Gli attacchi alla Tav servono per difendere il fortino

Cosa c'è dietro gli attacchi al progetto dell'Alta Velocità? Mossi da chi nei mesi scorsi invece aveva lanciato il progetto. In apparenza è una banale battaglia di retrovia. Non è così. La mossa di Mario Abbruzzese e Riccardo Del brocco è molto più sottile

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Un incrocio tra Pippo Baudo e Pellizza da Volpedo da una parte; un richiamo ai feudi sovietici subito dopo l’abolizione della schiavitù da parte dello Zar Alessandro II dall’altro. E sullo sfondo un ETR 1000 che sfreccia veloce in una landa desolata. La questione delle nuove fermate Tav, tra categorie filosofiche e pretesti per riabilitare figure mitologiche della politica laziale come Angelo D’Ovidio o Peppino Paliotta ad uso e consumo di non precisate contee.

Sono giorni di subbuglio in provincia di Frosinone, dove la fine del lockdown ha riaperto vecchie ferite e riacceso antichi fuochi.

Il video di Mario

Mario Abbruzzese

Sono passati pochi minuti dalle 18 della prima alba di libertà dopo 54 giorni passati in clausura per il Covid-19. E Mario Abbruzzese, seduto alla sua scrivania, camicia bianca e cronometro accesso per evitare di essere troppo lungo, suona la sveglia a ciò che rimane i suoi aficionados.

L’argomento di fondo è la stazione Tav di Frosinone, sulla quale nei giorni scorsi c’era già stato un elevato dibattito: non sui ritorni economici che determinerà ma se fosse più a Supino o Ferentino.

Per Abbruzzese il tema è un altro: lo scippo fatto a tutto quel territorio che era al di là dello Stato Pontificio. Nove minuti e ventisei secondi che partono con una base solida: il progetto dell’alta velocità che si ferma in questa provincia è mio. Il presidente emerito (del Cosilam dopo esserlo stato del Consiglio regionale) Abbruzzese rivendica, come faceva Pippo Baudo per ogni presentatore emergente, la paternità di quell’idea. E lo fa agitando un foglio con il logo di Ferrovie dello Stato. “Sono stato io l’artefice della proposta dello studio di fattibilità per una stazione della TAV da realizzarsi tra Roccasecca e Cassino“. (leggi qui Prossima fermata Tav, Roccasecca: Ferrovie dicono «Ok, fate lo studio»).

Il foglio che agita è la lettera di convocazione al tavolo che doveva indicare il preciso punto di ubicazione dello scalo. In gioco c’era Roccasecca. Per Abbruzzese quello perpetrato qualche giorno fa “è uno scippo incredibile che non trova alcun conforto in un reale studio di fattibilità”. I toni poi si fanno più duri ed il consigliere comunale di Cassino parla senza mezzi termini di “marchetta di Battisti (amministratore di Ferrovie) a Zingaretti per una copertura politica“.

Accuse pesanti che Abbruzzese non ha timore di lanciare e che sono il preambolo alla chiamata alle armi.

Come Pellizza da Volpedo

Il Quarto Stato opera di Pellizza da Volpedo

Eccolo il Pellizza da Volpedo, colui il quale chiama il quarto stato alla riscossa nel celebre quadro che mostra i contadini, i braccianti, i proletari, le donne con i bimbi in braccio, mentre marciano verso l’affrancamento dalla schiavitù.

Mario Abbruzzese pennella con le parole. “Mi appello alla vostra forza e alla vostra ribellione” dice ai 1300 che hanno guardato il video. Ma non serve solo la gente. Servono “anche gli amministratori: sindaci, parlamentari e consiglieri regionali”. Su tutti il sindaco di Cassino Enzo Salera che, dice, “deve gettare la maschera e convocare la consulta dei sindaci del Lazio meridionale, per rilanciare lo studio di fattibilità” di quella fermata da ubicare nella porzione frusinate del Regno delle due Sicilie.

Il cuore del suo messaggio al Meridione della Provincia è racchiuso nei primi tre minuti e due secondi.

Ed i restanti sei minuti e ventiquattro? Più o meno le stesse cose. Infarcite però di politica estera (chiameremo anche i sindaci del molise, dell’alto casertano e del sud pontino); politiche infrastrutturali (dobbiamo fare come le stazioni di Afragola e Reggio Emilia); richiami alle figure della vecchia politica russa “dobbiamo mettere insieme tutte le intellighenzie” nel progetto di una associazione culturale PRO TAV. Ed infine le strategie commerciali con “il cassinate che è al centro di interessi fondamentali come il distretto dell’auto, del marmo e della nautica, con collegamenti straordinari con Molise e Campania”. 

La difesa del fortino

Mario Abbruzzese

C’è qualcosa che non quadra. Letto così, il discorso di Mario Abbruzzese sembra più un delirio senza senso pronunciato all’uscita dell’osteria mentre vengono chiuse le imposte a fine giornata.

