Corte dei Conti, un presidente al… Miele

Foto: © Imagoeconomica, Alessandro Meoli

Il giudice Tommaso Miele è stato nominato presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio. Avrà competenza su tutti i casi di 'danno erariale' in tutte le amministrazioni e gli enti pubblici della regione. Compresi i ministeri.

Garantista, dicono tutti. Rigoroso, ammettono quelli che se lo sono trovati di fronte. Scomodo, assicurano invece quelli che stavano con lui quando era consigliere giuridico a Palazzo Chigi: non si ricorda uno che sia riuscito a tirarlo per la giacca. Geloso custode dell’autonomia e dell’indipendenza da magistrato: non esitò a dimettersi in maniera repentina da Capo Ufficio Legislativo quando il ministro della Salute pretendeva di dettargli cosa scrivere. Sbattendo la porta, con un biglietto le mandò a dire “Signor Ministro, io obbedisco solo alla legge ed alla mia coscienza“. Conviviale. Amante della buona tavola e delle relazioni. Ma attentissimo a tracciare i confini: ad uno che pensava di poterne ottenere qualche favore solo per averci pranzato insieme, disse: “Caro signore, io ho la pancia curva ma la schiena dritta“.

Il giudice Tommaso Miele è il nuovo presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio. Per molti non è una bella notizia. Perché, tra gli aggettivi, il più adatto è uno: è inattaccabile.

E’ stato nominato nel pomeriggio di oggi dal Consiglio di Presidenza della Corte dei conti, l’organo di autogoverno della magistratura contabile. La nomina è arrivata all’unanimità, nonostante avesse concorrenti molto autorevoli.

La Corte dei Conti del Lazio

Ciociaro, nato e residente ad Aquino (Frosinone), il presidente Tommaso Miele va a ricoprire un incarico, oltre che estremamente prestigioso, di grande importanza. Perché la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio è uno degli uffici giudiziari della Corte dei conti più importanti d’Italia: quello competente a giudicare, in caso di danno erariale, tutti gli amministratori e i dipendenti della Regione Lazio, delle Province, dei Comuni, delle Asl e di tutti gli altri enti ubicati nella Regione (università, comunità montane, società partecipate, ed altri enti intermedi). Ed ha giurisdizione anche e soprattutto su tutti gli amministratori e dipendenti degli enti pubblici e delle amministrazioni pubbliche statali (Governo, ministeri, grandi enti, e grandi società partecipate pubbliche come Eni, Enel, Ferrovie, Anas, Rai, ecc.).

Il giudice Miele è anche Direttore del Servizio Massimario e Rivista della Corte dei conti. Arriva nella Capitale dopo aver presieduto per oltre tre anni la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Abruzzo: si è fatto apprezzare da tutti per la sua preparazione professionale e per il suo equilibrio.

Un autunno di fuoco

Dopo l’estate lo aspetta un battesimo di fuoco. Presso la Sezione Lazio sono già iscritti a ruolo per il prossimo autunno processi di grandissima importanza. Molto impegnativi. Come “mafia capitale”, un processo estremamente difficile da gestire, con circa sessanta imputati e quasi 120 avvocati fra i più noti penalisti ed amministrativisti della capitale. Diciottomila pagine da studiare. E svariati milioni di risarcimento richiesti dalla Procura della Corte dei conti. O il processo relativo alla mancata riscossione dei canoni di locazione per l’occupazione di un immobile da parte di Casapound. Con una richiesta di risarcimento di circa cinque milioni di euro.

A chi gli fa notare che va a sedersi su una poltrona di grande potere, risponde che “per un uomo delle istituzioni il potere non esiste, perché il potere è l’abuso e la deformazione della funzione“. Chi lo conosce assicura che lui ha grande rispetto per l’esercizio della funzione giurisdizionale perché tocca i diritti del cittadino. 

Chi è

Nato e residente ad Aquino (Frosinone), 63 anni, il giudice Miele è sposato con la professoressa Rita Raso. È padre di Pierfrancesco e Gianmarco, avviati in maniera brillante alla professione forense nel rinomato studio dell’Avvocato Sandro Salera di Cassino.

Nel corso della carriera il presidente Miele è stato anche Capo ufficio legislativo di vari ministri, consigliere giuridico di Palazzo Chigi, nonché presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati della Corte dei conti.

Nel 2015 fu nominato commissario straordinario della Lega Pro di calcio. A chiamarlo furono Carlo Tavecchio ed il Consiglio federale della FIGC, il governo del calcio. Gli chiesero di risanare e rimettere sui binari la terza lega professionistica del nostro calcio nazionale. Cosa che Miele fece in soli sei mesi ridiscutendo i contratti per i diritti televisivi disdettati dopo gli scandali del calcio scommesse, riuscendo ad assicurare il corretto e tempestivo avvio del campionato pur nella bufera dei numerosi processi della giustizia sportiva, e riuscendo ad indire nei tempi prefissati le elezioni che portarono all’elezione di Gabriele Gravina, l’attuale presidente della FIGC.

Fu lì che provarono a servirgli una delle tante polpette avvelenate che ha schivato nel corso della carriera. La sera prima dello svolgimento dell’assemblea per l’approvazione del bilancio, l’allora Commissario Miele ricevette una mail. Arrivava da un noto studio legale romano. Era una richiesta di parcella per 300mila euro. Capì subito che si trattava di un modo per impallinarlo. Se avesse ignorato quella mail, senza modificare il bilancio messo a punto in settimane di lavoro, senza riferirne nulla in assemblea delle Società, gli avversari di quei conti così rigorosi lo avrebbero denunciato per false comunicazioni sociali.

Pensavano di averlo fregato. Non disse parola. Poi, all’improvviso, mentre svolgeva la sua relazione, il Commissario si girò verso il notaio che svolgeva le funzioni da segretario. E disse:

“Notaio ora scriva sotto mia dettatura: in ordine alle novità intervenute fra la predisposizione della bozza di bilancio e lo svolgimento dell’assemblea, ai sensi del Codice Civile riferisco di aver ricevuto una richiesta di parcella da un noto studio legale romano”.

In questo modo schivò i pallettoni e rispedì al mittente la polpetta avvelenata.

Editorialista su Il Sole

Il giudice aquinate ha insegnato in varie Università. È autore di numerose pubblicazioni ed ha svolto una intensa attività pubblicistica: ha scritto per oltre dieci anni su Il Sole 24 Ore. È stato relatore in numerosi convegni di diritto costituzionale, di diritto amministrativo e di contabilità pubblica.

Passato e futuro

Nel 2011, a soli 55 anni, non fu eletto giudice costituzionale per un solo voto. L’anno prossimo si vota di nuovo per eleggere il giudice costituzionale di spettanza della Corte dei conti. A chi gli chiede se intende ricandidarsi, Miele risponde in modo evasivo. Elude la domanda. Non c’è dubbio che la posizione in cui è venuto a trovarsi lo colloca in rampa di lancio per gli incarichi di vertice all’interno della Corte. Non è da escludere che Miele ci stia facendo un pensierino per guadagnarsi anche lui il busto di marmo nel corridoio presidenziale della sede centrale della Corte dei conti di viale Mazzini.

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