Governo parolaio e Regioni operaie. E il gap è la crisi economica del dopo Covid

Il governo che mette le bandierine sulle mappe e le Regioni che scendono in trincea. Il dopo Covid secondo Francesco Borgomeo è un tracollo economico annunciato. Evitabile solo con la praticità che oggi manca a Palazzo Chigi. Staccato dai governatori virtuosi.

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Se Governo centrale e Regioni avessero potuto contare sul ‘dopo partita’ nel match contro il Covid non ci sarebbe stato appello. Il Governo quella partita l’ha persa. Nettamente. È l’Italia giolittina dei notabili che sopravvive alle sue sconfitte e si rigenera nei secoli. «Vedo la differenza tra le Regioni ed il Governo centrale. Le prime più dinamiche e vicine al territorio, hanno reagito bene. Hanno fatto il possibile per aiutare e sostenere aziende e lavoratori. Il Governo centrale è lontano, fermo: dall’Inps, al fisco, alle banche. È tutto difficile e farraginoso. Poi il blocco della giustizia che è tra le principali piaghe delle imprese. Un blocco che crea e creerà altri gravissimi ritardi e problemi» .

Francesco Borgomeo nello stabilimento Saxa Gres. Foto: Igor Todisco

Francesco Borgomeo lo conosce benissimo, il distinguo fra i governi territoriali e quello centrale. Ed è proprio per questo che il presidente del gruppo Saxa Gres non ha avuto remore sul quotidiano Il Tempo a disegnare il suo quadro del dopo Covid italiano. Quadro che è un dito puntato contro le politiche parolaie del vertice esecutivo. A cui contrappone la reattività quasi sfacciata di alcune amministrazioni regionali.

Gli Stati Generali? Un rito barocco

In tema di politiche logorroiche di Palazzo Chigi, Borgomeo va oltre. Punta il dito contro l’abbaglio degli intenti proclamati ma per il solo gusto di enunciarli. Come ad esempio gli Stati Generali dell’Economia, che lui vede come un «rito barocco». Un rito che non tiene conto di urgenza e concretezza.

Questo mentre la Regione Lazio ha varato invece una batteria di iniziative a sostegno concreto senza eguali. E che proprio in questi giorni, ad esempio, sta vedendo i beneficiari del bonus disoccupati vedersi accreditare le somme sugli Iban. Senza però dimenticare il sostegno all’impresa e le iniziative a puntello di chi vive con la partita Iva. Lo dimostra il piano monstre delle opere pubbliche presentato qualche giorno fa in Pisana.

I tre step del tracollo finale

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Perché Borgomeo dubbi non ne ha. Se non si cambia rotta on fretta, il tracollo arriverà e farà male. Arriverà sull’onda della fine della cassa integrazione. A puntellare la catastrofe ci si metteranno anche il calendario fiscale e il ritorno della possibilità di licenziare.

È una possibilità che molti imprenditori coglieranno non come usta malevola, ma spesso come unica soluzione ai conti prosciugati ed ai magazzini pieni. È un cocktail micidiale, a shakerare il quale verrà fuori il nuovo veleno dell’Italia dopo Covid, quello per il quale non c’è vaccino. Opinione diffusa tra gli imprenditori: nei giorni scorsi un allarme analogo lo aveva lanciato il presidente della Piccola Industria di Unindustria. (leggi qui Migliaia di licenziamenti in arrivo: «Settembre è il mese della verità»).

A colpire però ora il contrasto in maniera sfacciata con l’azione incisiva dei governatorati regionali. Molti di loro sono stati più sul pezzo in tema di crisi economica innescata da Covid.

Borgomeo è rappresentate di quell’Italia «che vive di reddito autonomo». E che ha «un’attività piccola o grande di cui è responsabile diretta. Che sente cioè anche la responsabilità dei propri dipendenti. Lavoratori che a loro volta capiscono il rischio e la precarietà della loro situazione economica e quella della loro famiglia».

Chi governa e chi produce

Francesco Borgomeo

Manicheo quanto serve, il patron di Saxa Gres non ha dubbi.

«Chi governa e fa politica vive nella prima Italia, è circondato da persone che hanno reddito pubblico (…). In sostanza non ha percepito cosa stava accadendo all’Italia del lavoro privato ed autonomo».

Lui è stato il primo a dare l’esempio, tagliandosi lo stipendio del 50%. Inoltre facendo il nocchiero che annuncia tempesta, non l’angelo bugiardo che addita riscosse imminenti. Perché è uomo d’azione, per questo dà un valore assoluto a velocità e concretezza.

Ad esse e a chi se ne fa testimonial in economia attiva, come le banche territoriali.

Le banche territoriali, meno male che ci sono

Vincenzo e Donato Formisano, vice e presidente della Banca Popolare del Cassinate

Con una delle quali, in territorio di Cassino, ha fatto accordi. «Meno male che ci sono ancora le banche di territorio. Quello che non è chiaro a chi vive chiuso dentro il Palazzo, è che siamo in piena crisi ed emergenza. Quella sanitaria, grazie a Dio, non c’è più. Tuttavia quella economica e sociale è nel periodo acuto, e si protrarrà per i prossimi mesi, quando arriverà il tracollo, determinato da tre mosse. Fine della Cassa Integrazione, fine del periodo di blocco dei licenziamenti, concentrazione delle scadenze fiscali. Scacco matto».

«Ad uno tsunami del genere, o ci si preparava per tempo, mesi fa, con azioni, non proposte, azioni, o oggi, incontrarsi per parlare, rischia di allontanare ancora di più il Paese reale dal Palazzo».

Mes, titoli, Ateco: non è difficile

I sampietrini nella linea di produzione della Grestone di Roccasecca prima della colorazione

Un Palazzo che secondo Borgomeo ha i “vetri insonorizzati”. E che non capisce che l’emergenza battezza un solo mantra: la velocità dell’azione che molte regioni hanno colto. E che non è la pedanteria dell’enunciazione, che invece il governo ha elevato a massimo sistema.

«Ora serve prendere i soldi del Mes, del Recovery fund, di qualunque altra fonte. Serve una emissione straordinaria di titoli dello Stato, e serve rigirarli subito questi soldi al Paese reale. Usando i codici Ateco e le banche dati dell’Agenzia delle entrate. Ci vogliono due click e si vede subito chi ha bisogno di liquidità. In parte a fondo perduto (poco ma subito) ed in parte come finanziamento a lungo termine, a 10 anni».

Il tempo è tutto, caro Conte ascolta

Giuseppe Conte

Il rovello di Borgomeo è sempre quello. Sul dopo Covid le regioni virtuose hanno vinto il derby dell’efficacia con il governo centrale per tre a zero. Questo già nel primo tempo, senza episodi da Var.

«Ha ragione il Presidente di Confindustria Bonomi, manca la conoscenza dei problemi reali, purtroppo».

Poi l’allungo al premier, didattico e micidiale. «Al Presidente direi che prima di parlare bisognava ascoltare. E che ora è il tempo del fare. Gli Stati Generali rischiano di essere un rito barocco, fuori dal tempo. Ed il tempo oggi è tutto». Anche il tempo che si chiama sul ring quando si incassa un diretto forte. Come quello che Francesco Borgomeo, con i guantoni della lungimiranza operosa ben calzati, ha menato a Palazzo Chigi.

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