Zingaretti, la tregua è finita: anche in Regione Lazio

Foto © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Fine della tregua anche in Regione Lazio. L'assalto di Conte a Salvini e Meloni autorizza la ripresa delle ostilità. Lega, Epi e Fratelli d'Italia bombardano Zingaretti e la sua maggioranza. Invitandolo a presentarsi in Aula

La tregua è finita. Chiesta ed ottenuta dal Quirinale si è sgretolata di fronte all’attacco frontale condotto dal premier Giuseppe Conte a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, nel pieno di una conferenza stampa a reti unificate convocata per annunciare ben altro. Il ritorno alle ostilità è stato immediato: anche in Regione Lazio, cioè lì dove governa il segretario nazionale del Partito Democratico.

Zingaretti venga in Aula

È la Lega a lanciare la prima scarica di artiglieria. Se ne incarica il capogruppo della Lega Orlando Angelo Tripodi, seguito da tutto il Gruppo composto da Laura Corrotti, Daniele Giannini, Pasquale Ciacciarelli e Laura Cartaginese.

Chiedono che Nicola Zingaretti vada in Aula a riferire sugli atti prodotti fino ad oggi dalla Protezione Civile. «Bisogna mandare in soffitta la stagione ‘amici del Pd‘, aprendo la Regione Lazio alle competenze e alla professionalità perché sono palesi i risultati della Protezione civile, guidata da un candidato sindaco sconfitto nel comune di Fara in Sabina nel giugno 2016 e promosso direttore dell’Agenzia Regionale nel novembre dello stesso anno».

Al centro della polemica c’è il contratto con la Ecotech, società alla quale sono stati commissionati 10 milioni di mascherine. 

Navigano a vista

Stefano Parisi, capogruppo Energie per l’Italia

A raddoppiare il tiro provvede il capogruppo di Energie per l’Italia Stefano Parisi. Mette nel mirino sia il Governatore del Lazio che il suo assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Sostiene che stiano commettendo dei gravissimi errori nella gestione dell’emergenza in Regione Lazio.

«Si stanno assumendo una gravissima responsabilità. Seguono pedissequamente la politica di Conte, navigano a vista si trastullano in quotidiane conferenze stampa con i numeri dei contagiati, e dei nuovi posti di terapia intensiva, senza avere una strategia utile a proteggerci dal contagio e a rimettere in moto l’economia e la società».

L’avversario di Zingaretti alle scorse elezioni Regionali punta il dito sul fatto che le aziende siano ferme, sostiene che non si sappia chi sono i contagiati, quanti siano e dove stiano. «Abbiamo proposto un piano strategico alla Giunta un mese fa. – prosegue – In questo momento drammatico, abbiamo sentito il dovere di collaborare. Sarebbe stato necessario avere un interlocutore ugualmente disposto. Invece con arroganza e supponenza Zingaretti e D’Amato hanno continuato ad andare per conto loro. Non fanno i tamponi ai medici e agli infermieri, e neanche ai parenti dei morti e dei contagiati».

Perché l’aperitivo a Milano?

L’aperitivo di Nicola Zingaretti a Milano

Nicola Zingaretti è stato fisicamente lontano dalla linea del fronte per circa un mese. Colpa del coronavirus che lo ha costretto prima all’isllamento in casa e poi al letto con la febbre alta.

È molto probabile che si sia esposto durante l’episodio che ha segnato la svolta verso la consapevolezza per molti: l’aperitivo preso a Milano per tentare di spazzare via la paura. All’epoca il mondo che il Covid-19 fosse poco più di una brutta influenza e niente altro: negli Usa ed a Londra lo hanno pensato anche molto tempo dopo.

«Se veramente la Regione Lazio il 21 gennaio era già in alert come mai il presidente Zingaretti minimizzava nelle interviste (parlando di normale influenza) e addirittura si recava a Milano (quella Lombardia presa di mira proprio dal suo Partito) e si muoveva liberamente senza avvisare i cittadini del pericolo che stavano correndo?».

A sparare il colpo è Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega. Che risponde in questo modo alle parole pronunciate l’altro giorno dall’assessore Alessio D’Amato. Che ha rivendicato l’efficacia della rete sanitaria realizzata in tempi record dalla Regione Lazio dicendo: “In Italia parlavano di Bibbiano, noi agivamo contro il virus”. (leggi qui Covid-19, D’Amato toglie il sasso dalla scarpa: «In Italia si parlava di Bibbiano, nel Lazio eravamo operativi»).

Smantellano la Brain Suite

Pasquale Ciacciarelli Foto: © Imagoeconomica Paolo Cerroni

Non tace nemmeno l’artiglieria di Fratelli d’Italia. Attacca sul fronte della riorganizzazione sanitaria avviata proprio per realizzare la rete anti covid nel Lazio. E sostiene che in queste ore si stia smantellando la Brain Suite dell’ospedale Sant’Andrea. È una camera operatoria unica in Italia ad elevato indice di sicurezza ed efficacia per il trattamento dei tumori del cervello, presidio d’eccellenza per tutto il Centro Sud.

Giancarlo Righini, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia chiede al direttore generale del Sant’Andrea di Roma Adriano Marcolongo «di spiegare le ragioni che hanno portato a questa azione forzata proprio il giorno prima della domenica di Pasqua. La motivazione dell’antieconomicità è stata facilmente smentita dai dati e comunque, trattandosi di salvare vite umane di persone che necessitano di interventi molto complessi e rischiosi, che si possono fare solo con la Brain Suite, diciamo che sono costi che vanno sostenuti». 

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