafia guidata finora da Rosy Bindi.

Luca Frusone guiderà con certezza una Commissione. Forse quella alla Difesa. Non per il medagliere e le campagne di guerra che ha affrontato: ma per il modo in cui ha gestito il suo ruolo durante la scorsa Legislatura. A lui si devono alcune decisioni che hanno consentito a Fincantieri di impostare la costruzione di due nuove unità, destinate alla Marina Militare Italiana. A lui si deve un’attenzione equilibrata tra le esigenze delle varie Armi, le risorse economiche disponibili, le esigenze operative sui teatri Nato.

Il senatore Massimo Ruspandini sta con l’orecchio incollato alla radiolina. Aspetta con apprensione di conoscere le risposte ai messaggi lanciati da Giorgia Meloni nelle ore scorse: «Siamo pronti a sostenere il governo». Una segreteria di Commissione piacerebbe molto al senatore di Ceccano come incarico di esordio.

 

A rimettere in moto la giostra – piaccia o no – è stato quanto detto ieri in maniera molto poco simpatica dal commissario Ue Gunter Oettinger. E cioè che i mercati finanziari avrebbero insegnato agli italiani come si vota. La corsa dello spread significa, già dal mese prossimo l’aumento dei mutui per la casa (erano fermi da anni) e per le imprese un costo del denaro tre volte superiore a quello dei concorrenti tedeschi. Tanto è bastato per far scattare la rivolta dei piccoli imprenditori leghisti che hanno mandato segnali molto precisi. Intercettati dai sondaggi.

 

In attesa di conoscere cosa accadrà oggi, la situazione è stata riassunta da Corrado Trento, su Ciociaria Oggi.

 

 

Una giostra infernale. Il default della politica

di Corrado Trento per Ciociaria Oggi

«La situazione politica in Italia è grave ma non è seria». Mai come in queste giorni la frase di Ennio Flaiano fotografa il momento dei Palazzi romani del potere. Con una crisi istituzionale che ormai investe l’ intero sistema.

Stamattina il presidente del consiglio incaricato Carlo Cottarelli incontrerà nuovamente il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Scioglierà la riserva accettando l’ incarico oppure rimetterà il mandato più velocemente di quanto ha fatto Giuseppe Conte? Lo scopriremo solo vivendo. La situazione cambia ogni minuto.

 

Elezioni sotto l’ombrellone?

Movimento Cinque Stelle, Lega e Partito Democratico hanno chiesto di votare subito, a luglio. Già individuata la data possibile: domenica 29. Occorrerebbe una forzatura senza precedenti nella storia della Repubblica, ma ormai gli schemi sono saltati. Può succedere di tutto.

Dal punto di vista politico, però, è stata la posizione del Pd a far cambiare tempi e piani di Cottarelli. Quando il segretario reggente Maurizio Martina ha parlato di astensione sul voto di fiducia al presidente del consiglio incaricato, lo scenario è mutato di colpo. Perché un conto è essere bocciato dalle Camere, altro discorso è rimanere a quota zero voti. Per quanto balneare, qualunque Governo ha bisogno di un minimo di legittimazione parlamentare.

Dopo quarantacinque minuti di autentico panico istituzionale, la dichiarazione dello stesso Cottarelli: «Nessuna rinuncia, ho solo preso più tempo».

Quindi la sottolineatura del consigliere per la comunicazione del Quirinale, Giovanni Grasso: «Il presidente del consiglio incaricato ha avvisato il Capo dello Stato della situazione. I due si rivedranno domani mattina (oggi per chi legge, ndr )».

Ufficialmente l’ approfondimento riguarda la squadra di governo. La notte appena trascorsa sarà stata lunghissima per tutti.

 

L’ingerenza dell’Europa

Prima dell’ ipotesi del voto a luglio la scena mediatica e politica era stata dominata dall’ entrata a piedi uniti di Gunther Oettinger, commissario europeo al bilancio. Frase testuale: «I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta». Lapsus freudiano o semplice gaffe? Anche questo lo scopriremo solo vivendo.

In ogni caso le parole pronunciate da Oettinger hanno rappresentato ulteriore benzina gettata sul braciere incandescente della politica italiana.

 

Settembre è comunque vicino

Il punto è però che se anche Cottarelli consegnasse oggi la lista dei ministri a Mattarella, il ritorno alle urne sarebbe comunque ravvicinato. Le date possibili per il voto anticipato sono cinque: 9-16-23-30 settembre o 7 ottobre. Il nuovo governo potrebbe giurare al Quirinale domani o dopodomani e presentarsi alle Camere il 4 o 5 giugno.

In caso di bocciatura, l’esecutivo resterebbe in carica per l’ordinaria amministrazione. In una situazione normale, infatti, il presidente della Repubblica scioglie le Camere da 45 a 70 giorni prima della data del voto. Nella realtà realtà, per consentire il voto degli italiani all’ estero, è necessario che le Camere vengano sciolte almeno 60 giorni prima.

Vanno considerate poi alcune date a stretto giro di posta. L’ 8 e il 9 giugno c’è il G7 in Canada, il 10 giugno si svolgeranno le elezioni amministrative il 762 Comuni italiani. Il 28 e il 29 giugno c’ è il Consiglio europeo a Bruxelles.

Non servono interpretazioni “autentiche” per capire la delicatezza del momento politico italiano.

 

Colpo di scena finale

Andare al voto a luglio significa essere già in campagna elettorale. E questo avrebbe un effetto importante anche sulla definizione delle alleanze e sulla presentazione delle candidature e delle liste. È chiaro che si punterebbe sugli uscenti in modo quasi esclusivo, specialmente nei collegi maggioritari.

Per quanto riguarda le alleanze, il “pallino” è nelle mani del leader della Lega Matteo Salvini. Un’elaborazione dell’ istituto Cattaneo sui dati del Ministero dell’ Interno dice che l’asse tra Movimento Cinque Stelle e Carroccio porterebbe a casa il 94% dei collegi uninominali della Camera (219 su 232) e il 90% del Senato (104 su 116).

Ma secondo alcuni autorevoli osservatori non servirebbe neppure un accordo. Basterebbe un patto di desistenza. Però è complicato pensare che Salvini voglia rompere la coalizione di centrodestra, soprattutto con tempi così ravvicinati. Anche perché in questo momento c’è una forte vicinanza con Fratelli d’ Italia di Giorgia Meloni.

Resta il nodo di Forza Italia, ma Silvio Berlusconi non appare nella condizione politica di fissare le condizioni.

Ma nella serata di ieri l’ ulteriore e clamoroso colpo di scena. Significativa una frase di Luigi Di Maio a Napoli: «O si parte o si vota, Cottarelli non solo non ha un voto nel Paese, non ha nemmeno un voto in Parlamento». Cinque Stelle e Lega potrebbero riprendere il discorso interrotto domenica dal no di Sergio Mattarella a Paolo Savona ministro.

Riprovando a formare un governo. Soglia di meraviglia vertiginosa nella politica italiana.

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