Perchè Abbruzzese da un lato rivendica il suo ruolo nel lancio dell’idea di una stazione TAV in provincia di Frosinone, ma dall’altro si arrabbia perché verrà fatta 35 chilometri più a nord e per questo chiede ai cittadini di ribellarsi. Logica vorrebbe che Abbruzzese esultasse dicendo: ci avevo visto bene, tutti mi prendevate per matto quando vi dicevo che la fermata Tav si poteva fare anche in Provincia.

Non basta. Il vero punto incomprensibile di questo discorso è più avanti. Dopo tre minuti e pochi secondi Mario afferma che la scelta di una fermata in provincia di Frosinone “ci riempie di gioia“, dopo quattro minuti netti afferma che “nessuno è contro il progetto ma bisogna ripristinare le regole aziendali“. Aggiunge che “questa non è una guerra ma un riequilibrio”. Dopo nove minuti conclude dicendo che “siamo in Europa, dobbiamo ragionare da nazione, ma Viva Dio dobbiamo difendere un territorio”.

Mario Abbruzzese non esce dalle osterie, se beve vino lo regge bene; il suo non è il delirio di un politico a fine carriera. C’è una strategia politica precisa nel suo apparente non sense e nell’attacco ad un’opera che ha voluto. Abbruzzese così sta solo difendendo il fortino. Cioè il collegio elettorale di Cassino: quello nel quale nel 2013 è stato eletto senatore Marino Mastrangeli (M5S) e nel 2018 è diventata deputata Ilaria Fontana (M5S). Nessuno dei due ha brillato nella difesa di alcunché.

È chiaro che l’ex presidente del Consiglio Regionale del Lazio ora sta lanciando un messaggio agli elettori: non sta attaccando Ferrovie. Sta dicendo: l’unico che si è impegnato nella difesa di questo territorio sono stato io anche se non mi avete eletto parlamentare.

La Grande Ceccano

Riccardo Del Brocco

Ma quella di Mario Abbruzzese non è l’unica visione anacronistica di queste ore. Mal di pancia con velleità belliche si sono levati dalla Contea di Ceccano.

A renderli espliciti è Riccardo Del Brocco: l’uomo che ha compattato il centrodestra dopo il crollo dell’amministrazione cittadina.

Anche lui parte dalla Tav, ma per spiegare che serve la Grande Ceccano e non il Grande Frusinate. Che è il progetto sviluppato dall’Università di Tor Vergata su richiesta del presidente di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani. Uno studio in base al quale ci sarebbero enormi benefici se una decina di città intorno a Frosinone si unissero ed organizzassero i loro servizi come un unico Comune da centomila abitanti. Ottenendo enormi ritorni in materia di fondi europei.

Riccardo Del Brocco è contro. Al punto da chiamare con il nome Grande Ceccano la sua lista civica schierata per le prossime Comunali in città.

Battaglia di retroguardia

Il trento Etr a Frosinone

Parla della diatriba tra nord e sud della provincia come di una “battaglia di retroguardia travestita come madre di tutte le battaglie, una cosa inconcepibile per un giovane”. È anche una critica a Mario Abbruzzese ed alla sua battaglia per il Cassinate.

Poi il discorso curva, si inerpica in una serie di tornanti che richiedono un paio di marce da scalare. Del Brocco inizia a parlare di territorio penalizzato da Roma, parla di meriti e mette a confronto – citando il senatore Massimo Ruspandini – il Molise e la provincia di Frosinone sotto il punto di vista di rappresentanza politica. E’ qui che la strada diventa anche dissestata.

Perché della visione globale dell’inizio resta nulla. Del Brocco chiede di puntare sulle province, perché sta cadendo il mito delle regioni e dell’Europa. A questo ci appiccica il fatto che il grande capoluogo è il mostro che spaccherà la provincia, non la TAV. La Grande Ceccano invece è un richiamo all’unione tra province, per combattere quella capitale grassa e matrigna che deve diventare città Stato come Parigi o Londra.

Un concetto antico come Paliotta e D’Ovidio che per decenni ne hanno fatto una battaglia, ma di avanguardia seppure rimasta senza risultati.

Cosa si e cosa no

Riccardo Del Brocco e Pasquale Ciacciarelli

Quindi ricapitolando: il grande capoluogo non serve, ma la Tav sì; la divisione tra nord e sud della provincia non serve, ma la divisione tra Roma e le province sì; Roma così com’è non ci serve, ma se ci fate eleggere sei consiglieri regionali piuttosto che quattro diventa la locomotiva delle province del Lazio.

Alla fine, solo alla fine del post, si legge il messaggio politico. Sì, perché Del Brocco parla di qualche sprovveduto che suddivide la provincia tra nord e sud. Ce l’ha con il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli con il quale ha lavorato gomito a gomito prima che passasse alla Lega.

Eccolo allora il vero scopo: puntellare la campagna per le Comunali. E cominciare a dire a Ciacciarelli che nelle prossime Regionali i suoi voti può scordarseli; anzi potrebbero essere avversari.

Sia quella di Mario Abbruzzese che quella di Riccardo Del Brocco è una guerra tutta interna, ancor più limitata di quella tra settentrione e meridione di un puntino minuscolo. Dialettica politica, niente di più. Forse bastavano un po’ meno preamboli ed un po’ meno caciara per esprimere un concetto molto, troppo chiaro.

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