Gli ultimi saranno ultimi. E soprattutto irrilevanti (di C. Trento)

I numeri che emergono dalle dichiarazioni dei redditi parlano chiaro: siamo più poveri, sempre meno a lavorare, sviluppiamo meno ricchezza. Perché siamo troppo piccoli. Ma continuiamo a dire no ai progetti con cui crescere. Non arrivano proposte. Solo elezioni.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Attaccati inutilmente al campanile

Continuano a scendere i redditi in provincia di Frosinone. Lo si evince dall’analisi dei modelli 730 presentati lo scorso anno. Si va da un reddito imponibile pro capite di 19.999 euro a Frosinone ai 9.297 euro a San Biagio Saracinisco. La media nazionale è di 20.670 euro.

Ma c’è un altro elemento che balza agli occhi: a Frosinone i contribuenti sono 29.870. A Latina 87.295, a Viterbo 46.262, a Rieti 33.198. Senza considerare il numero di Roma: 1.947.349. Significa che nel capoluogo ciociaro ci sono meno persone che lavorano e che presentano la dichiarazione dei redditi, oltre che meno residenti. E questo vuol dire meno tasse, meno contributi, meno tutto.

D’altronde il mancato sviluppo di Frosinone va avanti da decenni e mai si è arrivati, neppure lontanamente, a quei centomila abitanti che qualcuno aveva tratteggiato nei piani regolatori. È un problema di “attrattività” del territorio: il capoluogo dappertutto mette in moto un effetto traino. Qui no.

Quando nei mesi scorsi Unindustria ha presentato il progetto di un Grande Capoluogo, la reazione generale da parte degli amministratori è stata quella della diffidenza. Per difendere una visione campanilistica che però non ha più ragione di esistere. Una realtà di 150.000 abitanti ha maggiori possibilità di attrarre finanziamenti, di condividere progetti e servizi.

È uno dei temi che dovrebbe stare in cima alla lista delle priorità. Anche perché nessuna lezione è stata appresa dalle occasioni svanite in questi anni. Amazon era interessata ad aprire un polo logistico in Ciociaria. Poi ha scelto Rieti. Senza che nessuno in questo territorio facesse autocritica. Si continua a parlare di collegamento ferroviario veloce tra Frosinone e Roma. Ma solo a parlare. Come successe per l’Interporto e perfino per l’idea di uno scalo aeroportuale civile. Per. il ragionamento vale ad ogni livello. Anche per il Dea di secondo livello dell’ospedale di Frosinone, del quale si parla (e basta) da molti anni. Mentre è stato riconosciuto a Latina. Quello che non si riesce a capire è che insistere in ragionamenti sofistici non porta da nessuna parte. Se non a perdere continuamente occasioni, che altri colgono. Occupando spazi che la Ciociaria si sogna. E che anzi continua a perdere.

Il termometro del reddito di cittadinanza

In Ciociaria sono oltre 2.500 le domande presentate per accedere a questa forma di sostegno economico. Le richieste più numerose sono quelle che provengono dalla fascia di età compresa tra i 40 e i 60 anni. Al di là di quelli che sono i requisiti per poter accedere e perfino del giudizio che ognuno può avere del provvedimento, resta il fatto che ci sono tante persone che non hanno reddito e che quindi chiedono un contributo allo Stato.

Pure questo dato va nella direzione di una provincia che arranca, nella quale è difficile trovare un lavoro e rientrare nel circuito produttivo una volta che si è stati espulsi. Perché, oltre a chi non ha un’occupazione, le offerte lavorative per chi usufruirà del reddito di cittadinanza verranno fatte anche a chi rientra nella categoria dei cosiddetti working poor. Vale a dire poveri ma non disoccupati.

Un altro tema caldo dei nostri tempi e del nostro territorio: si hanno difficolt. a “campare” perfino lavorando. A causa di stipendi troppo bassi di fronte alle esigenze della vita quotidiana: le tasse, i mutui, le bollette, le risorse per i figli. Per non parlare dei soldi necessari per curarsi. In generale si allarga la fascia del precariato.

Le Camere di Commercio restano due

La Camera di Commercio del Basso Lazio è un’idea quasi tramontata. Nessun accorpamento tra Latina e Frosinone. I tribunali amministrativi, con riferimento ad altre realtà, hanno inviato gli atti alla Corte Costituzionale, affinché si pronunci sulla riforma. Indipendentemente da questo, però, in tanto hanno tirato un sospiro di sollievo. Nelle associazioni di categoria soprattutto. Perché alla fine, anche in questo caso, l’importante è difendere i propri spazi, mantenere in un certo senso le posizioni sul campo.

In questi mesi non si è mai davvero avviata una riflessione sulla governance di un ente che sarebbe stato l’ottavo in Italia. Il che avrebbe significato ben altro “peso” ai tavoli regionali e nazionali. Alla fine la prospettiva è sempre la stessa: non mettere in discussione nulla, lasciare tutto esattamente come è. Con il risultato che questo territorio è condannato all’irrilevanza. In ogni settore. Con una classe dirigente che non assume iniziative. E che, quando lo fa, si muove comunque su un terreno di straordinaria confusione.

E la politica che fa? Impegnatissima nelle solite elezioni

Tra una settimana si rivota per le Provinciali. Stavolta tocca ai consiglieri, mentre ad ottobre fu la volta del presidente. Una competizione tra addetti ai lavori, che nessuno però può permettersi di perdere. Perché le elezioni dell’ente di secondo livello, parametrate sul voto ponderato, sono diventate una formidabile stanza di compensazione per mantenere equilibri e definire rapporti di forza. In vista delle Politiche e delle Regionali.

Mentre per le Europee, che si terranno il 26 maggio, il discorso è diverso ma costantemente al ribasso: nessun ciociaro sarà in corsa per essere eletto. I big locali dovranno accontentarsi di fare i gregari, di portare l’acqua con le orecchie. Per restare nell’orbita che conta quando si dovranno definire le candidature alla Camera e al Senato. E alla Regione. Perché di questo si tratta, inutile girarci troppo intorno.

Sempre il 26 maggio ci saranno le elezioni comunali in 39 centri della provincia di Frosinone. Tra i quali Cassino, dove più che la battaglia politica infuriano le polemiche. Interne ed esterne ai Partiti e nelle coalizioni. Con il Partito Democratico che ha optato per le primarie con l’obiettivo di evitare spaccature, opzioni aventiniane e disimpegno. Ma sarà proprio cos.?

Lo si saprà dopo le primarie naturalmente. Mentre nel centrodestra si fa fatica a comprendere quale sarà alla fine la strada maestra. La sensazione . che si continui a ragionare come se Carlo Maria D’Alessandro non fosse stato sfiduciato. Come se cioè si fosse costantemente nella fase della “guerriglia” in stile Vietnam. Per ricostruire la coalizione bisognerebbe prima prendere atto che si è rotta.

Sicuri che davvero qualcuno se ne sia accorto?

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