Gli sherpa Pd-M5S tornano in campo: per tessere l’alleanza sulle Regionali

Foto © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Il dibattito per costruire un'alleanza anche alle Regionali tra M5S e Pd. Tornano in campo le truppe che hanno creato il Conte 2. Roberta Lombardi a Repubblica "Se ne può trattare ma non ci fondiamo"

Gli sherpa sono tornati al lavoro. Stanno tessendo un’alleanza più fitta. Puntano sulle prossime Regionali e su un patto che metta insieme ancora una volta Pd e M5S come è già avvenuto per la creazione del nuovo governo Conte 2.

Il dialogo tra ‘i due grandi avversari‘ è iniziato in Regione Lazio. Tra il Governatore Nicola Zingaretti e la capogruppo grillina Roberta Lombardi: nel rispetto dei ruoli, da un lato per tenere in piedi un governo regionale nato senza maggioranza, dall’altro per realizzare i punti del programma a 5 Stelle stando all’opposizione. Quel dialogo ha dimostrato che una linea di collaborazione era possibile.

Roberta Lombardi © Paola Onofri, Imagoeconomica

Ora c’è il tema delle Regionali. I numeri della scorsa tornata hanno detto che tra i due litiganti gode sempre il terzo: nei mesi immediatamente dopo lo tsunami politico del marzo 2018 il Pd ha tenuto, il 5 Stelle è sceso, la Lega ha fatto asso pigliatutto perché alle Regionali vince chi prende anche un solo voto più degli altri.

Ma nel mondo grillino non tutti hanno capito la portata della rivoluzione che loro stessi hanno innescato. Facendo saltare lo schema Destra – Sinistra i poli si sono frantumati e riaggregati. Ora la contrapposizione è tra Sovranisti e Democratici, tra Europeisiti Riformisti e Anti Europeisti.

Una rivoluzione troppo rapida. Troppo radicale. Su questo si arroccano molte delle perplessità e delle contrarietà a 5 Stelle ad un’alleanza organica anche alle prossime Regionali. In alcuni casi una ragione politica c’è: il M5S in alcuni territori è nato come MoVimento contrario al Potere incarnato dal Pd (e spesso incrostato nel Pd). Difficile ora finire insieme, con due liste, a sostegno di un unico presidente.

Dario Franceschini e Nicola Zingaretti

La proposta lanciata ieri dal ministro Dario Franceschini con un’intervista a Repubblica, nelle ore scorse ha ricevuto l’appoggio politico del Segretario Nazionale Nicola Zingaretti. Nel Movimento 5 Stelle una parte è a favore: la stessa che ha favorito il dialogo in Regione Lazio e poi a Palazzo Chigi. È sempre Repubblica a veicolare il messaggio di apertura. Con un’intervista di Annalisa Cuzzocrea a Roberta Lombardi in edicola questa mattina.

Se ne può parlare” dice la dirigente grillina di fronte alla proposta di alleanza alle Regionali lanciata da Dario Franceschini su un possibile fronte alle prossime elezioni in Umbria, Emilia Romagna, Calabria. “Ma non ci scioglieremo nel Pd. Questo dev’essere chiaro“.

Ha senso creare un fronte anti-Lega anche a livello regionale?
“I cittadini non vogliono assistere a una partita di Risiko. Se si tratta di mettere i nostri carrarmatini contro quelli del centrodestra per pura strategia dico no. Ma se in questi mesi di governo nazionale si trova un modo di lavorare insieme, se si comincia a realizzare il programma tracciato da Conte e il Pd si apre ai giovani, che non sono quelli cresciuti nelle segreterie di partito, ma forze fresche, vitali, innovative, allora se ne può parlare”.

Roberta Lombardi

Pochi in queste settimane hanno riconosciuto a Roberta Lombardi il ruolo avuto nel costruire il dialogo con il Pd. Un lavoro fatto a fari spenti, attraverso il confronto portato avanti dal vice presidente della Regione Lazio Daniele Leodori, il presidente del Consiglio Regionale Mauro Buschini, il Capo di Gabinetto Albino Ruberti. Tutti fedelissimi del Governatore.

Lei è stata la prima a lanciare l’idea di questo governo. Chi oggi è ministro glielo ha riconosciuto?
“La mia gratificazione più grande è stata trovarmi d’accordo con Beppe Grillo, perché significa che sei anni di palazzo non mi hanno cambiata. Abbiamo detto le stesse cose sul fatto che non bisognasse andare al voto per far contento Salvini, che servisse un accordo progressista su un’idea di Paese. Poi sulla necessità che il premier fosse ancora Conte e che nel governo non ci fossero nomi divisivi e impuntature sulle poltrone”.

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