Gli abboccamenti per sostituire Natalia

I primi contatti per valutare l'ipotesi di una candidatura alternativa a quella del sindaco uscente. Ma non è detto che vadano in porto.

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

I contatti ci sono stati. E pure parecchi nelle ultime settimane. Per ora poco più che abboccamenti di riscaldamento, in attesa di vedere cosa accadrà nei prossimi mesi. Magari tutto si risolverà in un nulla di fatto. Ma potrebbe anche non andare così.
I contatti di cui sopra sono quelli di cui è stato oggetto ad Anagni qualche componente della maggioranza capitanata dal sindaco Daniele Natalia.

Lo scopo? Saggiare le possibili disponibilità in merito ad una candidatura a sindaco alle prossime comunali. Il che comporta, come conseguenza ovvia, la possibilità che, nella primavera del 2023, il candidato del centrodestra non sia più l’attuale primo cittadino. 

Quanto può essere realistica un’ipotesi del genere (al netto del fatto che i contatti ci sono stati comunque)? Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare la situazione politica del centrodestra in città. 

Senza Natalia

Il quadro politico che ha portato Natalia al governo della città nel 2018 è molto cambiato. Allora l’attuale cittadino aveva approfittato di una disgregazione del fronte progressista ed era stato in grado di utilizzare a proprio vantaggio alcuni temi caldi del dibattito cittadino. Uno per tutti, quello della Sanità.

Soprattutto, era riuscito a compattare le forze di tutto il centrodestra. Tutte circostanze che, oggi, a quattro anni di distanza, sono cambiate. Il fronte progressista, dopo un (lungo) momento di sbandamento, sembra essersi ripreso, portando avanti la strategia del Campo largo, che sembra diventare sempre più consistente. Un dato, quest’ultimo, confermato dal fatto che proprio poche ore fa è stato ufficializzato l’ingresso in coalizione dei 5 Stelle di Anagni. Che, dopo essere andati da soli nel 2018, entrano nel Campo Largo anagnino.

Mentre nel centrodestra, su diverse questioni, pesa il fatto che la maggioranza, al di là di una serie di annunci, non si è mostrata molto capace di mettere in pratica le cose dette.

Salto di qualità

Regione Lazio, l’Aula Consiliare. (Foto: Carlo Carino / Imagoeconomica)

Natalia, non è un mistero, accarezza da tempo l’idea di un salto di qualità. Che vuol dire, in soldoni, una candidatura alle Regionali o alle Politiche. Che dovrebbero tenersi entrambe nel 2023.

Al momento appare più probabile il primo orizzonte che il secondo: con 350 parlamentari in meno per via del Referendum sarà un miracolo per chiunque riuscire a trovare un posto con destinazione Montecitorio o Palazzo Madama. Anche la candidatura alle Regionali non sarebbe una passeggiata: cinque anni fa il seggio agli azzurri non è scattato e da allora le percentuali di Forza Italia si sono ulteriormente assottigliate.

Se l’ipotesi della candidatura dovesse concretizzarsi, Natalia potrebbe davvero pensare di passare la mano: la sua sarebbe un’uscita di scena onorevole. Il che spiegherebbe i movimenti di cui sopra. Oppure, come dice a voce bassa qualcuno in maggioranza, si potrebbe pensare ad una candidatura doppia, alle comunali ed alle Regionali; con la possibilità di optare, in caso di vittoria, in un secondo momento.

Un percorso, quest’ultimo, che assomiglierebbe molto a quello del suo mentore. L’augurio è che, ovviamente, la similitudine si fermi qui.

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