Gli Eracle dell’imprenditoria che la Ciociaria dimentica

Le molteplici intuizioni di Francesco Borgomeo, l’eccellenza di Maurizio Stirpe, la solidità di Giovanni Turriziani, l’unicità di Genesio Rocca, il coraggio di Marcello Pigliacelli. Un patrimonio che in questo territorio viene tenuto ai margini da invidie, apatia e incapacità di fare squadra. Con la politica che si è dimenticata che il suo ruolo è quello di legiferare.

Il sistema industriale della provincia di Frosinone ha delle eccellenze di livello internazionale. Il problema non è soltanto l’assenza di un sistema nel quale farle crescere insieme, ma anche l’isolamento nel quale il territorio viene a trovarsi da un punto di vista normativo oltre che politico. Alcuni esempi serviranno a comprendere meglio di cosa stiamo parlando.

Se Francesco Borgomeo avesse fatto in Lombardia, in Veneto o in Piemonte quello che ha fatto dalle nostre parti negli ultimi tre anni, lo avrebbero perlomeno “coccolato”. È un imprenditore che nulla ha preteso dal territorio, non è venuto chiedendo soldi, non ha avanzato ricatti sbattendo i posti di lavoro sul piatto della bilancia per reclamare un contrappeso ambientale sull’altro piatto. Ha chiesto solo il rispetto delle regole e dei tempi, mettendolo nero su bianco negli accordi sottoscritti al Ministero.

Francesco Borgomeo con il sottosegretario Ivan Scalfarotto ed i partner cinesi

Parliamo di un imprenditore che non doveva dimostrare nulla e che invece con la conversione dell’ex Marazzi Sud in Saxa Gres e con il salvataggio dell’Ideal Standard trasformata nella Grestone ha guadagnato la ribalta nazionale. Venendo citato come esempio dall’allora premier Matteo Renzi e dal segretario nazionale Dem Nicola Zingaretti, ricevendo in fabbrica le visite dei ministri Carlo Calenda (ad Anagni) e Luigi Di Maio (a Gualdo Tadino), dialogando amabilmente con l’anima governativa della Lega Giancarlo Giorgetti. Probabilmente nell’invidia generale.

Adesso però Francesco Borgomeo è andato oltre, raggiungendo un accordo di respiro internazionale con un investimento di 30 milioni di euro sulla Via della Seta. Cioè con la Cina. Che gli ha spalancato le porte. E le vetrine di 4mila punti vendita in tutto lo sterminato Paese asiatico. Ha comprato qualità dalla Cina ed è riuscito a vendere qualità ai cinesi. Roba da standing ovation. Capace di ribaltare gli attuali paradigmi.

Dell’unica cosa che aveva chiesto, mettendola nero su bianco, ancora poche tracce: i tempi che aveva chiesto di rispettare in maniera rigorosa sono invece diventati italicamente labili.

Lasciati soli

Uno degli impianti di rigenerazione Itelyum

È la stessa realtà con la quale si sono dovute confrontare realtà che lavorano silenziosamente sul territorio. Come la Itelyum che sta a cavallo tra Frosinone e Ceccano: prende olio esausto e lo rigenera, una specie di Re Mida (il sovrano che trasformava in oro tutto ciò che toccava) che prende reflui chimici e li converte in solventi puri. È la somma di Viscolube, Bitolea e tutte le partecipate.

Una realtà di eccellenza nazionale. Che non chiede nulla se non regole chiare e certe.

Così come Novamont e la sua plastica che nasce da molecole vegetali, all’interno di una delle tante fabbriche bollite dell’area industriale a ridosso di Frosinone. Presa, convertita, rigenerata: nei giorni scorsi è stata protagonista nella fiera di Dusseldorf dove è stato annunciato l’aumento della produzione nell’impianto di Patrica.

Novamont come Itelyum, come Saxa Gres e Grestone, unite da un denominatore comune: sono imprese che operano nel campo della Circular economy. Alle quali nessuno si è posto il problema di domandare se occorresse un provvedimento capace di migliorare la loro capacità produttiva.

Se uno della sterminata sequela di parlamentari eletti sul territorio della provincia di Frosinone si fosse degnato di chiederglielo, non si sarebbe sentito rispondere con una richiesta di denaro o contributi statali; bensì con una richiesta di leggi chiare, con tempi certi, ruoli ben definiti, controlli a tutela dell’Ambiente affidati ad un protocollo semplice e di facile applicazione.

Innovatori silenziosi

Genesio Rocca, amministratore della Gemar

Stesso ragionamento vale per un altro colosso silenzioso presente sul territorio: la Gemar è uno dei principali player mondiali nel campo dei palloncini. In pieno deliro Plastic Free qualcuno si è posto il problema delle centinaia di posti finora garantiti dai suoi stabilimenti in provincia di Frosinone? La risposta è no.

Solo lo spessore di un imprenditore come Genesio Rocca ha evitato il disastro: calendario alla mano ha spostato in anticipo tutte le scadenze fissate dalle nuove norme europee e mondiali, messo sotto pressione i suoi laboratori, fatto individuare materie prime nuove e bio che rispondano a tutte le più rigide regole ambientali che entreranno in vigore tra un paio di anni.

Ma qualcuno si è posto la domanda se l’impresa abbia rischiato di perdere la sua posizione di predominio mondiale e scivolare ad una dimensione più continentale o nazionale? Qualcuno si è chiesto se il testo delle norme che si andavano ad approvare avesse delle irragionevolezze, dettate dalla furia ideologica del momento? Anche in questo caso la risposta è no.

E anche riformatori

Giovanni Turriziani

Poi c’è chi pensa a rinnovare anche il territorio. Dotandolo di un assetto più efficace. Come ha fatto Giovanni Turriziani, numero uno di Unindustria Frosinone. Ha messo a disposizione del territorio un progetto avveniristico come il Grande Capoluogo, la creazione di una grande città con oltre 100mila abitanti capace di ottimizzare i servizi e ridurre i costi degli enti locali. Prevedendo una gestione associata di servizi fondamentali come il trasporto pubblico. O il contrasto all’inquinamento. Ma la politica non se ne cura.

C’è un imprenditore anche dietro al progetto per un ente camerale unico del Basso Lazio (Frosinone e Latina). Che sarebbe l’ottava realtà nazionale, unendo le eccellenze dei due territori. Nessuno sta rispondendo a Marcello Pigliacelli. Non dalla Regione, non dal suo stesso mondo associativo.

Impalpabili

Sono due i problemi maggiori. Il primo è l’assoluta impalpabilità della classe politica di questo territorio. I parlamentari sono legislatori: si sono posti il problema di prevedere emendamenti e norme specifiche nella finanziaria per salvaguardare le industrie di questo territorio? Per garantire eccellenze come quelle della circular economy o quelle sulla linea del fronte con le norme sul Plastic Free?

Non lo hanno fatto. Come non hanno fatto nulla per blindare lo stabilimento Fca di Piedimonte San Germano. Specialmente quando fu istituito il famigerato eco bonus. Accanto all’impalpabilità della politica si registrano invidie, apatie e una sostanziale vocazione a non fare davvero mai squadra.

Le eccellenze ci sono. Qualcuno ha mai pensato che creare condizioni migliori? Avrebbero conseguenze positive per tutti. Nell’intera provincia.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright