Governare? No, la politica vuole solo la campagna elettorale

Elezioni comunali alle porte. Necessità di amministrare il territorio. Ma tutti preferiscono mettere all'angolo avversari e alleati. Da Anagni a Ferentino, passando per Cassino

Milena Gabanelli l’ha messa così: “Il peggior difetto della classe politica italiana? Penso che il Paese non sia affar proprio”. A significare che il governo della cosa pubblica viene dopo le tattiche, le strategie e le rese dei conti di una perenne campagna elettorale.

Le elezioni politiche e regionali del 4 marzo sono già state archiviate, a distanza di due mesi non c’è uno straccio di governo, bisogna approvare il bilancio e trovare 12,5 miliardi di euro (altrimenti l’Europa chiederà il conto in autunno) e si continua a ragionare come se non fosse successo niente. Senza la consapevolezza di una condivisione necessaria al Paese.

Matteo Salvini non molla Silvio Berlusconi e il centrodestra chiede un governo di minoranza (sic). Luigi Di Maio ha visto bruscamente chiudersi i due forni (con la Lega e con il Pd) e ora chiede elezioni anticipate a giugno senza sapere che è impossibile perché gli italiani all’estero non potrebbero votare. Non ci sono i tempi (sic sic).

Silvio Berlusconi ragiona come se avesse ancora il 40% mentre invece ha il 14% (sic sic sic). Matteo Renzi va avanti come se il Pd non avesse perso 6 milioni di voti e come se la sua strategia non avesse portato alle Caporetto del referendum costituzionale e del voto del 4 marzo (sic sic sic sic). In questo clima nessuno pensa al Paese.

In provincia di Frosinone la situazione non è affatto diversa. Prendiamo i Comuni. Ad Anagni si torna al voto per via delle dimissioni di massa che hanno regolato i conti interni alla maggioranza, mettendo fine all’esperienza di Fausto Bassetta. A Fiuggi la precedente esperienza è stata caratterizzata da colpi bassi, polemiche e solite grandi manovre.

Al Comune di Cassino in passato le dimissioni di massa hanno messo fine a diverse Amministrazioni. In questo momento il sindaco Carlo Maria D’Alessandro sta cercando di mostrare i muscoli, ma dietro di lui si vede benissimo la contesa tra Mario Abbruzzese (Forza Italia) da una parte e la Lega di Francesco Zicchieri e Fratelli d’Italia di Massimo Ruspandini dall’altra. Con lo schema solito di posizioni differenti tra i consiglieri comunali e i partiti di appartenenza (è il caso di Fratelli d’Italia). In passato anche centri come Frosinone e Ceccano hanno conosciuto interruzioni anticipate della consiliatura. A dimostrazione che nulla è cambiato e cambierà.

In Italia i politici sono bravi a fare campagna elettorale, meno a governare. Altrimenti il Paese non starebbe in queste condizioni. Il 10 giugno ci saranno le elezioni comunali in 15 Comuni, tra i quali Ferentino, Anagni e Fiuggi. Ma nessuno ne parla, nessuno mette sul tavolo programmi ed idee.

Le elezioni per la presidenza della Provincia di Latina hanno guadagnato la ribalta nazionale perché c’è stata un’intesa tra Pd e Forza Italia. Ma perché nel 2014 a Frosinone cosa successe? Successe che Antonio Pompeo (Pd), sostenuto dal senatore Francesco Scalia, fece un’intesa prima con gli allora alfaniani guidati da Alfredo Pallone (cena di metà agosto presso il ristorante Bassetto) e poi con Forza Italia di Mario Abbruzzese, che, dopo aver detto no alla candidatura di Giuseppe Patrizi, mollò l’altro Pd, quello di Francesco De Angelis, per sostenete Pompeo. In fondo pure il referendum costituzionale del dicembre 2016 vide tutti insieme contro Renzi: Berlusconi, Grillo, D’Alema.

In Italia e in provincia di Frosinone in politica si agisce “contro” e se qualche Amministrazione va sacrificata, nessuno se ne cura più di tanto.
L’importante è far perdere l’avversario. Ancora meglio poi se si sconfigge l’alleato o il compagno di partito.

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