Patrizi scende dal carroccio: «Zicchieri, non siamo la tua colonia di pecoroni»

Il presidente emerito della Provincia di Frosinone lascia la Lega. E punta il dito contro la mancanza di dialettica. «Se Zicchieri pensa di aver trovato a Frosinone la sua colonia pontina di pecoroni si sbaglia». «"Il nostro territorio si serve, non ci si serve per i propri fini»

Peppe Patrizi scende dal Carroccio. Mentre tutti sgomitano per salire, l’ex presidente della Provincia di Frosinone lascia la Lega. Deluso dalla mancanza di democrazia interna, dall’impossibilità di avviare un dibattito politico e nemmeno un confronto.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ultima riunione del Direttivo provinciale, nella quale si era sfiorato lo scontro fisico. (leggi qui «Qui comando io»: ed i leghisti si ribellano a Zicchieri). E poi le nomine dei nuovi Dirigenti: calate ancora una volta dall’alto, senza un dibattito, senza tenere conto né dell’esperienza né dei territori. (leggi qui Lega, la firma di Zicchieri). Una strategia che punta a rendere la Lega un Partito funzionale all’elezione dei suoi leader e non ad attecchire nel territorio. (leggi qui Ecco perché hanno fatto i due documenti a difesa di Zicchieri: servono ad uno scopo preciso). Infatti, fino ad oggi in provincia di Frosinone il Carroccio non ha eletto un sindaco. Mai. (leggi qui La Lega malata che non cresce in Ciociaria).

L’addio di Peppe

Peppe Patrizi se ne va senza sbattere la porta. Non è nel suo stile. Ma il rumore del suo addio è altrettanto fragoroso.

«Alla luce dei recenti episodi verificatisi all’interno della Lega provinciale e evidenziati a mezzo stampa, con grande delusione devo constatare che ogni volta che in questo Partito si cerca di aprire un confronto, la prima reazione dei vertici è quella di prendere carta e penna e allontanare i cosiddetti “sobillatori”».

Patrizi viene invece da quella politica nella quale tutti potevano parlare e alla fine il bravo segretario politico riusciva a tracciare la sintesi. «Perché la discussione è il sale della democrazia, perché senza dibattito e critica costruttiva non si cresce e non si migliora».

Cita le defezioni più clamorose. «Dopo i casi di Fabio Forte, Alessia Savo, Carmelo Palombo… oggi a noi… domani chissà chi…. La domanda nasce spontanea: possibile che non vada mai bene nessuno? Nelle scuole di formazione manageriale, quelle che sfornano i veri leader, direbbero che “nulla viene per caso”. Un episodio può essere un caso, due possono essere ancora un caso, tre cominciano a destare sospetto, dal quarto si può cominciare ad affermare che il problema non è alla base ma al vertice».

Zicchieri inadeguato al ruolo

Individua un responsabile politico, l’ex presidente Giuseppe Patrizi. «Chi è chiamato a fare squadra, ad aggregare, a coinvolgere e motivare non è capace e pertanto non è adeguato a ricoprire quel ruolo».

Poi l’affondo è frontale. «Se il coordinatore regionale, onorevole Francesco Zicchieri pensa di aver trovato a Frosinone la sua colonia pontina di pecoroni si sbaglia di grosso, almeno per quanto mi riguarda. Per me che faccio politica da una vita, lo spirito e l’attività di un Partito sono ben altra cosa».

Ricorda al parlamentare che sia lui che gli altri eletti in provincia di Frosinone sono stati mandati in Parlamento grazie allo sforzo elettorale fatto da tanti militanti, per far votare candidati che sul territorio erano del tutto sconosciuti.

«Allo slogan “La Lega si serve, non ci si serve!”, ripetuto a pappagallo da lui e dagli altri parlamentari “per grazia ricevuta” , preferisco di gran lunga “Il nostro territorio si serve, non ci si serve per i propri fini personali altrove”».

Via senza rancore

A questo punto, l’ex presidente prende cappello e saluta. Lasciando un ultimo suggerimento: «di non fare troppo rumore per allontanare persone scomode perché potrebbe ledere ancor di più l’immagine di questo Partito nella nostra provincia. Il sottoscritto li facilita uscendone fuori da solo, contento e in silenzio, perché da dire ce ne sarebbe ancora per molto».

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