Gli invincibili, noi gente comune (Il caffè di Monia)

Siamo noi gente comune, gli invincibili della vita quotidiana. Con i nostri difetti, i nostri limiti, i nostro sogni e le nostre paure. E con il nostro modo di affrontarli. Che rende tutto normale

Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Gli anni finiscono, gli anni iniziano. Alcuni sperano che qualcosa cambi seguendo i foglietti che si staccano dal calendario. Altri sanno che indossano la propria condanna come un vestito fatto su misura. Ogni giorno è un prestito a termine, e non resta che attendere il successivo sperando che, ancora una volta, l’oro della notte riesca a declinarsi fino alla luce del mattino.

Chiamateci invincibili e non perchè non possiamo essere sconfitti. Anzi ogni giorno sentiamo riecheggiare i passi della resa dei conti. Siamo invincibili perchè sappiamo arrivare a piedi all’appuntamento che, prima o poi, arriva per tutti, senza farsi aspettare e con il viso disteso, le mani in tasca e il sorriso di chi sa che ha tracciato il suo solco.

Siamo invincibili perchè preferiamo osservarli dal basso, ci sembra di sciuparli di meno i nostri sogni, di coglierne il profumo vero, quello che nessuno potrà mai descrivere o inficiare. Abbiamo creato situazioni che non sappiamo gestire semplicemente perchè non possiamo farlo.

Siamo invincibili perchè abbiamo le mani grosse e ruvide, una casa gialla con tre rampe di scale, un ciliegio con i rami alti e secchi, una macchina grigia tutta ammaccata, la tv accesa con la voce abbassata, un piccolo prato fiorito, un paio di scarpe alte con la suola di gomma, un ombrello che si apre premendo un bottone, un quaderno con le bandiere degli stati d’Europa, una bottiglia di cognac che non abbiamo ancora aperto, sonniferi a sufficienza se dovessero servire, una foto dove sorridiamo, delle cicatrici, una stanza con un divano rosso, un balcone che dà sulle montagne, una madre che ci chiama ogni sera, una cartolina con un bacio stampato col rossetto, un padre, un lavoro inutile, una radio a pile, un martello che batte forte e sul manico porta scritto il nostro nome, un telefono che non squilla mai, dei fogli di carta con una lista di cose da fare, una cassetta della posta, un fazzoletto piegato nella tasca sinistra, una scatola di legno scuro, un giubbotto che puzza di cuoio, degli album con le farfalle, occhiali di scorta sempre con noi, dei libri che non apriamo più, un ipad col vetro spaccato, un cappello di paglia troppo stretto, il conto di un ristorante con la data di un 13 aprile di tanti anni fa, un orologio che aggiusta l’orario da solo, due portafogli pieni di carte, qualche ricordo, abbastanza capelli, una cintura di pelle con i buchi aggiunti, una quieta rassegnazione e notti brevi che separano lunghi giorni pallidi di silenzio e muti di emozione.

Siamo invincibili. “Così egli scacciò l’uomo; e pose ad oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita” (Genesi 3:24).

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